Società di rating riconosciute dalla Banca d’Italia

E’ stato pubblicato ieri un aggiornamento delle società di rating riconosciute dalla Banca d’Italia: si tratta di Fitch, Moody’s, S&P, Cerved e DBRS. Per ciascuna società sono indicati anche i rating rilasciati e i comparti di merito di credito cui essi si riferiscono.

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Capire i rating delle 3 società maggiori

Per capire le iniziative relative al downgrading dell’Italia e di altri Paesi da parte delle tre principali società di rating, andrebbero consultati i documenti che hanno supportato le decisioni prima di affidarsi ad interpretazioni complottiste: Moody’s, Fitch e Standard&Poor’s.

Disincagliare le banche per disincagliare le imprese

L’accomodante politica monetaria della BCE si arricchisce da oggi della temporanea attivazione di un altro importante strumento operativo: la possibilità di costituire prestiti bancari in garanzia di finanziamenti di banca centrale.

L’iniziativa si affianca alle due operazioni a lungo termine (LTRO, la prima della fine del dicembre scorso e l’altra che partirà il prossimo 1° marzo 2012) attraverso le quali si cerca di perseguire l’obiettivo di fornire liquidità al sistema bancario per favorire, dapprima, il risanamento delle banche fortemente provate dalla crisi e, successivamente, per creare le condizioni volte a favorire il finanziamento delle imprese meritevoli di credito.

Con riferimento al provvedimento sulle nuove attività idonee (eligible), si possono proporre almeno tre osservazioni: il ruolo delle ECAI, il merito di credito di tali attività, l’espansione monetaria. Continua a leggere “Disincagliare le banche per disincagliare le imprese”

Possiamo evitare le società di rating?

L’altro giorno il Presidente della BCE, Mario Draghi, oltre a segnalare ancora una volta la gravità della situazione economico-finanziaria dell’Eurozona, ha ‘declassato’ la funzione delle società di rating (External Credit Assessment Institutions, ECAI).

A’  la guerre comme à la guerre, si potrebbe dire, se non fosse che le previsioni delle linee guida approvate dal Committee of European Banking Supervisors (c.d. Comitato di Basilea), che la Banca d’Italia ha fatto proprie anche con gli aggiornamenti della Circolare 263 (Dicembre 2011), fondano sui giudizi delle ECAI gran parte dei ragionamenti sui rischi bancari.

L’elenco delle ECAI asseverate dalla Banca d’Italia è il seguente: Fitch Ratingsm, Moody’s Investors Service, Standard & Poor’s Rating Services, Cerved Group (già Lince) e loro controllate.

Il downgrade di S&P e… the Real Elephant in the Piazza

Commento (tradotto liberamente dal sottoscritto) del recente downgrade italiano da parte di S&P:
<<Il recente downgrade del debito italiano non ha sorpreso nessuno di coloro che seguono il mercato mobiliare italiano: osservando il FTSE MIB nel medio termine si osserva una debole performance, un minimo di -71.6% nel marzo 2009 rispetto alla punta del maggio 2007 e, ancora il 20 settembre scorso, un livello di -67.6% (come si vede dal grafico che segue).FTSE MIB

S&P utilizza 5 indicatori più importanti per dare il rating sui debiti sovrani:
– politico, relativo alla capacità di governare le finanze pubbliche e lo sviluppo e di reagire agli shock;
– economico, cioè una combinazone fra livello del reddito, prospettive di sviluppo, diversificazione e volatilità dell’economia;
– esterno, relativo alla capacità di generare risorse dall’estero per fronteggiare il debito dei non residenti;
– fiscale, relativo alla sostenibilità del deficit e del debito accumulato;
– monetario, relativo alla capacità di mantenere l’affidabilità del Paese nel tempo.
E’ stato spiegato publicamente che il downgrade è dipeso prevalentemente dalla valuatzione dei due fattori politico e fiscale.
Nel caso italiano, peraltro, è probabilmente il fattore demografico (there is a demographic elephant in the room) a preoccupare S&P che riscontra una scarsa capacità nel lungo termine di migliorare.
Il grafico che segue (dati del U.S. Census Bureau) mostra la differenza fra una piramide standard e la distribuzione della popolazione italiana per età e per sesso.PopEle

L’Italia ha un sorprendente rigonfiamento nella fascia di età 35-49 che, nelle economie sviluppate, viene associata agli anni di maggior reddito.
Se i governanti ricodurranno questa anomalia nella giusta direzione, l’Italia potrà risollevarsi.
Se, invece, non se ne libereranno rapidamente, saranno le prossime generazioni a sopportarne il peso>>.
Ma, vien da chiedersi, a quale comparto della politica italiana interessano queste osservazioni?