Questioni di Npl 3

Il capitalismo è il capitalismo, bellezza: il `reato d’opinione’ è non dirlo al popolo sovrano o edulcorare la pillola in modo che non ne prenda atto… subito.

Estratto da  List del 7 luglio di Mario Sechi:

Nel frattempo, in Italia abbiamo un problema: la cassa brucia.

Matteo Renzi però pensa che il problema sia di diversa natura: i derivati degli altri. Incontrando ieri il premier svedese, Renzi ha dichiarato: “La direzione è quella della risoluzione del problema degli Npl, è un problema che va verso la soluzione ma vale uno, i derivati di altre banche valgono cento”.

Il riferimento è a Deutsche Bank. Il Corriere della Sera traduce così il fatto: “Banche, l’attacco di Renzi”. MF è ancora più esplicito: “Renzi: pensate ai vostri derivati”. Catenaccio: “Il premier ricorda alla Merkel che il problema degli npl italiani vale 1 mentre il marcio che c’è in altri istituti europei vale 100”.

Vero, però tra le quattro paure elencate poco fa ci sono le banche italiane, non quelle tedesche. Perché? Guardate qui:

unnamed

Questo grafico elaborato dall’EBA (l’autorità bancaria europea) fa il punto (il rapporto è di novembre 2015) sui crediti deteriorati e l’Italia ha il seguente splendido risultato: i non performing loans sono pari al 17,1 per cento del pil (media europea, 7,3 per cento) e il rapporto rispetto al totale dei crediti è del 16,7 per cento (media europea 5,6 per cento).

C’è chi fa peggio (Cipro, Irlanda, Slovenia, Portogallo, non proprio dei grandi esempi di Stati virtuosi), ma la nostra è la terza economia del Vecchio Continente, abbiamo il terzo debito pubblico del mondo e siamo il secondo emittente di titoli di Stato (che comprano le banche) dopo la Germania che in questa classifica del cattivo credito è distante anni luce (prima colonna verde del grafico).

Tutto a posto? No, ma bisogna sperare che arrivino i fondi esteri e comprino il salvabile.

Il mercato, non gli aiuti di Stato. Sul Corriere della Sera c’è un pezzo interessante: “Fondi Usa in pista per le Popolari salvate da Atlante”. Dettaglio del pezzo di Mario Gerevini: “Un pool di quattro fondi americani ha manifestato l’interesse ad acquistare in blocco, dal fondo Atlante, la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca con l’obiettivo di fonderle. Si tratta dei fondi di private equity Atlas Merchant Capital, Warburg Pincus e Centerbridge e dell’hedge fund Baupost. Che ora tornano prepotentemente alla carica”.

Si alzeranno presto i cantori della Patria a parlare di interesse nazionale e altri simili gingilli retorici che hanno un solo scopo: difendere il piccolo establishment finanziario italiano che ha ampiamente fallito la sua missione ma continua ad avere una sua ricca rendita di posizione.

A casa, grazie.

Il concetto è solo uno: salvare le banche, tutelare i risparmiatori, accompagnare alla porta (e se è il caso, in tribunale) i cattivi amministratori, il pomposo e pompato management. Renzi non faccia sconti a queste figure, altrimenti verrà assimilato a loro. E travolto.

Perché il problema alla fine della fiera è politico. Si chiama stabilità. A questo guardano i mercati con crescente preoccupazione. Pagina 2 del Financial Times:

unnamed

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: