Guerra al Fiscal Compact:

Screen Shot 2014-06-26 at 05.48.31Oggi a Roma (ore 13, sala Stampa della Camera dei Deputati, via della Missione 4) Gustavo Piga e i componenti del comitato promotore per un referendum contro il Fiscal Compact illustreranno le ragioni della iniziativa referendaria. L’iniziativa si oppone ad un’applicazione automatica del Fiscal Compact che ci condurrebbe  ad una manovra da 20md e ad individuare un percorso che, nel periodo 2013-2016, diminuisca il deficit fra lo 0,9 e il 2,6% del PIL.

Pro-memoria: perché non vada perduto il confronto Perotti-Fontanelli

Il 6 nov. scorso il Questore Fontanelli è intervenuto alla Camera dei Deputati dichiarando che <<Il nostro bilancio è quello che parla di una diminuzione della spesa diffusa nelle voci essenziali: meno 9,1 sulla spesa che riguarda i compensi dei parlamentari; meno 5,79 nella spesa che riguarda il personale; meno 5,47 nella spesa di beni e servizi; meno 9,54 nei trasferimenti.>>

Ribatteva, l’on. Fontanelli, ad un pezzo pubblicato su lavoce.info dal prof. Perotti ove si sosteneva quanto fossero eccessivi i costi della Camera dei Deputati. Ieri sera, poi, assistendo ad uno dei soliti stucchevoli talk show, ho colto un intervento a dir poco sorprendente dell’on. Boldrini, Presidente della Camera.

Credo meriti tenere memoria di questo scambio di opinioni, segnalando la replica del prof. Perotti all’on. Fontanelli: per non dimenticare la protervia dei nostri nominati parlamentari. Anche se la stessa Corte Costituzionale dà spettacolo della propria. 

Sempre sui debiti della PA…

… di cui ci si è già occupati, notizie di stampa (IlSole24Ore, 14ix13, p.3) segnalano nuovamente che non è possibile procedere ad una compensazione fra debiti fiscali del contribuente e suoi crediti commerciali in contropartita con la P.A., perché è alquanto difficile che ai debiti commerciali di una Amm. Pubblica corrispondano debiti fiscali del contribuente verso la medesima (es. i debiti di una ASL non possono essere compensati con i crediti fiscali verso l’amministrazione centrale). Si sta perciò mettendo a punto una procedura di dilazione dei debiti fiscali dei contribuenti nei confronti dell’Amministrazione centrale a fronte dei debiti commerciali delle diverse amministrazioni pubbliche.

Si può notare che si parla molto dell’ammontare monetario disponibile per i ritardati pagamenti  (40 ml/€ dal 2014, soglie revisionate, forma giuridica e dimensione dei creditori) ma, come si vede, i problemi sono ben altri e si aggiungono a quelli relativi alla certificazione dei crediti medesimi.

Ancora sui debiti della P.A.

Si fa un gran chiacchierare dell’incresciosa situazione dei debiti della PA verso le imprese: da ultimo, il recente accorato appello del prof. Brunetta al Premier.

Mi pare che il ritardo abbia aggravato, di per sé, il problema a causa anche del deteriorarsi della situazione economico-finanziaria delle imprese: cerco di spiegarmi.

I crediti certi, liquidi ed esigibili dovrebbero essere già stati scontati dalle banche; ora si è reso possibile anche compensarli con le imposte.

Quelli scontati dovrebbero essere stati quelli vantati nei confronti di enti pubblici solvibili, altrimenti le banche si sarebbero caricate di ulteriori rischi di credito. Se è così, le linee di credito bancarie a favore delle imprese si si sono ridotte e, per ripristinarle, dovrebbe essere stato revisionato il loro merito di credito: se le imprese sono in difficoltà, mi pare difficile che le linee siano state ripristinate.

Gli altri crediti dovrebbero essere riscossi/compensati nel corso del 2014. I crediti non compensati, non verranno riscossi in contanti, ma in c/c, così andranno a ridurre le esposizioni bancarie delle imprese creditrici. Si porrebbe di nuovo il problema del ripristino delle linee di credito bancario condizionato da una revisione del merito di credito. Anche in questo caso, date le difficoltà delle imprese, mi sembra difficile un ripristino sic et simpliciter.

