Che si dice a Bar Sport di BpVI (5)

Oggi si ha notizia della presenza al Bar Sport di BpVi del Sottosegretario di Stato all’Economia, Pier Paolo Baretta.

L’intervista che rilascia in tema di banche venete (v. in calce) ricalca pari-pari le idee più arretrate che si possano sostenere nel 2015 in tema di finanza e di credito. In estrema sintesi:

<<ci dobbiamo porre il problema di garantire al Veneto un flusso di finanziamenti importanti, perché parliamo della prima regione turistica d’Italia e di una delle prime economie d’Europa, per cui dobbiamo sostenere un patrimonio industriale e commerciale notevole.>>

Buon sangue non mente: dirigismo allo stato puro.

Il plurale maiestatis utilizzato sta per `società’ e cioè:

<Quando parlo di “società” intendo che a questo obiettivo devono concorrere tutti: da una parte le istituzioni, pur nel rispetto della libertà di mercato, dall’altra le imprese, che sono parte integrante del sistema bancario tanto che molti imprenditori siedono nei consigli di amministrazione.>

Apprendiamo così che le istituzioni debbono `rispettare la libertà del mercato’ (?) e che le `imprese sono parte integrante del sistema bancario’: così il Nostro salta a piè pari una questione pluridecennale oggetto di attenta riflessione da circa 150 anni in Italia e all’estero, che va sotto il nome di `commistione Banca-Industria’ e che cerca di porre un limite agli appetiti dell’Industria che si mangia la Banca, come si è visto proprio di recente.

E rafforza l’idea della mangiatoia con la seguente perla:

«Nell’attuale condizione globale di mercato, il problema non è avere una banca veneta, ma poter contare in Veneto su una banca in cui gli investitori e gli imprenditori veneti possono dire la loro».

confondendo investitori e imprenditori. Ed è probabilmente per rispettare la libertà di mercato che lancia:

<<La proposta (…) di mettere insieme attorno ad un tavolo le Fondazioni bancarie, il Credito Cooperativo e le Popolari, anche quelle più piccole che non si trasformeranno mai in Spa ma che sono vitali».>>

Senza ricordare che qualche riga più sopra ha dichiarato `che alcuni mesi fa abbiamo siglato un protocollo con le Fondazioni bancarie che consente loro di intervenire nel capitale delle Popolari’, e non si capisce a quale titolo tale protocollo `consentirebbe’ l’acquisto dell’inoptato il quale, peraltro e come è noto a tutti, è già garantito da Unicredit e dalla Fondazione di VR che non ha atteso improbabili tavoli di chiacchiere.

Il Credito cooperativo e le Popolari più piccole `che sono vitali’: dal che si capisce che il Nostro non legge nemmeno il Bollettino Vig. della Banca d’Italia dove si elencano le banchette venete in difficoltà.

La chiusura dell’intervista poi è magistrale:

«(…) piccoli risparmiatori che devono essere tutelati. Siccome sono tanti, è bene che si mettano insieme».

`Tutelati’ da chi? Dai pubblici poteri?
`Si mettano assieme’ Per fare cosa? Per esercitare la prelazione (ma non serve mettersi assieme) o per fare una class action (in questo caso con un chiaro invito a guardare indietro e perdere altri quattrini, invece che guardare avanti).

Ma, purtroppo, questa è la classe politica che ci meritiamo.

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Banche, urge un piano della società veneta (di Angela Pederiva in Corriere del Veneto del 6 ottobre 2015)

«I banchieri non parlano mai dei clienti, né dei concorrenti…». Con questa battuta Gian Maria Gros-Pietro, presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, ieri in visita a Venezia ha dribblato ogni domanda sul terremoto di Bpvi. Ma siccome il ruolo di Pier Paolo Baretta è quello di sottosegretario all’Economia, nel suo ragionamento non entrano certo le categorie della clientela e della concorrenza, quanto piuttosto quelle dei «risparmiatori da tutelare» e del «piano della finanza di cui il Veneto deve dotarsi».

