Liquidità aggiuntiva all'Eurosistema

Le preoccupazioni della BCE traspaiono dall'annuncio di ieri.
La BCE ha infatti annunciato due ulteriori operazioni volte ad immettere liquidità nel sistema: si tratta di due operazioni di fine-tuning (FTOs) della durata di un giorno e che avranno luogo il 20 dicembre p.v. e il 28 febbraio 2012. In quei giorni, l'asta avrà luogo alle 9,30 e si chiuderà alle 10,05; i fondi saranno assegnati il giorno successivo e dovranno rientrare il giorno seguente.
Queste operazioni, come annunciato l'8 dicembre scorso, si affiancano ad altre due operazioni di rifinanziamento a più lungo termine (a 36 mesi) che avranno luogo rispettivamente il 22 dicembre p.v. e il 1° marzo 2012.
Tutte e quattro affiancano
le periodiche operazioni di rifinanziamento principale (settimanali con scadenza settimanale e mensili con scadenza al mese successivo).
   

Ricapitalizzare le banche

L'8 dicembre scorso la European Banking Authority (EBA), la cui attività è iniziata il 1° gennaio 2011 a seguito del Regolamento 1093/2010 del Parlamento e del Consiglio europei, ha pubblicato i risultati di un esercizio teso ad individuare le necessità di mezzi propri delle banche dell'UE, cui fa fatto seguito la seguente Raccomandazione volta a ristabilire la fiducia nel sistema bancario europeo.
L'esercizio illustra i deficit patrimoniali delle singole banche, suddivise per Paese: a livello aggregato, invece, il deficit Paese per Paese si osserva nella seguente tabella:

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La Tabella e le relative note si trovano in calce alla Raccomandazione, mentre l'elenco delle banche deficitarie si trova all'interno dell'esercizio sopra citato. I deficit in questione sono rapportati alle previsioni di Basilea3 (CRD3: direttiva 2010/76/CE).
 

Le responsabilità dell'Italia rispetto all'Euro

Jonathan Gray (The Open Knowledge Foundation) regala questo bellissimo grafico che illustra la variazione dei debiti pubblici in rapporto al PIL dei Paesi dell'Eurozona dal 2000 al 2010.

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Si può notare come nel 2000, fra i Paesi UEM, il Belgio, la Grecia e l'Italia, fossero attestati su di un rapporto ben al di sopra della previsone del Trattato di Maastricht (60%): l'accesso alla moneta unica venne consentito purché i tre Paesi dimostrassero un trend di rientro verso un rapporto del 60%.
Invece, solo il Belgio nel decennio ridusse il rapporto di oltre 10 punti, la Grecia lo aumentò di oltre 40 punti e l'Italia di almeno 9 punti percentuali.
Anche Germania, Francia, Spagna e Portogallo aumentarono di molto il rapporto ma non giunsero mai al livello minimo di parteza consentito all'Italia (circa 110%).
Da notare poi che Portogallo e Irlanda subirono un attacco della speculazione in prossimità di un rapporto del 95-95% e la Grecia ben oltre quel livello: la ridotta forza economica di questi Paesi, probabilmente  fu alla base dell'attacco degli speculatori.
I quali, vista la tiepida reazione degli altri partner europei, si sono più recentemente rivolti ad altri soggetti (Italia e Belgio), cercando di lucrare sullo spread rispetto ai bund.
Ora sembra che le cinque banche centrali più importanti (BCE, FED, Canada, Svizzera e Giappone) si siano rese conto che un tracollo dell'euro non è conveniente per nessuno e il 30 novembre scorso hanno sottoscritto un provvedimento congiunto volto a contrastare la speculazione verso l'euro (realizzata tramite la speculazione sui titoli di Stato italiani).
I mercati ne hanno preso atto rapidamente e gli effetti si sono visti.
E' probabile si tratti però di effetti temporanei: solo un deciso risanamento dei conti italiani può garantire la sopravvivenza dell'euro e la ripresa del controllo dell'inflazione da parte della BCE.
In caso contrario, le responsabilità italiane, ancorché mitigate dalle asperità di chi non vuole pagare i nostri conti, sarebbero notevoli. Non oso pensare a cosa accadrebbe nel nostro Paese a seguito di un tracollo dell'euro.

Come aumentano i debiti pubblici nel mondo

Il grafico interattivo che segue pubblicato sul sito dell'Economist e cortesemente suggeritomi da Paolo Franco, studente del CdL in Economia e Finanza del mio Ateneo, illustra la velocità di crescita dei debiti pubblici presso diversi Paesi del mondo (clic sull'immagine per accedervi).
 

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Grazie a questa tecnologia, si può osservare come, ogni secondo, qualche Paese aumenti il suo debito (in $ USA). L'orologio non è una novità (riprende quello di Times Square a New York); l'innovazione consiste nella quantità di Paesi che vengono monitorati.
La crescita compessiva del debito è importante perché se avviene a ritmi maggiori della crescita del PIL (come è accaduto negli ultimi anni), si prospetta un maggiore intervento dello Stato nell'economia, di per sè foriero di future tasse addizionali.
Inoltre, dovendo il debito essere rinegoziato sistematicamente, da un lato ogni Governo si sottopone periodicamnente al giudizio dei sottoscrittori, dall'altro maggiore è il il totale dei debiti pubblici, maggiore è il rischio di una crisi fiscale e maggiori saranno le ripercussoni di questa eventuale crisi nell'economia.
L'osservazione istantanea della crescita del debito ha il vantaggio di rendere consapevoli in 'tempo reale' gli osservatori di un singolo Paese dell'avvicinarsi di una crisi.

Per i detrattori dell'€

I detrattori italiani dell'€ dovrebbero ben ricordare le svalutazioni compettive dell'Italia e l'iniqua redistribuzone dela ricchezza conseguente a tassi di inflazione sostenuti.
L'adozione dell'€, e ancor prima le aspettative che l'hanno preceduta, hanno prodotto un drastico ridemensionamento di questo cancro silente dell'economia che si alimenta dell'illusione monetaria.    
I tassi della BCE sono recentemente diminuiti nonostante l'inflazione sia in crescita: in presenza di una crisi profonda come quella attuale, che richiede dosi massicce di liquidità nella speranza di disincagliare l'economia, non è pensabile che l'inflazione non ne risenta:

Screen shot 2011-11-13 at 11.37.08 AMPer una osservazione cinematica dell'inflazione nell'Eurozona e presso i singoli Paesi è illuminante la seguente dashboard.

Per quanto riguarda l'Italia (v. ISTAT):

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Bce, Governo italiano, CE e Imprese: ordini e proposte

L'altro giorno, Olli Rehn ha inviato una lettera-questionario che pone 39 quesiti
QuestionarioRehnal Governo italiano che aveva inviato a Bruxelles il 26 ottobre scorso una lettera di intenti con la quale si indicavano i provvedimenti necessari a risolvere la profonda cris in cui si dibatte l'Italia.

Gli intenti governativi sono stati ritenuti eccessivamente generici e hanno dato l'impressione si trattassse dele solite 'stelle filanti' cui ci ha abituato il Governo in questi ultmi tre anni.
LettGov111026
Lettera Gov. 26.11.11

Non resta che memorizzarle e verificare se adempiremo alle richieste.


La lettera BceLa Iettera di Olli Rehn segue la lettera di 'consigli' della BCE al Governo italiano con la quale si indicava l'elenco dei provvedimenti attesi che si sarebbero dovuti realizzare entro il 30 settembre.

Le proposte delle imprese Le proposte delle impreseLe proposte delle imprese italiane (Abi, Ania, Confindustrai, Allenza delle Cooperative italiane e Imprese Italia), pubblicate il 30 settembre scorso elencano una serie di importanti proposte per fronteggiare la crisi.

Pubblico i documenti a futura memoria. Non ho fatto la stessa cosa, ahimé, col documento lasciato dal T. Padoa Schioppa alla fine del suo mandato di Ministro dell'Economia.     

Comprare rischio Italia

Chi acquista oggi titoli di Stato italiani a tasso fisso, può fruire di alcuni vantaggi: un rendimento superiore al 6% annuo (fisso per il periodo nel corso del quale si terranno i titoli) e un guadagno in conto capitale, qualora il tasso di rendimento scenda.
Ovviamente l'acquirente rischia che il rendimento non scenda e/o che l'Italia sia dichiarata in default.
Nel primo caso, il rendimento resta comunque ragguardevole e converrà tenere i titoli per un periodo non breve. Nel secondo caso vi sarebbe il tracollo dell'euro: l'ipotesi, al momento, mi sembra piuttosto azzardata nonostante tutto.
Se così è, in un'ottica di diversificazione degli attivi, la scelta di acquistare titoli di Stato italiani a tasso fisso per esigui ammontari (20-25 mila €), mi sembra ottima.
Ma il patriottismo non c'entra.

Il debito pubblico italiano pro-capite secondo Bloomberg (1994-2011)

Ringrazio l'amico che ha attirato la mia attenzione sul grafico che segue: vi è una convincente rappresentazione del debito pubblico italiano in capo ad ogni cittadino, dal 1994 al 2011, e del contributo fornito dai diversi governi susseguitisi negli anni. Come al solito, un grafico è più eloquente di tante chiacchiere.

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Sempre sul debito pubblico 2008-2011

Erik Nielsen, capo economista di Unicredit, riprende sul FT dell'11 ottobre scorso l'idea della configurazione di 'debito pubblico allargato' o aggregato: a parte il fatto che, oggi, l'unica configurazione che conta è quella di debito pubblcio tout court, continuare ad ipotizzarne una configurazione allargata senza affrontare il tema della libertà di adesione ad una inziativa del genere appare fuorviante.

Sommare algebricamente, infatti, debito pubblico italiano ad attivo finanziario privato (cioè a mani delle Famiglie), significa ipotizzare che sia possibile ricorrere ad un consolidamento, palese o surrettizio, di almeno una parte del rischio Italia a mani dei privati.

Se già nell'estate 2007 (crisi statunitense dei mutui subprime) era ingenuo sostenere che andava tutto bene e che l'Italia se la sarebbe cavata, ora dovrebbe essere chiaro che l'acqua è arrivata alla gola: i tre anni perduti distribuendo a piene mani iliusioni e lanciando stelle filanti, andrebbero ora recuperati in tempi rapidi e con politcihe ferree. Con questa montagna di debiti, dobbiamo sperare in politiche a costo zero e quindi a politiche di riduzione di spesa (a cominciare dalla politica in senso lato) e ad interenti di liberalizzazione, costosi per le corporazioni ma non per il Paese i cui giovani trarrebbero benefici potendosi cimentare direttamente sui mercati.

   Fra una pantomima e l'altra, nel frattempo il debito pubblico italiano continua ad aumentare (v. Banca d'Italia, Supplemento al Bollettino Statistico n. 51): sempre ad un tasso decresscente, è vero. Ma dobbiamo continuare a chiederci se sia davvero possibile permetterci questi lenti tassi di decremento. Come se lo stellone italiano fosse in grado di proteggerci dagli eventi dentro i quali ci troviamo immersi.
   

Dpub

2008-2010

Il downgrade di S&P e… the Real Elephant in the Piazza

Commento (tradotto liberamente dal sottoscritto) del recente downgrade italiano da parte di S&P:
<<Il recente downgrade del debito italiano non ha sorpreso nessuno di coloro che seguono il mercato mobiliare italiano: osservando il FTSE MIB nel medio termine si osserva una debole performance, un minimo di -71.6% nel marzo 2009 rispetto alla punta del maggio 2007 e, ancora il 20 settembre scorso, un livello di -67.6% (come si vede dal grafico che segue).FTSE MIB

S&P utilizza 5 indicatori più importanti per dare il rating sui debiti sovrani:
– politico, relativo alla capacità di governare le finanze pubbliche e lo sviluppo e di reagire agli shock;
– economico, cioè una combinazone fra livello del reddito, prospettive di sviluppo, diversificazione e volatilità dell’economia;
– esterno, relativo alla capacità di generare risorse dall’estero per fronteggiare il debito dei non residenti;
– fiscale, relativo alla sostenibilità del deficit e del debito accumulato;
– monetario, relativo alla capacità di mantenere l’affidabilità del Paese nel tempo.
E’ stato spiegato publicamente che il downgrade è dipeso prevalentemente dalla valuatzione dei due fattori politico e fiscale.
Nel caso italiano, peraltro, è probabilmente il fattore demografico (there is a demographic elephant in the room) a preoccupare S&P che riscontra una scarsa capacità nel lungo termine di migliorare.
Il grafico che segue (dati del U.S. Census Bureau) mostra la differenza fra una piramide standard e la distribuzione della popolazione italiana per età e per sesso.PopEle

L’Italia ha un sorprendente rigonfiamento nella fascia di età 35-49 che, nelle economie sviluppate, viene associata agli anni di maggior reddito.
Se i governanti ricodurranno questa anomalia nella giusta direzione, l’Italia potrà risollevarsi.
Se, invece, non se ne libereranno rapidamente, saranno le prossime generazioni a sopportarne il peso>>.
Ma, vien da chiedersi, a quale comparto della politica italiana interessano queste osservazioni?