Fine della Troika?

La notizia è della Reuters mentre l’interpretazione è di Tonia Mastrobuoni (la Repubblica di oggi)

La Bundesbank propone la fine della troika. E al ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, l’idea non dispiace. Più precisamente, la banca centrale tedesca punta a ridimensionare fortemente il quartetto di creditori Bce-Fmi-Ue-Esm che ha gestito finora le insolvenze sovrane dei Paesi europei, concedendo prestiti alla Grecia o al Portogallo in cambio di aggiustamenti dei conti pubblici e riforme. Ma non per mostrarsi più generosa con i Paesi in difficoltà, al contrario: per restringere i margini del negoziato politico e introdurre meccanismi di controllo più severi.
Nel caso di crisi future, la Banca centrale tedesca suggerisce di «rafforzare» il ruolo del fondo salva-Stati Esm, che potrebbe «farsi carico» interamente dei compiti svolti finora dalle altre tre istituzioni, o perlomeno «guidarne il processo» di monitoraggio dei progressi, che in questi anni si è mostrato politicamente delicatissimo, in particolare con Paesi come la Grecia. Da Francoforte assicurano che il fatto che l’Esm sia attualmente presieduto da un tedesco, Klaus Regling, non c’entri nulla: «Potrebbe essere guidato anche da un marziano, l’importante è il meccanismo ».
La proposta, contenuta nel bollettino mensile della Bundesbank diffuso ieri, chiede anche un processo «ordinato» per la ristrutturazione dei debiti sovrani, per cui alla richiesta di aiuti scatterebbe un automatico allungamento delle scadenze, «ad esempio di tre anni».
La richiesta di ristrutturazione dovrebbe essere avanzata dal Paese in crisi e la Buba suggerisce che l’Esm assuma poi il ruolo di «coordinatore della ristrutturazione».
Nel pomeriggio, dal ministero delle Finanze tedesco si è saputo che «il governo ritiene la creazione di un meccanismo di ristrutturazione del debito una misura importante per ridurre i rischi, e l’Esm potrebbe giocare un ruolo importante». La Germania è fermamente intenzionata a non toccare i Trattati, almeno fino alle elezioni del 2017, e la riforma del Fondo salva-Stati nella direzione auspicata dall’istituzione guidata da Jens Weidmann non richiederebbe alcun cambiamento delle “tavole della legge” europee.
L’idea che c’è dietro è articolata. D’un lato, la Buba punta a togliere la Bce dall’imbarazzo di far parte di un consesso – la troika – cui Draghi partecipa «malvolentieri », come ricorda una fonte dell’eurosistema. Inoltre, la riduzione ad unum dei creditori garantirebbe stabilità in un contesto mosso, in cui l’adesione dell’Fmi alla troika e ai programmi di salvataggio europei, come dimostra il caso Grecia, non può più essere data per scontata.
Dall’altro lato, però,l’idea dell’istituzione guidata da Weidmann è un nuovo siluro contro la Commissione europea. La Bundesbank e Schäuble chiedano da tempo una commissione indipendente che sottragga a Bruxelles il potere di concedere le “pagelle” ai bilanci dei governi, per la verifica sull’adesione alle regole di Maastricht e del Fiscal compact. La proposta di ieri intende marginalizzarla anche nelle situazioni di emergenza. La Germania non ha mai nascosto irritazione per la flessibilità concessa Juncker. Fallita, negli ultimi anni, la moral suasion sulla Commissione nella fase d’esame, Berlino punta ora a ridimensionarne direttamente i poteri.
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