Come si riparte dopo il caso della Popolare di Vicenza?
«Quello a cui stiamo assistendo in Veneto, con la vicenda prima di Veneto Banca e adesso di Pop Vicenza, è il segnale dell’esige nza di un riassetto complessivo della finanza veneta. Accanto a questo c’è poi la discussione sulla riorganizzazione delle Banche di credito cooperativo, che l’Europa ci chiede di completare entro l’anno, tanto che le sollecitiamo nuovamente a presentarci una loro proposta unitaria di riforma. Aggiungo inoltre che alcuni mesi fa abbiamo siglato un protocollo con le Fondazioni bancarie che consente loro di intervenire nel capitale delle Popolari. Ecco, se mettiamo insieme questi tre elementi, capiamo di essere di fronte alla necessità di un piano che la società veneta, e uso volutamente questo termine ampio, deve fare e darsi».

«Società», ha detto: cioè?
«Premessa: ci dobbiamo porre il problema di garantire al Veneto un flusso di finanziamenti importanti, perché parliamo della prima regione turistica d’Italia e di una delle prime economie d’Europa, per cui dobbiamo sostenere un patrimonio industriale e commerciale notevole. Quando parlo di “società” intendo che a questo obiettivo devono concorrere tutti: da una parte le istituzioni, pur nel rispetto della libertà di mercato, dall’altra le imprese, che sono parte integrante del sistema bancario tanto che molti imprenditori siedono nei consigli di amministrazione. La proposta che lancio è di mettere insieme attorno ad un tavolo le Fondazioni bancarie, il Credito Cooperativo e le Popolari, anche quelle più piccole che non si trasformeranno mai in Spa ma che sono vitali».

Ma due Popolari come Montebelluna e Vicenza devono fondersi? C’è chi dice che due zoppi, messi a camminare insieme, cadono prima…
«…oppure si sostengono a vicenda, per cui può anche essere che restino in piedi entrambi. In generale vedo bene integrazioni e fusioni».

Vedrebbe bene anche l’idea di un polo bancario veneto, sostenuta da Luca Zaia?
«Nell’attuale condizione globale di mercato, il problema non è avere una banca veneta, ma poter contare in Veneto su una banca in cui gli investitori e gli imprenditori veneti possono dire la loro».

Anche quelli che si sono ritrovati le azioni svalutate?
«Soprattutto loro, piccoli risparmiatori che devono essere tutelati. Siccome sono tanti, è bene che si mettano insieme».

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Che si dice al Bar Sport di BpvI (4)

Ieri, prima del CdA della Banca, vi era un gran fermento al Bar Sport: tutti parlavano di tutto, forse in preda ai fumi dell’improbabile Prosecco che inondava le tavole dei presenti dove si giocava al `ciapa no’ (`tressette roverso’).

Vi era il Presidente dell’ABI, Pattuelli, che dichiarava solennemente che mai e poi mai i depositanti avrebbero pagato i dissesti delle banche perché sta scritto nella Costituzione Italiana. Il Nostro dichiarava dal suo alto scranno, ma non sa che la Costituzione è fortunatamente modificabile perché il mondo degli ultimi 50anni si è notevolmente modificato.

Vi era, poi, il Sottosegretario all’Economia, Baretta, che sosteneva la possibilità di ricorrere ai Fondi pensione per capitalizzare la banca. I Fondi pensione, come è noto, sono costituiti per salvaguardare le prestazioni pensionistiche future di chi ha versato. Necessiterebbero perciò di una oculata gestione prudenziale. Comprare azioni della BpVI, come paventato da Baretta, significa investire in strumenti finanziari rischiosi nella speranza che diventino meno rischiosi e che rendano ugualmente. Ma abbiamo visto come stanno andando a finire le sicure azioni delle Popolari e non è detto che le azioni di SpA bancarie non potrebbero fare la medesima fine. Ma, tanto, sono soldi degli altri e c’è sempre chi controlla!

A proposito di controlli, è poi comparso il Presidente della Consob, Vegas, che ha rassicurato gli astanti: prima o poi, verrà fuori tutto, diceva. Certo, verrà… forse. Ma forse era preferibile che qualcosa fosse controllato in precedenza, seppure relativamente alla sola Mifid. Magari a seguito delle chiacchiere pubblicate più volte su PLUS24! Non ho visto i vigilantes della Banca d’Italia.

E, a proposito di PLUS24 – settimanale pubblicato dal Sole24Ore, organo ufficiale della Confindustria – si pensava che fosse letto anche dai soci vicentini. Invece no, non serve leggere, perché essendo industriali e imprenditori di successo, sappiamo già. E, infatti, al Bar Sport parlano, parlano, parlano e poi vanno in CdA e approvano la proposta inequivocabile di Iorio che li smentisce su tutta la linea con i fatti e non con le parole.

