La `fregatura’ degli studi classici

Esilarante pezzo di Phastidio.net riferito a Carige, ma che potrebbe a pieno titolo essere  riferito a VenetoBanca, alla PopVi, a Bpm, al Banco, alle lillipuziane BCC e a tutti quelli che incolpano i burocrati della BCE di essere ciechi di fronte alle specificità italiane, che fingono di non sapere che gli obblighi comunitari in tema di fondi propri datano da circa trent’anni, che non sanno che i fondi propri aumentano soprattutto in forza della non distribuzione di dividendi, che oggi chiedono e ottengono benedizioni governative `a babbo morto’ e ai paludati  sé dicenti banchieri che hanno rapinato il popolo negli ultimi decenni e che hanno condotto al dissesto molte banche.

Eppure Raffaele Mattioli – grande banchiere del 900 (Comit), custode dei Quaderni di Gramsci – era pure un cultore degli studi classici.

 

 

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Valuation and common sense

Segnalo questo interessante lavoro di Pablo Fernandez (prof. di Finanza presso lo IESE, Madrid) intitolato Valuation and Common Sense giunto alla 4° edizione.

Il lavoro discute i quattro gruppi di criteri di valutazione maggiormente utilizzati: le analisi di bilancio, le analisi del conto economico, le analisi miste e quelle fondate sull’analisi del DCF. Nonostante le analisi del DCF siano considerate concettualmente corrette, l’Autore si sofferma sulle altre utilizzate ancora di frequente nonostante vengano considerate maggiormente approssimative.

Dopo avere presentato un caso aziendale per descrivere una valutazione del tipo break-up value, l’Autore elenca i più comuni errori di valutazione riscontrati in oltre un migliaio di valutazioni che ha potuto consultare in qualità di consulente e di docente.

Il lavoro si presta ad essere liberamente utilizzato da chiunque (ovviamente purché se ne citi la fonte) e vi è anche la possibilità di scaricare e di utilizzare ognuno dei 39 capitoli di cui si compone.

 

Londra, 1 sett. 2014: multiculturalismo.

Londra 1 settembre 2014.

1.

Iniziano le scuole anche in UK come in Italia: nei giornali italiani si plaude alla re-introduzione nella scuola pubblica di due insegnamenti “umanistici” (Geografia e Storia dell’Arte); in quelli londinesi si plaude all’introduzione ex-novo, nelle scuole elementari e medie pubbliche, di due insegnamenti ‘scientifici” (Coding e Financial numeracy), cioè programmazione via computer e calcoli finanziari. Col primo si cercherà di spiegare cosa accade quando si schiaccia un tasto sulla tastiera di un computer invece che su una macchina per scrivere; col secondo si cercherà di spiegare la differenza fra tasso di interesse semplice e composto, cosa costa una carta di credito, ecc.

È evidente che si è in presenza di due scelte strategiche molto diverse: la prima, rivolta al passato; la seconda, al futuro.

Premesso che tutti gli insegnamenti hanno pari dignità rispetto alla formazione di un cittadino, bisogna scegliere su quale cittadino la scuola pubblica voglia puntare e qui il problema diventa arduo perché si tratta di scegliere il “nocciolo duro” di insegnamenti da impartire, lasciando i rimanenti alla scelta delle famiglie che si avvarranno di docenze private.

Personalmente propendo per un core maggiormente tecnico-scientifico perché penso che, come dice E. Severino, la tecnica prevarrà, come è sempre stato (almeno dall’invenzione del mitico cavallo di Troia).

Certo… rischiamo che alla richiesta di piantare una bandierina sull’Iraq su una mappa muta, ci troviamo con una bandierina piantata sull’Australia…

2.

Sui media londinesi prevalgono notizie allarmanti sul `terrorismo di britannici convertiti’. I fatti raccontati sembrano confermare la seguente sintesi tratta da “Il Foglio’ del 27 agosto scorso:

<<Sgozzati dal multiculturalismo.

Parla Scruton: “I terroristi islamici vengono dal nostro vuoto che fa sbadigliare”. Lo Stato islamico ha scelto un inglese per l’esecuzione di Foley per “testimoniare l’assoluto rigetto dell’identità occidentale”

Roma. “L’assassino di James Foley è il prodotto del multiculturalismo inglese”. Era coperto il volto del decapitatore dello Stato islamico di Iraq e Siria che ha tagliato la testa al reporter americano. I servizi britannici ritengono che sia un rapper inglese, “John il jihadista”, come era stato inizialmente identificato il terrorista islamico. Si tratterebbe di Abdel Majed Abdel Bary, un membro del gruppo britannico conosciuto come “The Beatles” che ha lasciato la casa di famiglia in un elegante quartiere della capitale inglese un anno fa per combattere al fianco dei jihadisti.

