Questioni di NPL 5: Atlante e i bidoni di Akerloff

Leggevo un interessantissimo paper, che fa il punto della situazione italiana in materia di NPL, e le informazioni che passano sulla stampa relativamente alle difficoltà che incontra la partenza del Fondo Atlante 2.

Le difficoltà mi sembra vengano attribuite, in larga parte e in sintesi, alla scarsa fiducia degli operatori sulla veridicità dei dati di bilancio in materia di NPL, nonostante l’argomento sia stata trattato approfonditamente negli ultimi periodi. L’impressione è cioè che i NPL siano sottovalutati rispetto alla situazione economico-finanziaria effettiva delle imprese e delle famiglie indebitate.

Se non ho capito male, la scarsa fiducia degli operatori discende dunque dalla scarsa attendibilità dei dati di stock degli NPL, i quali poi si ripercuotono nei tassi di recupero (cure rate) realizzabili e quindi sul loro prezzo. E’ evidente che ad un cure rate elevato corrisponde il prezzo elevato di un NPL.

Ad esempio, ad una partita in sofferenza non garantita (= cure rate estremamente ridotto), corrisponde un valore di mercato che viaggia intorno al 3-5% del suo valore di bilancio. Se un’analoga partita è garantita da un immobile commerciale, il cure rate dipende dal valore corrente degli immobili commerciali nella zona e dalle aspettative dell’investitore sul cure rate. Ecc.

Quindi il prezzo di un NPL dipende anzitutto dal cure rate.

Ma non solo; e mi sembra che uno degli elementi clou di questa sfiducia, che accentua cioè la sfiducia nell’attendibilità dei valori di bilancio degli NPL, sia implicita nei dati di stock.

Ad esempio, se, a seguito della due diligence si appura che una partita viva è una partita morta, significa che la banca ha considerato una partita in sofferenza come se essa fosse in bonis e che, quindi, non la ha svalutata progressivamente.

Cosa significa questo?

Poiché una posizione difficilmente entra in difficoltà dall’oggi al domani (dati i molteplici segnali che indicano il deterioramento di una posizione), i criteri della sana e prudente gestione, sempre richiamati dalla Vigilanza, richiedono che le partite vengano progressivamente svalutate (comprese quelle in bonis). E’ evidente che la svalutazione di una posizione implica l’imputazione di costi che, a parità di proventi, riducono l’utile lordo e quindi, alla fin fine, i dividendi, gli utili cumulati e i fondi propri.

Da qui, la resistenza degli Organi delle banche nel prendere atto del deterioramento delle posizioni, che:

  • appaleserebbe l’insipienza nella gestione del credito e, a monte, l’insipienza nella gestione delle imprese;
  • ridurrebbe l’accumulazione di profitti e di fondi propri, ridurrebbe i dividendi e il valore di mercato delle azioni;
  • accentuerebbe i rischi di reputazione dei componenti gli Organi delle banche.

Se lo schema di cui sopra è corretto, ne segue che chi compra NPL deve stare ben attento che non si tratti di `bidoni’ (i lemon di Akerloff), cioè di partite che sono ben più deteriorate di quanto non compaia nei bilanci, ove risultano sottovalutate.

In conclusione, mi pare che le difficoltà di partenza del Fondo Atlante 2, del quale si parla da qualche mese, siano dovute a due ragioni fra loro indissolubilmente intrecciate:

  1. la possibilità del Fondo di condurre una due diligence adeguata che appuri sia il cure rate sia un’accettabile corrispondenza fra valori di bilancio dei NPL ed effettiva realtà economico-finanziaria sottostante dei debitori;
  2. la fiducia che i sottoscrittori delle quote del Fondo ripongono sulla citata due diligence.
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7 commenti

  1. gml
    Inviato agosto 9, 2016 alle 1:55 am | Permalink | Rispondi

    PS:
    rispetto a quanto scritto prima, probabilmente è opportuno considerare unsecured anche le sofferenze assistite da garanzie personali (che MPS definisce “secured with personal guarantee”).
    In tal caso la % di unsecured è più alta (55% se si guardano i dati al 31.12.2015, 45% secondo quanto dichiarato da Enrico Fagioli nella press conference di fine luglio)

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    • Inviato agosto 10, 2016 alle 7:42 am | Permalink | Rispondi

      Secure e/o unsecured, second me, non si può prescindere dal tasso di recupero (cure rate): a naso, ma non ho prove da addurre, i prezzi che girano sulla stampa sono eccessivi e, penso, servano a creare un ambiente favorevole al loro smaltimento.
      In questo mestiere, si sprecano gli esperti ciarlatani: ma loro devono vendere, mica accertare la qualità di quello che vendono (venghino, Signori, venghino….).

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      • gml
        Inviato agosto 10, 2016 alle 12:57 pm | Permalink | Rispondi

        Il “cure rate” se ricordo bene è dato dalla % di ritorni in bonis + estinzioni senza perdite: temo che nel caso delle sofferenze di mps (ma anche di altre banche) si parli di numeri talmente bassi da essere scarsamente incisivi.
        Determinante invece il recovery rate: sospetto che a prescindere dalla terminologia concordiamo perfettamente. 🙂
        Lei che recovery si attenderebbe (al netto di costi di gestione, incasso, legali, struttura ecc.)?