Si è visto anche il governatore Zaia dichiarare che il Governo massacra le banche portandole sul mercato. Giusto! Infatti senza mercato, come si vede, esse sono vive e vegete!

Infine i soliti sindacalisti-contro che sperano di mantenere in piedi livelli occupazionali impossibili presso le banche, fortunatamente invase dalla telematica; ma nemmeno costoro hanno idee e l’unica cosa che sanno dire è: `colpa degli altri’. Come gli Organi della Banca che hanno attribuito la débâcle alle regole europee.

Insomma è stato un bello spettacolo, una divertente commedia all’italiana, alla fine del quale, verso sera, è uscita la decisone del CdA: trasformazione in SpA e quotazione. Il prezzo delle azioni non è ipotizzabile e, comunque, checché se ne dica, abbiamo già il salvagente (Unicredit) e non abbiamo bisogno di altri.

La banca se la prenderà che ci mette i soldi (la faccia non serve) e i soldi saranno relativamente pochi.

Intanto Iorio, per non sapere né leggere né scrivere, per rafforzare almeno il Tier2 ha emesso un subordinato decennale all’11%: ma a che prezzo!

Il Bar Sport offre sempre uno spettacolo da non perdere perché ci consente di non guardare in faccia la realtà: lì, al Bar, la realtà diventa un’opionione fino a che non si sbatte il naso.


Che si dice al Bar Sport di BpVI (3)

Ora che è tutto fatto,  la politica si scatena per rincorrere Il Governatore Zaia nel grattare la pancia al popolo sovrano, turlupinato dagli Organi della banca e dai molti conniventi che li hanno supportati negli anni. E’ anche possibile che la magistratura li assolverà tutti `per non avere compreso il fatto’.

La politica intanto si esercita nelle solite promesse stataliste e il CGC (Unicredit e altri) ringrazia, così i suoi interventi sull’inoptato si riducono, così come il rischio finanziario.

La Fabi, nel frattempo, non è d’accordo sugli esuberi: infatti, basta la parola per non perdere iscritti.

Ma lì, al Bar Sport, ovviamente nessuno si è accorto che è stata lanciata un’obbligazione ventennale subordinata all’11%.

E chissenefrega della realtà!

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PopVi, è l’ora della politica (di F.G. in VeenziePost del 29 settembre)

Moretti a Roma, Iorio da Variati La vicenda dell’Istituto di credito vicentino ha investito la politica che ora si sta attivando per capire quali ricadute ci saranno sul territorio. Moretti vede Luca Lotti

Mentre si attende il piano industriale della Banca Popolare di Vicenza, la politica prende atto della gravità della situazione e comincia a preoccuparsi.

Così, si vocifera che Alessandra Moretti, capogruppo del Pd in Consiglio regionale nonché vicentina, si sia recata a Roma nei giorni scorsi per riferire della vicenda berica al Governo. Da quanto si sa, Moretti avrebbe parlato non al presidente del Consiglio Matteo Renzi, ma al suo alter ego Luca Lotti. Il grave impatto sociale della crisi BpVi (banca che conta 117mila soci molti dei quali hanno investito nelle azioni della popolare i loro risparmi e i Tfr) è sotto gli occhi di tutti, ma finché la vicenda sarà oggetto di inchieste da parte di varie procure italiane, ogni intervento del governo pare piuttosto complicato.

Prima della trasferta romana, l’ex europarlamentare avrebbe incontrato l’amministratore delegato della banca Francesco Iorio, ma questo sarebbe solo uno dei numerosi incontri che l’ad sta facendo in ambito politico. D’altronde anche l’assemblea di Confindustria Vicenza di ieri è stata l’occasione per incontrare personalmente il governatore del Veneto Luca Zaia. Il presidente ha dichiarato pubblicamente la volontà di sostenere la banca vicentina: «Alla politica – ha specificato – non spetta fare il grande fratello, alla politica spetta agevolare percorsi. Come Veneto Sviluppo se possiamo li agevoleremo, politicamente sosterremo l’iniziativa di una banca unica per il Veneto che unisca la Popolare di Vicenza e Veneto Banca».