Secondo il filosofo e commentatore Roger Scruton, fra le voci più note e ascoltate d’Inghilterra, dietro a quella lama c’è “una politica che ha portato alla frammentazione sociale. E’ questo il multiculturalismo. L’islam non accetta il dominio laico della legge e per questo germoglia nell’Europa ultra secolarista. I killer di Iraq e Siria sono musulmani che credono che Dio li abbia autorizzati a uccidere e la loro religione non dà a nessuno l’autorità di fermarli. Tutto quello che il multiculturalismo ha ottenuto è distruggere una cultura pubblica condivisa, e al suo posto ci ha messo un vuoto che fa sbadigliare. Il più grande bisogno umano non è la libertà, come pensano i liberal, ma l’obbedienza, come hanno capito i musulmani. Giovani delle minoranze islamiche, come quelli che nell’estate del 2005 uccisero cinquanta persone innocenti a Londra, sono i prodotti della follia multiculturale. E’ come se il Vecchio continente non avesse nulla da offrire loro”. Mesi fa venne fatto circolare dallo Stato islamico un video della propaganda dalla Siria: “Non mi sono mai sentito tanto musulmano quanto adesso”, ripete un cittadino belga nel filmato.

D’accordo con Roger Scruton l’ex arcivescovo di Canterbury, Lord Carey, il quale ieri ha denunciato “un multiculturalismo che ci ha portato soltanto sharia, delitti d’onore e mutilazioni”. Sarebbero inglesi cinquecento degli oltre duemila musulmani con passaporto europeo andati a fare il jihad in Siria e Iraq. Secondo Charlie Cooper, un ricercatore della Quilliam Foundation, lo Stato islamico ha scelto un inglese per l’esecuzione di Foley per testimoniare al mondo “il completo rifiuto della nazionalità britannica”. Come se la decapitazione fosse la celebrazione di uno scisma. I terroristi inglesi sono “i più efferati” in Siria e Iraq, secondo Shiraz Maher, analista del King’s College di Londra. E per rimarcare il fenomeno, il ministro degli Esteri inglese Philip Hammond ha detto che questi sudditi di Sua Maestà sono anche coloro che “commissionano le atrocità”. Altro che manovalanza europea. Sono europee le menti dei bagni di sangue di cristiani, yazidi, sciiti e cittadini americani.

 “Esportavamo libertà, oggi terroristi”

 Abdul Waheed Majeed, un padre di tre bambini di Crawley, nel Sussex, si è appena fatto esplodere ad Aleppo. Uno dei tanti inglesi morti sul suolo siriano e iracheno negli ultimi mesi. Ieri il quotidiano Daily Mail pubblicava le fotografie di una comitiva di musulmani inglesi all’aeroporto di Gatwick. Sorridono e hanno un biglietto di sola andata per Antalya, Turchia, una delle porte d’accesso per la guerra santa. Vengono tutti dalla cittadina inglese di Portsmouth. Trenta inglesi ogni mese lasciano Londra per il “Jihad Express”. La loro vita media sui campi di battaglia è di tre giorni. Un paradosso ben sintetizzato da Douglas Murray sullo Spectator: “Il paese che ha esportato la libertà in tutto il mondo adesso esporta terrorismo”. Un nichilismo che ha il volto di un teenager islamico con passaporto francese, la maglietta di Dolce & Gabbana, il Corano e un fucile nell’altra mano. Europei che dicono di andare a “espiare i peccati”. La morte è la loro ricompensa. I peccati sono quelli dell’Europa. La voce che li ha declamati a James Foley, nella sabbia di Raqqa, aveva un accento da “multicultural London English”>>,

Lo Stato che verrà.

Usare più tecnologia per snellire la burocrazia, eliminare le legislazioni sul lavoro obsolete, ridare vita allo `spirito di libertà’ è la proposta contenuta in `The Forth Revolution’ di J. Micklethwait (direttore dell’Economist) e di A. Wooldridge. L’ultimo capitolo del libro è pubblicatao sul magazine del Sole 24 Ore.

Un’imposta mondiale sul capitale?

L’immagine illustra una vasca da bagno ove si sono lavati 19,909 biglietti da un dollaro: asciugati e stirati verranno usati per pagare le tuition fee di una scuola (Miao Jiaxim e Heeran Lee).

Screen Shot 2014-03-09 at 10.30.25L’ immagine affianca la bella recensione di Michele Salvati al libro di T. Piketty, Le capital aux XXI siècle, Seuil 2014 (pp. 960 – 25 €) che compare oggi alla p. 4 de `La Lettura’, allegata al Corsera.

Il libro parte dalla relazione fra reddito e capitale (o ricchezza) per cui sembra immanente il fatto che il reddito del capitalista cresca più del reddito complessivo di un Paese. L’autore illustra poi le vie attraverso le quali la ricchezza si concentra in poche mani e dimostra l’impossibilità dei meccanismi capitalistici di contrastare le crescenti disuguaglianze che seguono.

A maggior ragione oggi, in presenza di un villaggio economico globale cui si contrappongono Stati sovrani frammentati. Ci si potrebbe opporre, propone, attraverso una `imposta mondiale sul capitale’.

E’ quanto si sta ipotizzando laddove si discute di voluntary disclosure?