Tre osservazioni a margine della bomba BCE

Il 22 gennaio scorso, come è noto, il CD BCE ha all’unanimità deliberato un allentamento monetario (QE) di proporzioni ragguardevoli riassumibile nei seguenti annunci:

a) il mantenimento dei programmi fin qui avviati relativi all’acquisto di covered bonds e di ABS;

b) l’impegno ad intervenire sui mercati secondari per l’acquisto di 60md/€/m di strumenti finanziari privati e sovrani;

c) la possibilità di andare oltre il periodo temporaneamente previsto con effetto marzo 2015 – settembre 2016;

d) il possibile allentamento dei vincoli relativi al rating degli strumenti finanziari acquistabili, già previsti per l’ammissibilità degli strumenti finanziari alle operazioni di BC;

e) la decisione di porre a carico delle BCN l’80% del rischio di perdita su tali strumenti;

f) la decisione di condividere il 20% del rischio di perdita su tali strumenti, pro-quota in base alla partecipazione al capitalo sociale della BCE.

Gli aspetti più tecnici sono reperibili nell’Allegato al testo della conferenza stampa del Presidente Draghi.

Mi pare siano proponibili le seguenti osservazioni:

1. Il programma di allentamento è molto vasto e si preannuncia perfino prolungato nel tempo: segno evidente che si naviga a vista e che la Politica monetaria e ben più forte dell’Economia monetaria. L’ipotesi è che l’allagamento del sistema finanziario consenta all’economia `reale’ di prosciugarlo, riprendendo quota e che ciò consenta di far risalire l’inflazione in un intorno del 2% come previsto di Trattati.

2: La condivisone del 20% del rischio di perdita fra i Paesi dell’UME e l’unanimità della decisone implicano che la Germania condivide pro-quota il rischio. Questo elemento  mi sembra rilevante sotto due aspetti. Il primo: anche la Germania ha deciso di darsi carico della precarietà di altri sovrani. Il secondo, non si potrà più dire che la Germania non si dà carico dei problemi degli Altri, così questi ultimi dovranno condividere le decisioni in tema di riforme strutturali più volte richieste dalla BCE.

3. Si dichiara che:

The ECB will buy bonds issued by euro area central governments, agencies and European institutions in the secondary market against central bank money, which the institutions that sold the securities can use to buy other assets and extend credit to the real economy. In both cases, this contributes to an easing of financial conditions.

Quasi che la moneta di BC entrasse nei portafogli dei venditori dei titoli e che, successivamente, rifluisse su nuovi strumenti finanziari o su prestiti. Io non sono sicuro che che sia così, sic et simpliciter.

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari, lo schema indicato può reggere perché i titoli stanno già sul mercato secondario ed hanno quindi già avuto un vaglio da parte degli acquirenti i quali li hanno già posizionati nei rispettivi portafogli di rischio/rendimento.

Per quanto riguarda invece i prestiti alle famiglie e alle imprese, mi pare che lo schema sia molto più complesso perché prima di finire nel banking book – e di generare squilibri di liquidità in T2 che la BC generosamente risolverebbe – debbono essere assoggetti ad una professionale analisi del merito di credito (pena influire sul tasso di incremento dei fondi propri, già relativamente scarsi in molte situazioni).

Il merito di credito dell’economia, non mi sembra una questione d trascurare pena la non adesione al criterio della <<sana e prudente gestione>> conclamato alla Vigilanza unica o nazionale che sia. Ne andrebbe della possibilità di incrementare i fondi propri e quindi i rischi sostenibili degli attivi bancari.

In estrema sintesi, penso che il successo di questo programma non convenzionale potrebbe essere scarso perché la moneta endogena (quella delle bc) sia la componente monetaria più importante (di M1) e che la moneta esogena (quella di BC, la base monetaria, pure componente di M1) sia quella che serve per asseverare la prima.

Questo elemento mi pare traspaia dai continui richiami rivolti ai Paesi affinché pongano mano alle riforme strutturali, le uniche in grado di risollevare l’economia `reale’ e di affiancare la BCE nel favorire l’attività bancaria.

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CE e partecipanti al capitale della B.d’I.

Mi sembra interessante notare che, da notizie di stampa, si apprende che la Commissione europea avrebbe inviato al MEF una richiesta di chiarimenti in tema di rivalutazione delle quote dei partecipanti alla B.d’I. ipotizzando che si tratti di aiuti di Stato e che parallelamente sia stato acquisito il parere di esperti sulla possibilità di avvalersi di tale rivalutazione per l’esercizio appena concluso.

L’apprezzamento della CE da parte delle banche mi sembra del tutto evidente.

Il Governatore Visco sulla rivalutazione del capitale della Bd’I

Chi, come il sottoscritto, si attendeva dal Governatore Visco qualche lume sulla recente vicenda IMU-B.d’I. non può che restare deluso: all’intervento odierno al Forex l’unico accenno è il seguente:

<<La rivalutazione del capitale sociale della Banca d’Italia ha adeguato valori fermi da decenni; saranno eliminati gli eccessi di concentrazione delle quote. L’aumento del capitale di migliore qualità che ne consegue per le banche partecipanti, pur non potendo essere considerato ai fini dell’esame della qualità degli attivi in corso nell’area dell’euro, contribuirà a sostenere l’offerta di credito>>.

La seconda frase, poi, mi sembra misteriosa: sia che la rivalutazione incida sul Core Tier 1 o sul Tier 1 (il capitale di migliore qualità), sia che aumenti il Pvig complessivo, la qualità degli attivi in essere dovrebbe trarne beneficio così come il sostegno dell’offerta futura di credito.

Un altro mistero è come <<saranno eliminati gli eccessi di concentrazione delle quote>>.