Zaia non si è nascosto le difficoltà di un tale progetto («E’ il mercato che decide»), ma ha ben chiari i pericoli che deriverebbero dal lasciare mano libera al ‘mercato’: «Non è una questione di identità – ha aggiunto – ma di necessità. Abbiamo seicentomila imprese, famiglie, ed è vero che un istituto veneto di riferimento ci vuole».

Anche il sindaco di Vicenza Achille Variati ha ufficializzato l’invito all’amministratore delegato da parte dell’amministrazione comunale. «L’obiettivo di questa audizione – ha spiegato oggi Variati – è conoscere le prospettive di rilancio dell’istituto di credito, le tappe del percorso verso la società per azioni e soprattutto come la banca intenda tutelare i soci, e in particolare i piccoli risparmiatori, in questo momento di difficoltà». L’incontro avverrà quanto prima, dopo la riunione del consiglio di amministrazione della banca, ed è probabile che dagli scranni del Consiglio comunale la vicenda della banca di Zonin approderà prima a quelli regionali, per finire poi in Parlamento con qualche interpellanza.

Che si dice al Bar Sport di BpVI (2)

Presumo che fiumi di improbabile Prosecco cercassero di lenire la sofferenza dei soci al Bar Sport della BpVI ove si è assistito alla performance anche della politica, fortunatamente entrata in campo solo ora, dopo che la sorte della banca era già stata decisa in luoghi lontani e indipendentemente dal prezzo che farà il mercato azionario.

Un cittadino, non azionista, che ascolta il governatore del Veneto dichiarare che Veneto Sviluppo `agevolerà il percorso’ della ricapitalizzazione con quattrini pubblici e con l’obiettivo della `banca de noantri’, non può che gioire del fatto che la strada intrapresa è del tutto diversa e che chi ci mette i soldi, mette i soldi propri, invece che quelli pubblici, cioè dei contribuenti.

Le imprese hanno bisogno di una banca che le selezioni sulla base del `merito di credito’ e non in base ad altri criteri. Il `merito di credito’ è già di per se stessa una locuzione che lascia ampi margini di discrezionalità e non credo sia necessario aggiungerne altri: si è visto infatti come è andata a finire e come stano andando a finire le `banche de noantri’ (popolari o bcc che siano) che non si attengono a questo consolidato principio.

Le banche sono generosissime vacche da mungere e non da uccidere: chi le uccide confonde il reddito col patrimonio e chi ci rimette sono in primis le imprese sane che pagano anche per le altre.

Ma tant’è, la politica deve prendere voti e quindi deve grattare la pancia al popolo sovrano.

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Il governatore Zaia rilancia sul polo bancario veneto (di Bernardo Soave, in Milano Finanza del 29 settembre.

Mentre la bufera giudiziaria si è spostata da Veneto Banca alla Popolare di Vicenza, il governatore del Veneto Luca Zaia rilancia sul progetto di un unico polo bancario veneto. «Alla politica non spetta fare il grande fratello, alla politica spetta agevolare percorsi. Come Veneto Sviluppo (la finanziaria della Regione Veneto, ndr), se potremo, li agevoleremo, politicamente sosterremo l’iniziativa di una banca unica per il Veneto che unisca la Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Ma è mercato a decidere», ha spiegato ieri Zaia parlando durante l’assemblea di Confindustria Vicenza. Zaia ha nuovamente posto sul tavolo la proposta di una banca unica per il Veneto. «Non è tanto una questione di identità», ha detto, «ma una questione di necessità. Abbiamo seicentomila imprese, famiglie, ed è vero che un istituto veneto di riferimento ci vuole. E non c’è l’abbiamo, abbiamo grandi banche popolari e un network di banche di credito cooperativo che soddisfano le esigenze dei veneti». Il governatore si è anche soffermato sui recenti scandali giudiziari. «Penso che Veneto Banca a Popolare di Vicenza non siano due cadaveri eccellenti, non siano due vuoti a perdere ma che siano due realtà che una volta che si fa la quotazione e ovviamente si chiariscono le vicende, abbiano tutti i presupposti per costruire un istituto di credito di riferimento». Per domani intanto è atteso il nuovo piano industriale della Popolare di Vicenza, a cui in questi mesi ha lavorato il nuovo direttore generale Francesco Iorio.