The Real Deal: Italy Pays Morgan Stanley Billions

March 16 (Bloomberg) — When Morgan Stanley said in January it had cut its “net exposure” to Italy by $3.4 billion, it didn’t tell investors that the nation paid that entire amount to the bank to exit a bet on interest rates. Bloomberg’s Mike McKee reports on Bloomberg Television’s “Inside Track.” (Source: Bloomberg).

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Inflazione – deflazione

Tutti sanno che l’inflazione corrisponde alla perdita del potere d’acquisto della moneta o, in altri termini, all’aumento dei prezzi. La deflazione, invece, corrisponde ad un aumento del potere d’acquisto della moneta o, in altri termini, ad una diminuzione dei prezzi.
La semplicità della definizione scompare non appena si cerca di misurare il fenomeno: a quali prezzi ci si riferisce? Possiamo prevederla? Possiamo darne conto ex post?
Ecco un grafico che indica i periodi inflazionistici e quelli deflazionistici nell’ultimo secolo
(v. Doug Short):

0907InflationCome si vede, recentemente gli Stati Uniti sono entrati in un periodo di deflazione.
Questa versione ufficiale dell’inflazione, tuttavia, viene messa in discussione da altri studi che ne contestano la veridicità. Il grafico che segue:

0907InflationShadowci dice che, nel corso degli ultimi vent’anni, l’inflazione è stata molto più elevata: i governi statunitensi ne avrebbero nascosto l’entità effettiva, modificando le modalità di calcolo (v. John Williams’ Shadow Government Statistics).
Conclusione: sarà anche vero che l’illusione monetaria non esiste o che è irrilevante; certamente l’opacità dei dati non aiuta ad eliminarla e rende vacui e ingenui gli sforzi di chi vuole darne conto ex post o, addirittura, prevederne gli andamenti.

Massimo scoperto: una bagarre periodica

E’ difficile individuare le ragioni economiche della Commissione di Massimo Scoperto (CSM) per cui le imprese e le famiglie che se la vedono appioppare la considerano un balzello bello e buono.
L’unica ragione economica in grado di sostenere la CSM, mi pare risieda nella necessità delle banche di vedere sistematicamente movimentato il conto del debitore: è noto, infatti, che una esposizione in conto corrente che rimane tale per un periodo di tempo non breve segnala alla banca una situazione di disturbo dell’area finanziaria del debitore.
In questo periodo, la concomitanza della crisi e delle nuove regole sugli sconfinamenti, accende questa questione che verrà sopita soltanto da comportamenti volti alla trasparenza e al mercato: le imprese possono cambiare banca? Le banche competono fra loro sul costo del credito?
Il ‘massimo scoperto’ è la massima esposizione del conto corrente durante il periodo preso a riferimento per la capitalizzazione infra-annuale degli interessi (di regola il trimestre).
Per prassi l’esposizione doveva mantenersi per almeno 10 giorni consecutivi e la commissione veniva calcolata, di regola, per ciascun trimestre nella misura dello 0,125% riferito all’esposizione oppure agli interessi debitori del periodo.
Le banche si sono sempre riservate la facoltà di rinunciarvi (in particolare per i clienti migliori, cioè per quelli trattati al prime rate), di comprendere nel computo i giorni festivi, di commisurare l’esposizione ai saldi per valuta, di decidere caso per caso in caso di alternanza di esposizioni superiori o inferiori ai 10 giorni, ecc. 
Ora la L. 2/09, all’art. 2bis dichiara la nullità delle <<clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto se il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo inferiore ai trenta giorni ovvero a fronte di utilizzi in assenza di fido>>.
Siccome si sostiene che le banche applicano la CMS per mettere a disposizione della clientela fondi che non necessariamente verranno utilizzati, la legge rende nulle anche le clausole che prevedono una commissione per i fidi non utilizzati. Partendo da un presupposto errato, si giunge così a norme che non servono a nulla se non ad alimentare la confusione.
D’altra parte, è noto che quando le leggi cercano di fissare prezzi non resta che verificarne la loro inapplicabilità, nonostante sorgano sempre Ministri che, per acquisire consensi (ma questo è il loro mestiere), urlano allo scandalo.

Pensioni e Fondi pensione

L’ambiente dei fondi pensione è notoriamente infestato da buffoni di corte (motley fool) che si occupano delle nostre pensioni per cui può essere interessante consultare (purtroppo a pagamento e in inglese) la seguente oasi professionale
 
MotleyFool
nella speranza che la Covip metta a disposizione un’analoga iniziativa.
L’esperienza della crisi in corso potrebbe infatti farci riflettere sulla conclamata speranza che i fondi pensione assicureranno una pensione: forse sarebbe preferibile che le prestazioni pensionistiche, maturate col sistema contributivo, restassero a carico dello Stato.
In sostanza, a differenza dei fondi comuni di investimento, i fondi pensione sono  accumuli di mezzi di pagamento, versati individualmente per un lunghissimo periodo di tempo, scarsamente smobilizzabili prima della scadenza e, in ogni caso, non trasferibili da un soggetto all’altro. Alla scadenza (cioè dopo 30-40 anni) il fondo effettua un versamento ad un assicuratore che, per l’appunto, assicura una rendita vitalizia al titolare.
Quest’ultimo versamento è quello che garantisce la rendita e deriva dalla gestione passata del fondo: l’efficienza della gestione del fondo è affidata ad una società di gestione del risparmio.
La speranza che tale gestione sia efficiente in sè, è fondamentale (spes ultima dea); ma essa poggia sulla speranza che il mondo prosegua in modo lineare o con piccoli scostamenti. La qual cosa
, ex ante, è tutta da verificare; la verifica ex post, serve solo a piangere sul latte versato.

Crisi e cultura economica accademica

TTIn questo appello pubblicato su Facebook si imputa la crisi in atto alla cultura universitaria prevalente che passa attraverso l’adozione di Toxic Textbooks:
"A new movement (its manifesto is at the bottom of this message) is being launched to encourage universities and schools to use economics textbooks that engage honestly with the real world.
Recently several prominent economists, including Hodgson and Keen, have publicly called for worldwide student protest to help bring about serious change in academic economics, especially in teaching. Although the circumstances for this have never been so favourable, the problem is how to get protest started up to the point where it becomes self-sustaining and nationally and internationally contagious."

La comunicazione finanziaria

Deutsche Bank ha chiuso l’anno 2008 in perdita per la prima volta dal dopoguerra.
Negli ultimi anni la banca si era caratterizzata per una leva finanziaria (Attivo/Patrimonio netto) assai elevata. Stando ai dati del comunicato ufficiale della banca la leva in chiusura d’anno era circa 28. Tuttavia, mentre Deutsche Bank ha calcolato il risultato d’esercizio applicando i principi contabili europei, ha comunicato il dato sulla leva finanziaria applicando i principi contabili americani. Se avesse applicato i principi europei la leva sarebbe stata molto più alta (si ritiene attorno a 70). Richiesta di fornire un chiarimento sulla ragione di comunicazioni basate su logiche non omogenee la banca ha affermato che ha diffuso il dato sulla leva usando i principi americani perché essi sono adottati dalle principali banche internazionali e rendono più agevoli i confronti con le altre banche. Sarà vero, ma ritengo che sarebbe stato più corretto fornire entrambi i dati, lasciando poi al pubblico e agli investitori trarre le conclusioni più opportune dalle informazioni ricevute.