Se la carne è debole…: tecnica, politica, istituzioni.

L’annuncio di Bloomberg, secondo il quale la BCE si accinge ad affidare a Blackrock l’attività di consulenza in materia di acquisti di ABS che BCE stessa ha in animo di effettuare, mi richiama alla mente le seguenti considerazioni:

a) le ABS sono emesse da veicoli di regola di proprietà delle banche che hanno convenienza a cartolarizzare i loro crediti;

b) Blackrock detiene partecipazioni non irrilevanti, ad es. nelle più grandi banche italiane;

c) la BCE dovrebbe essere dotata di strutture organizzative in grado di decidere in via autonoma quali ABS acquistare; tuttavia potrebbe desiderare un confronto con un terzo (appunto con Blackrock) e per questo si avvale della sua consulenza;

d) ma… se BCE decide di comprare ABS di un veicolo, poniamo di BancaIntesa, banca nella quale la partecipazione di Blackrock non è trascurabile, il confronto BCE-Blackrock sarebbe prevalentemente improntato alla dialettica o all’acquiscenza?

e) il dilemma viene risolto dai protocolli previsti per prevenire potenziali conflitti d’interesse.

Vista da lontano, questa faccenda non sembra così chiara come sembra: non resta che osservare, se sarà possibile e trasparente, la prova dei fatti.

 

Sempre sui debiti della PA…

… di cui ci si è già occupati, notizie di stampa (IlSole24Ore, 14ix13, p.3) segnalano nuovamente che non è possibile procedere ad una compensazione fra debiti fiscali del contribuente e suoi crediti commerciali in contropartita con la P.A., perché è alquanto difficile che ai debiti commerciali di una Amm. Pubblica corrispondano debiti fiscali del contribuente verso la medesima (es. i debiti di una ASL non possono essere compensati con i crediti fiscali verso l’amministrazione centrale). Si sta perciò mettendo a punto una procedura di dilazione dei debiti fiscali dei contribuenti nei confronti dell’Amministrazione centrale a fronte dei debiti commerciali delle diverse amministrazioni pubbliche.

Si può notare che si parla molto dell’ammontare monetario disponibile per i ritardati pagamenti  (40 ml/€ dal 2014, soglie revisionate, forma giuridica e dimensione dei creditori) ma, come si vede, i problemi sono ben altri e si aggiungono a quelli relativi alla certificazione dei crediti medesimi.

Riuscirà un aumento della regole…

…ad evitare altri dissesti bancari? Difficile a dirsi, visto che nel passato dissesti e regole si sono susseguiti senza soluzione. Sarebbe sufficiente che essi, almeno, fossero posti a carico degli azionisti e dei loro manager, piuttosto che a carico della fiscalità generale.

Vedremo che seguito avrà l’Applicazione in Italia del Regolamento (UE) n. 575/2013 e della Direttiva 2013/36/UE di competenza della Banca d’Italia.

Ancora sui debiti della P.A.

Si fa un gran chiacchierare dell’incresciosa situazione dei debiti della PA verso le imprese: da ultimo, il recente accorato appello del prof. Brunetta al Premier.

Mi pare che il ritardo abbia aggravato, di per sé, il problema a causa anche del deteriorarsi della situazione economico-finanziaria delle imprese: cerco di spiegarmi.

I crediti certi, liquidi ed esigibili dovrebbero essere già stati scontati dalle banche; ora si è reso possibile anche compensarli con le imposte.

Quelli scontati dovrebbero essere stati quelli vantati nei confronti di enti pubblici solvibili, altrimenti le banche si sarebbero caricate di ulteriori rischi di credito. Se è così, le linee di credito bancarie a favore delle imprese si si sono ridotte e, per ripristinarle, dovrebbe essere stato revisionato il loro merito di credito: se le imprese sono in difficoltà, mi pare difficile che le linee siano state ripristinate.

Gli altri crediti dovrebbero essere riscossi/compensati nel corso del 2014. I crediti non compensati, non verranno riscossi in contanti, ma in c/c, così andranno a ridurre le esposizioni bancarie delle imprese creditrici. Si porrebbe di nuovo il problema del ripristino delle linee di credito bancario condizionato da una revisione del merito di credito. Anche in questo caso, date le difficoltà delle imprese, mi sembra difficile un ripristino sic et simpliciter.

D’altra parte, la compensazione richiederà un’analisi circostanziata sulla qualità dei crediti e sulla solvibilità degli enti debitori.