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        • Inviato agosto 11, 2016 alle 4:49 pm | Permalink | Rispondi

          Grazie della precisazione: è probabile che abbia sbagliato perché vado a memoria.
          A mia discolpa, inoltre, immagino si stia parlando di sofferenze che suppongo di difficile recupero (cure) anche se con garanzie da escutere (ricovery). Ma se si allarga anche agli incagli… ma non oso pensarci. Se si allarga fino ai crediti ristrutturati… aiuto!
          Io non ho il polso della situazione effettuale perché sono un semplice osservatore e non ho strumenti per attendermi valori percentuali.
          Mi avvalgo di notizie di pubblico dominio: osservo dunque che dire che si comprano i NPL al 33%, ad es. del valore di carico al 31 dic. 2015 e supponendo al lordo di tutti i costi che lei segnala, richiederebbe aver esperito una due diligence adeguata. Almeno il 33% dovrebbe essere una media ponderata.
          D’altra parte, mi chiedo: come mai almeno una parte di tutta la liquidità che girerebbe per il mondo non precipita, o non si sposta in Italia dove vendono banche a 0,1€ in uno dei territori celebrati per la sua efficienza, imprenditorialità, innovazione, ecc.? Come mai non precipita in una delle 4 famose anche risanate? O nel sanissimo MPS che in borsa viaggia a 0,25-0,30€ con le Contrade disposte a ri-finanziarlo?
          Ha ragione: non è un problema di definizione ma di aspettative sui valori di carico, dai quali partire per fare due conti.

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  2. Marco Zanchi
    Inviato agosto 4, 2016 alle 4:34 pm | Permalink | Rispondi

    Caro Professore, sempre interessantissime le Sue osservazioni. Parlo per esperienza più pratica di ex DG di una banca e AD di una fiduciaria, che di docente di Economia e regolazione dei mercati finanziari. Direi che è piuttosto complesso valutare gli stock di NPL perchè appunto non c’ è stata una stratificata omogeneità di valutazione negli anni precedenti. Sovente trascuratezza e reticenza degli organi gestori nel portare a sofferenza , ad incaglio , a past 2 posizioni che lo erano “conclamatamente”, controreazione spesso eccessiva degli organi di vigilanza a vario livello nell’ imporre accantonamenti. Mi stupivo da giovane quando vedevo all’ opera le principali società di rating nel portare avanti securitizations (o securitisations a seconda della moda americana o britannica) basandosi in Italia solo sul cosidetto loan to value, una follia, in cui mi sentivo inadeguato a comprendere (ed avevo ragione, dalla vecchiaia…). Inoltre la componente per così dire “culturale” del ceto dirigente bancario ha il suo peso nella questione NPL : perlopiù di provenienza “commerciale” anni ’90 (ex capi area) o di ufficio centrale (prevalentemente pianificazione e controllo, di quelli che non hanno mai fatto credito in vita loro) gli attuali AD delle banche, con stimate eccezioni, capiscono poco del business centrale del mondo bancario attuale : il recupero e la gestione dei crediti problematici, che in parte loro stessi hanno incrementato e promosso nel ventennio passato. Quindi uffici recupero disorganizzati, malgestiti, poco informatizzati, pieni di conflitti di interesse ( centinaia di studi legali esterni gravitano sul business), poco funzionali : da qui NPL recuperabilissimi (basterebbe qualche telefonata ben fatta) e svalutatissimi, vero affare per i recuperatori esterni (perlopiù nel mondo retail e non garantito..) e crediti ad imprese con garanzie reali improbabili. C’ è molta strada ancora da percorrere…..

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    • Inviato agosto 8, 2016 alle 8:03 am | Permalink | Rispondi

      Grazie mille dell’apprezzamento dr. Zanchi.
      Accanto alle sue osservazioni, secondo me tutte condivisibili, osservo che a Mestre vi è una banca, pure quotata, che ha fatto dei NPL il suo business…

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      • gml
        Inviato agosto 9, 2016 alle 1:40 am | Permalink | Rispondi

        Ed è una banca ottimamente gestita, che ha dato grandi soddisfazioni ai suoi azionisti (io lo ero).
        Significativo che si concentri quasi esclusivamente su NPL retail unsecured…
        Se guardiamo invece al caso sotto i riflettori in questi gg (MPS):
        % retail nelle sofferenze (gross): 11,2%
        % unsecured (gross): ca. 30%
        non so quanti siano i retail unsecured, ma mi stupirei se si discostasse significativamente dal 3-4% gross (11,2%*30%), che diventa naturalmente ancora meno considerando invece i valori netti (intorno all’1%-2%, quindi ca. 100-200 mln € su un totale di 9,2 mld €)
        Coerentemente, la banca di Mestre ha già dichiarato di non essere interessata all’acquisto/gestione delle sofferenze MPS se non appunto per questa specifica tranche.

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