`Banche con aggettivi’

In vista della definitiva applicazione di Basilea 3, ecco come conservare una storia che, pur gloriosa (L. Luzzatti), ha favorito gli eccessi del capitalismo di relazione invece che favorire il capitalismo di mercato.

Ma, quel che è peggio, il capitalismo di relazione all’interno delle `banche con aggettivi’ (L. Einaudi).

Altro che liberismo imperante!

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Tre osservazioni a margine della bomba BCE

Il 22 gennaio scorso, come è noto, il CD BCE ha all’unanimità deliberato un allentamento monetario (QE) di proporzioni ragguardevoli riassumibile nei seguenti annunci:

a) il mantenimento dei programmi fin qui avviati relativi all’acquisto di covered bonds e di ABS;

b) l’impegno ad intervenire sui mercati secondari per l’acquisto di 60md/€/m di strumenti finanziari privati e sovrani;

c) la possibilità di andare oltre il periodo temporaneamente previsto con effetto marzo 2015 – settembre 2016;

d) il possibile allentamento dei vincoli relativi al rating degli strumenti finanziari acquistabili, già previsti per l’ammissibilità degli strumenti finanziari alle operazioni di BC;

e) la decisione di porre a carico delle BCN l’80% del rischio di perdita su tali strumenti;

f) la decisione di condividere il 20% del rischio di perdita su tali strumenti, pro-quota in base alla partecipazione al capitalo sociale della BCE.

Gli aspetti più tecnici sono reperibili nell’Allegato al testo della conferenza stampa del Presidente Draghi.

Mi pare siano proponibili le seguenti osservazioni:

1. Il programma di allentamento è molto vasto e si preannuncia perfino prolungato nel tempo: segno evidente che si naviga a vista e che la Politica monetaria e ben più forte dell’Economia monetaria. L’ipotesi è che l’allagamento del sistema finanziario consenta all’economia `reale’ di prosciugarlo, riprendendo quota e che ciò consenta di far risalire l’inflazione in un intorno del 2% come previsto di Trattati.

2: La condivisone del 20% del rischio di perdita fra i Paesi dell’UME e l’unanimità della decisone implicano che la Germania condivide pro-quota il rischio. Questo elemento  mi sembra rilevante sotto due aspetti. Il primo: anche la Germania ha deciso di darsi carico della precarietà di altri sovrani. Il secondo, non si potrà più dire che la Germania non si dà carico dei problemi degli Altri, così questi ultimi dovranno condividere le decisioni in tema di riforme strutturali più volte richieste dalla BCE.

3. Si dichiara che:

The ECB will buy bonds issued by euro area central governments, agencies and European institutions in the secondary market against central bank money, which the institutions that sold the securities can use to buy other assets and extend credit to the real economy. In both cases, this contributes to an easing of financial conditions.

Quasi che la moneta di BC entrasse nei portafogli dei venditori dei titoli e che, successivamente, rifluisse su nuovi strumenti finanziari o su prestiti. Io non sono sicuro che che sia così, sic et simpliciter.

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari, lo schema indicato può reggere perché i titoli stanno già sul mercato secondario ed hanno quindi già avuto un vaglio da parte degli acquirenti i quali li hanno già posizionati nei rispettivi portafogli di rischio/rendimento.

Per quanto riguarda invece i prestiti alle famiglie e alle imprese, mi pare che lo schema sia molto più complesso perché prima di finire nel banking book – e di generare squilibri di liquidità in T2 che la BC generosamente risolverebbe – debbono essere assoggetti ad una professionale analisi del merito di credito (pena influire sul tasso di incremento dei fondi propri, già relativamente scarsi in molte situazioni).

Il merito di credito dell’economia, non mi sembra una questione d trascurare pena la non adesione al criterio della <<sana e prudente gestione>> conclamato alla Vigilanza unica o nazionale che sia. Ne andrebbe della possibilità di incrementare i fondi propri e quindi i rischi sostenibili degli attivi bancari.

In estrema sintesi, penso che il successo di questo programma non convenzionale potrebbe essere scarso perché la moneta endogena (quella delle bc) sia la componente monetaria più importante (di M1) e che la moneta esogena (quella di BC, la base monetaria, pure componente di M1) sia quella che serve per asseverare la prima.