D’altra parte, la compensazione richiederà un’analisi circostanziata sulla qualità dei crediti e sulla solvibilità degli enti debitori.

Così il ritardo nei pagamenti si cumula col danno derivante dalla recessione: un bel problema sia per il sistema fiscale, sia per il sistema bancario.

Per una maggiore trasparenza dei conti pubblici

Civicum, associazione che promuove la diffusione e la trasparenza dei conti della P.A., invita il dr. Daniele Franco, recentemente nominato Ragioniere Generale dello Stato, ad offrire al pubblico conti pubblici chiari, comprensibili, aggiornati e consultabili facilmente in rete.

Possono le BC cancellare i debiti pubblici dei rispettivi Paesi?

Linkiesta pubblica un interessante pezzo di G. Arfaras ove si dà conto di un interessante dibattito (qui, qui e qui) che si chiede se sia possibile cancellare il debito pubblico dei Paesi a mani delle rispettive banche centrali. La domanda cerca di rispondere all’osservazione dell’incapacità delle politiche monetarie e fiscali di supportarsi l’una con l’altra.

Con riferimento alla BoE, si osserva che essa detiene la non irrilevante quota del 25% del debito pubblico britannico. Misurando il peso relativo di tale ammontare sull’Attivo della BoE, la cancellazione richiederebbe un abbattimento di analogo ammontare del Netto patrimoniale. Nonostante l’espansione dei bilanci delle banche centrali seguita alle recenti operazioni di QE, il peso sull’Attivo e il conseguente abbattimento del Netto non dovrebbero essere di ammontare irrilevante.

Una soluzione potrebbe essere quella di cancellazioni e abbattimenti scaglionati nel tempo.

Con riferimento alla BCE, l’ipotesi sembra presentarsi più macchinosa ma non impossibile: il Netto, infatti, appartiene pro-quota ai detentori del capitale sociale e quindi cancellazioni e abbattimenti dovrebbero realizzarsi pure pro-quota, nel tempo e regressivamente, con il vincolo di mantenere intatto l’assetto della governance.

Dinamica del debito e dell’avanzo primario italiani

La figura presenta l’ipotetico andamento futuro del Debito pubblico (a sx) e dell’avanzo primario (a dx), entrambi in % del PIL.

Le curve azzurre rappresentano la diminuzione del Debito (continua) al modificarsi dell’avanzo primario (tratteggiata): si tratta di uno scenario di base fondato sulle stime del Governo fino al 2015, ma proiettate negli anni futuri (pareggio di bilancio; costo medio del debito e crescita uguali al 2015). Come si vede il rapporto D/PIL inizia a ridursi dal 2013 per scendere al di sotto di 100 nel 2019, grazie ad un avanzo primario in crescita fino al 2015 che poi scende gradualmente.

Se, invece, i tassi nominali dei titoli pubblici dovessero diminuire di un punto e la crescita economica dovesse aumentare di mezzo punto, anche per effetto delle riforme strutturali, si avrebbe lo scenario rappresentato dalle curve verdi, più convenienti dal punto di vista generale.

Qualora invece i tassi nominali dei titoli pubblici dovessero aumentare di un punto e la crescita economica fosse inferiore al mezzo punto percentuale, si otterrebbero le curve rosse, meno convenienti dal punto di vista generale. (Approfondimenti in Bd’I, Rapporto sulla stabilità finanziaria, n. 3/ 2012, p. 9).

Se l’interesse generale è rappresentato abbastanza precisamente dalla diminuzione del debito, e quindi dall’aumento dell’avanzo primario, il ceto politico dovrebbe darsi carico di rappresentare queste dinamiche al largo pubblico: l’avanzo primario, data l’attuale pressione fiscale, si conquista riqualificando la spesa pubblica, cioè riducendola selettivamente (spending review) e, nel contempo, attivando riforme che derivano da un ripensamento del ruolo dello Stato nell’economia: quanto e dove lo Stato svolge funzioni di sussidiarietà.

Il ceto politico potrebbe in questo modo svolgere anche l’importante funzione di mediazione fra gli interessi generali e gli interessi delle varie corporazioni in campo, fungendo da cinghia di trasmissione fra esigenze della tecnica e quelle della politica.