Così il ritardo nei pagamenti si cumula col danno derivante dalla recessione: un bel problema sia per il sistema fiscale, sia per il sistema bancario.

Si avvia un canale non direttamente bancario?

Sul Corsera del 5 luglio scorso, Fabio Savelli ci informa che una BCC del cuneese ha collocato dei minbond presso una quindicina di investitori a favore della società CAAR (indotto Fiat). La notizia merita almeno un’osservazione: non bisogna essere banche di grandi dimensioni per assumere iniziative innovative!

La notizia è importante perché si affianca a quella analoga che vede Finanziaria Internazionale, MPS e Confindustria Toscana alleati per attivare un analogo canale di finanziamento: dopo una decina di mesi dall’entrata in vigore del Decreto Sviluppo del Governo Monti, forse qualcosa si muove.

Valutazione dei crediti deteriorati

La Banca d’Italia ha ieri pubblicato un’importante comunicazione  in materia di valutazione dei crediti deteriorati e di dividendi per il bilancio 2012 e di contenimento dei costi per l’anno in corso. La comunicazione segue un analogo invito formulato l’anno passato relativamente al bilancio 2011.

Credit crunch

In questo grafico si vede bene come le armi della politica monetaria della BCE siano in parte spuntate: tassi bassissimi e previsione di ulteriore diminuzione. Prodotto e  credito in diminuzione con scarsa possibilità di interventi pubblici, data la consistenza dei debiti sovrani. Sembra improcrastinabile un consistente ridimensionamento della spesa pubblica (Fonte: Ricerche e Analisi, SYZ Asset Management, 4 luglio 2012).

I debiti delle imprese italiane

La Relazione annuale della Bd’I riporta il grafico che segue dal quale si possono trarre alcune considerazioni:

1) la curva rossa rappresenta l’andamento del rapporto fra debiti non commerciali e fonti (leverage): la carenza di mezzi propri è continuata nel periodo rendendo le imprese sempre meno indipendenti dalle banche;

2) dal 2009, la crescita del leverage non è proseguita: probabilmente per effetto del credit crunch piuttosto che per effetto degli apporti di mezzi propri;

3) si conferma un sistema italiano bancocentrico: il ricorso al mercato finanziario risulta estremamente ridotto (segmento celeste) e le imprese continuano a dipendere dal credito bancario (somma dei segmenti verde e blu): <<la dipendenza dal finanziamento bancario è rimasta elevata, mentre è diminuita nell’area dell’euro e nei paesi anglosassoni a fronte di un accresciuto ricorso al mercato obbligazionario>>;

4) i prestiti bancari <<con scadenza originaria inferiore a dodici mesi è pari al 38 per cento, a fronte del 24 nell’area dell’euro. Livello e composizione dell’indebitamento verso il sistema creditizio hanno reso le imprese italiane particolarmente vulnerabili ai rischi di tasso>> e al rischio di rinnovo dei prestiti in scadenza.

Si tratta, come è noto, di una situazione strutturale: dal punto di vista delle imprese è maggiormente conveniente rischiare il capitale di credito invece che il capitale proprio trasferendo così il rischio d’impresa sulle banche.

I danni, per queste ultime, sono noti: margini lordi erosi dalle svalutazioni cui seguono ridotti incrementi dell’autofinanziamento e, di conseguenza, pressanti richieste di aumenti di capitale sociale per contenere i rischi dell’attivo come previsto da Basilea. Continua a leggere “I debiti delle imprese italiane”

La redditività attesa delle banche

Il Rapporto sulla stabilità finanziaria (n. 3, aprile 2012) della Banca d’Italia segnala fra l’altro che la redditività attesa delle banche dell’eurozona nei prossimi vicini anni è in netta diminuzione come si evince dal seguente grafico (pag. 15):

La conseguenza più immediata di tali aspettative richiederà alle amministrazioni di dover scegliere fra una ulteriore riduzione dei dividendi e una ulteriore riduzione dell’autofinanziamento, il quale implica una diminuizione del tasso di crescita dei mezzi propri.

A parità di rischiosità dell’attivo, quest’ultima riduzione potrebbe però essere compensata da un aumento degli apporti di mezzi propri da parte dei soci, a salvaguardia della sostenibilità dell’attivo in essere.

Rimane aperta la questione dell’aumento della rischiosità dell’attivo, collegata con l’auspicata crescita e possibile soltanto da altri aumenti di mezzi propri da parte dei soci.