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Una nuova stella filante: la Banca del Mezzogiorno.

TremontiFra i bizantinismi contenuti nei commi da 162 a 182 del ddl finanziaria 2010 (approvato il 22 dicembre scorso) mi pare meriti segnalare quelli relativi agli obiettivi della nuova banca: a) aumentare l’offerta di credito; b) sostenere le iniziative meritevoli di credito abbattendo il costo del denaro; c) canalizzare il risparmio verso iniziative che creino occupazione o che perseguono finalità etiche.
Sul punto a), mi pare che qualsiasi banca attualmente esistente in zona sia disponibile ad aumentare l’offerta di credito mediando con il rischio che ciò comporta; se cresce il rischio, bisogna decidere chi lo assume. Se lo assume lo Stato, dovrà essere fronteggiato dal bilancio pubblico, purché sia capiente. Se lo Stato partecipa al capitale sociale della nuova Banca, non fronteggia rischi futuri ma ‘presta’ soldi subito (per cinque anni), togliendoli da altre destinazioni. Se
garantisce i titoli di alcuni emittenti, assume rischi immediati, indipendentemente dall’esito delle iniziative finanziate da quelle emissioni: aumentando gli impegni e rischi, riduce però le risorse per altri investimenti.
Sul punto b), non penso esistano banche che evitano di finanziare le iniziative meritevoli di credito, purché a prezzi remunerativi. Se i prezzi sono politici, sarebbe utile capire chi pagherà la differenza.
Sul punto c), a parte le finalità etiche il cui contenuto mi sfugge, la creazione di occupazione tout court non mi sembra una finalità ammissibile; a meno che, anche in questo caso, non si decida chi pagherà.

Nel ddl appena approvato dal Parlamento vi sono una ventina di commi dedicati alla costituenda Banca del Mezzogiorno: ad essa si affidano grosso modo i medesimi obiettivi che non è stato possibile realizzare né con la Cassa per il Mezzogiorno, né con l’attività delle diverse banche che hanno insistito su quel territorio per lunghi decenni: i Banchi di Napoli, di Sicilia e di Sardegna, le diverse Casse di Risparmio (Sicilia, Calabria e Lucania, Puglia, Salernitana), i tre Istituti di credito speciale meridionali (Isveimer, Irfis e Cis).
Questa non trascurabile rete bancaria non pare sia riuscita a sviluppare il territorio nel corso della seconda metà del secolo scorso, finendo miseramente la propria corsa nelle braccia delle ‘banche del Nord’, grazie alle provvidenze della ‘Legge Amato’.
L’iniziativa governativa sembra ora voler sostituire le banche attualmente esistenti le quali, nel corso degli anni Novanta, hanno assorbito le rete delle banche meridionali appena ricordate fruendo di cospicui interventi pubblici.
Rispetto al passato, l’unica innovazione che mi sembra di intravedere nella nuova Banca sta nella forma giuridica: una SpA, cioè una forma che dovrebbe implicare un’azienda profit oriented (contrariamente alle non profit precedenti) e in grado di fare meglio il mestiere di banca rispetto alle aziende di credito attuali, subentrate al sistema bancario precedente.
Sarà interessante osservare gli sviluppi di questa nuova stella filante…

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