Tobin tax

   Difficile resistere alla speranza di poter tassare le transazioni finanziarie aventi per oggetto strumenti   finanziari in valuta diversa da quella del Paese che impone l’imposta.

J. Tobin (Nobel 1981) propose, nel 1972, di tassare le transazioni valutarie internazionali all’indomani dell’abbandono del collegamento del dollaro USA all’oro per colpire la speculazione, cioè l’arbitraggio fra monete diverse. La Tobin tax è non è mai decollata perché la sua efficacia avrebbe previsto una adozione generalizzata nel mondo e una misura uniforme ad evitare arbitraggi fra valute.

La forte carica di speranze implicita nella Tobin tax è fondata sull’opinione che gli Stati possano lucrare imposte sulle transazioni finanziarie internazionali.

Ma negli ultimi 40anni il mondo è cambiato radicalmente basti pensare che, oggi, la monete sono 3-5 ($, £, €, Y e remimbi): il che implica che la tassa andrebbe adottata da quelle cinque comunità. Il che sembra alquanto arduo.

Per restare all’Eurozona, la procedura di adozione del provvedimento fiscale prevede che siano almeno 9 i Paesi che optano per la cosiddetta ‘cooperazione rafforzata; essendo però attualmente 11, il Regno Unito, da sempre contrario, non potrà porre il veto. Dal 2014 così la Tobin tax potrebbe essere adottata in molti Paesi dell’Eurozona, compresi Francia, Germania e Italia: resta però l’aspettativa che questa imposta potrebbe provocare diversi danni (arbitraggi speculativi, maggiori oscillazioni nei cambi, rafforzamento dei mercati otc).

Qui si può avere un’idea di quanto il mondo sia cambiato dal 1972 e di quanto vacua possa essere la Tobin tax. Ma è difficile contrastare i sogni.

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