Questo elemento mi pare traspaia dai continui richiami rivolti ai Paesi affinché pongano mano alle riforme strutturali, le uniche in grado di risollevare l’economia `reale’ e di affiancare la BCE nel favorire l’attività bancaria.

Vigilanza Unica e lamenti dei ‘banchieri de noantri’

L’obiettivo generale che si cerca di perseguire con la Vigilanza Unica discende dalla diffusa convinzione che anche l’attività bancaria debba essere svolta da società di capitali che assumono in proprio i rischi di credito, finanziari e operativi. Ma in proprio non può significare a rischio dei depositanti, ma a rischio dei portatori di capitale, cioè degli azionisti per il tramite dei loro rappresentanti nei CdA.

Questa banale conclusione tipica dell’ambiente capitalistico, continua a sorprendere i banchieri de noantri, soprattutto di quelli che gestiscono le banche di più ridotte dimensioni che ancora non riescono a capacitarsi di questa realtà incontrovertibile che appartiene all’ambiente del quale fanno parte e che sono pronti a sostenere… a parole.

Eppure è noto al mondo dei professional e degli accademici che presso la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), nel 1974 venne costituto il Comitato di Basilea per la supervisione bancaria. Nel tempo, venne istituito anche un forum per raccogliere le opinioni di chi era interessato alle questioni ivi trattate. Dopo una decina d’anni di lavori, vennero promulgate alcune regole (Basilea1, 1988) volte a fronteggiare il rischio di credito delle banche. Successivamente, sempre nell’ambito di Basilea1 (1996), vennero promulgate altre regole per fronteggiare i rischi finanziari del trading book, successivamente estese al banking book. I difetti di quelle regole si appalesarono abbastanza rapidamente, così si misero a punto le regole di Basiela2 che sarebbero dovute entrare in vigore nel gennaio 2008 in Europa e nel gennaio 2010, negli USA. Lo scoppio della crisi impedì l’entrata in vigore di Basilea2, ma rese evidente che anche quelle regole presentavano dei problemi, i più rilevanti dei quali consistevano nella loro pro-ciclicità. Negli ultimi anni, così, si misero a punto le nuove regole denominate `Basilea3’.

Riassumendo, per il mondo bancario, da circa 30 anni Basilea è sinonimo di rafforzamento patrimoniale delle banche.

Ciò posto, per dare gambe giuridiche alle conclusioni del Comitato di Basilea, gli Organi governativi europei hanno promulgato la Direttiva CRD IV (Capital Regulation Directive IV, 2013) e il Regolamento CRR (Capital Requirement Regulation, 2013). Entrambi i provvedimenti seguono una svolta epocale avvenuta in Europa nel 2010 per fronteggiare la grave crisi in corso partita nel 2007 negli USA e cioè della costituzione dell’ABE (Autorità Bancaria Europea, 2010), dell’’AESFEM (Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati, 2010) e del CERS (Comitato Europeo per il Rischio Sistemico, 2010), nella consapevolezza che le manovre di politica monetaria della BCE avrebbero avuto effetti parziali (tutti i documenti citati sono reperibili anche in italiano via web).

Riassumendo, per l’Europa la stabilità del settore bancario passa anche attraverso il rafforzamento patrimoniale delle banche per cui si è intervenuti su diversi aspetti: una Vigilanza unica sulle circa 120 banche di maggiori dimensioni, nonché sulla regolamentazione delle banche e sull’attività di un comparto adiacente, le imprese di investimento.

L’Italia ha recepito queste regole per il tramite della Circolare 285/2013 della B.d’I. Ma sarà necessaria anche una ‘copertura giuridica’: va in questo senso la Legge 7  ottobre 2014, n. 154 (Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea) in G.U 28 ottobre 2014.

Sorprendono perciò le lamentele di alcuni sè dicenti banchieri che sembrano non essere al corrente che da almeno trent’anni si va verso il rafforzamento patrimoniale delle banche da essi stessi amministrate, cui avrebbero dovuto pensare per tempo: la `sana e prudente gestione’, che passa anche attraverso il rafforzamento patrimoniale delle aziende di credito e richiamata fino alla noia dalle banche centrali,  non sembra interessare invece chi, pur avendone la responsabilità operativa, strabuzza gli occhi quando se ne parla.