Cooperazione fra i settori pubblico, privato e non-profit.

Un recente rapporto della McKinsey presenta i lusinghieri risultati della sperimentazione, durata un decennio, sulla cooperazione fra i tre settori nella regione di Minneapolis (USA). Il cambio di paradigma, proposto dal progetto ITASCA, sembra stia diventando una necessità di business per le corporation.

Big data + Analytics = banche rinnovate

La parzialità delle informazioni sui clienti, di cui i finanziatori dispongono, può oggi essere ridotta attraverso l’utilizzo di grandi quantità di dati (big data) trattati con metodologie ad hoc (analytics).

Secondo McKinsey, l’output di queste indagini conoscitive può costituire, per il settore bancario, un nuovo modo di individuare i fabbisogni finanziari e creditizi del pubblico, così che la loro intercettazione rappresenti una nuova area competitiva volta alla valutazione dei rischi e alla capacità di pilotare i componenti di reddito.

YourTopia: oltre il PIL

YouTopia è una specie di gioco: ciascuno di noi può mettere in ordine le proprie preferenza relative ad alcune variabili chiave, diverse ma rapportate al PIL, e osservare il risultato finale delle proprie opzioni. Emerge l’elenco dei Paesi ove preferiremmo vivere (clic sull’immagine):

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In difesa dei perfidi ribassisti

Zingales ribassistiQui a fianco riporto un interessante e lucido pezzo di Luigi Zingales apparso il 25 nov. scorso su IlSole24Ore: mi pare che dopo le esilaranti dichiarazioni dei politici nostrani a commento dell'attacco cui sono soggetti i nostri titoli di Stato, la lettura di questo pezzo possa fornire un po' di risposte a chi continua a chiedersi perché questi `peccatori' di professione se la prendano proprio col Bel Paese, con il suo debito e con le sue imprese.
Per mesi e mesi, due o tre anni fa, i nostri soloni ci hanno raccontato che la crisi non c'era, che si trattava soltanto di pessimismo, che andava tutto bene, ecc., ecc. e che il Bel Paese era il migliore dei mondi possibili.
Grattando la pancia al popolo, pensavano che la tempesta sarebbe passata…
Ora continuano allo stesso modo: se qualcuno si è preso la briga di leggere le 115 pagine della cosiddetta manovra, si sarà accorto che è la limgua italiana, anzitutto, a lasciare perplessi e a rendere incomprensibile quel testo e la manovra.
Continuiamo a fare del nostro meglio per offrire agli speculatori,
sul piatto d'argento, l'occasione di lavorare contro il Paese.

Neuronomics

In un bell’articolo dell’Espresso di questa settimana, Roberto Di Caro (Il capitalismo delle scimmie, pag. 96) ci riassume i termini di un corposo dibattito che si va sviluppando intorno alla NeuroEconomia e ci segnala la pubblicazione del n. 10 di Humana Mente, ove si affrontano questioni di filosofia dell’economia.
Sarebbe interess
HumanaMenteante capire se le nostre decisioni di investimento sono del tutto consapevoli e governabili… oppure se dipendano, in buona parte, dai neuroni specchio scoperti da Giacomo Rizzolatti e decodificatiscritti da quest’ultimo insieme a Corrado Sinigaglia:

Rizzolatti 7224849_coverE’ quanto si chiede anche GianMario Raggetti che (ma ne abbiamo già dato notizia in un post precedente) ha pubblicato un agile libretto che riassume i suoi studi in materia.
Affascinati dalle ipotesi, li attendiamo, come ci ricorda De Caro, alla prova dei fatti: cioè devono scannerizzare le aree cerebrali per provare le loro ipotesi.

Regolamentare l'economia

Gli uomini della McKinsey fruiscono sicuramente di osservatòri privilegiati e possono contribuire a dare risposte alla soluzione della crisi in atto: ci prova Patrick Butler che trae insegnamenti per il futuro dagli errori insiti nella regolamentazione attuale:
Regulation
affontare con maggiore decisione le banche too big too fail; prendere atto che si deve ripensare alla scissione della banca universale, dato che i rischi  della banca commerciale e della investment bank non possono ricadere allo stesso modo sulla tutela dei depositi e sulle garanzie statali; regolamentare gli intermediari finanziari non bancari; migliorare la trasparenza dei prodotti finanziari; migliorare i requisiti di adeguatezza patrimoniale; ripensare il modello di vigilanza e realizzare la cooperazione internazionale.
Trovare una soluzione sembra arduo, soprattutto alla luce di quanto sostiene
Michele Zanini che fin dal 2005 cerca di ipotizzare la direzione di marcia dei giganti globali.
PowerCurves0Più recentemente (ott. 2008) egli osserva che la tendenza all’aumento delle disuguaglianze nella dimensione e nelle performance delle grandi imprese ha subìto un’accelerazione a seguito della crisi finanziaria in corso.
Con riferimento al reddito netto delle principali 150 corporation globali, egli osserva che la loro distribuzione, ben lungi dall’essere una gaussiana, risulta meglio rappresentata da una power curve (v. l’immagine qui accanto): un curva cioè che dimostra che la maggior parte di quelle imprese produce redditi netti al di sotto della media.
Applicando il modello denominato power law, che riguarda la distribuzione della ricchezza fra individui molto ricchi, alle 30 maggiori banche USA, egli osserva una crescita  costante della disuguaglianza, dal 1994 al 2008, e una sua accelerazione successiva a seguito della crisi finanzaria. Potendo replicare l’osservazione per altri settori industriali, egli conclude osservando che, nonostante le power curve non rappresentino ‘leggi’ fisiche, esse dimostrano che sul mercato le imprese combattono, oltre che fra loro, anche contro un struttura industriale sempre più iniqua.
PowerCurvesIl che lo induce a chiedersi cosa vi sia in comune fra le catastrofi naturali e le catastrofi economiche: fascinating food for thought