Questioni di NPL 2

Troppo divertente Mario Sechi anche oggi (List del 6 luglio 2016):

… E’ una situazione pericolosa. Quanto valgono questi crediti? Il prezzo è giusto? Il mercato pensa di no, chiede una revisione al ribasso del loro valore. Ma qual è? Tra le “Note di stabilità finanziaria e vigilanza” pubblicate da Bankitalia c’è un titolo molto istruttivo: “Quanto valgono i crediti deteriorati?” Risposta: non si sa.

O meglio, la valutazione va fatta caso per caso e ci sono fattori che influenzano il prezzo in maniera decisiva, in particolare il tempo di recupero. Scrivono gli autori della nota: “La nota mostra che questi due fattori possono da soli spiegare per intero la differenza tra il valore di bilancio delle sofferenze e il prezzo offerto da un investitore, e che tale differenza è proporzionale alla lunghezza dei tempi di recupero (giudiziali o stragiudiziali). In altre parole, i tempi di recupero giocano un ruolo fondamentale nella valorizzazione di tali attivi”.

Queste due tabella spiegano tutto:

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Screen Shot 2016-07-06 at 12.04.39

Continua M. Sechi:

Ora mettetevi nei panni di un hedge fund che deve recuperare quei crediti, in Italia.

Chiedete lo sconto sul prezzo o no?

Il problema del mercato oggi è tutto qua, l’ipervalutazione dei crediti deteriorati. Li acquista lo stato? E a che prezzo? E perché il contribuente dovrebbe fare un favore così grande agli azionisti delle banche? Risposta: stabilità finanziaria. Il governo Renzi ha davvero un grosso guaio da risolvere. Che fa l’Europa? Una risposta arriva stamattina da Valdis Dombrovskis, vicepresidente responsabile per l’Euro: “La Commissione europea è pronta a intervenire se necessario per affrontare la crisi del settore bancario italiano. Siamo consapevoli delle difficoltà del settore bancario italiano, dovute alla bassa redditività e all’enorme quantità di crediti non esigibili che si riflettono nell’andamento dei prezzi delle azioni. Siamo in contatto con le autorità italiane, continuiamo a monitorare la situazione e siamo pronti a intervenire, se necessario. Ci sono diversi modi in cui la situazione può essere affrontata e questo dipenderà anche dalle richieste delle autorità italiane”. La palla torna al punto di partenza, Palazzo Chigi. Stamattina a Francoforte parlerà il presidente della Bce Mario Draghi. La catapulta del denaro (e la politica) è nelle sue mani.

Fate la stessa domanda ad Atlante: cosa vi risponderà?

Ah…saperlo, saperlo… diceva quel famoso filosofo in `Quelli della notte’

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2 commenti

  1. Marco Zanchi
    Inviato luglio 6, 2016 alle 3:36 pm | Permalink | Rispondi

    Caro professore,
    mi sembra che in Atlante assistiamo quantomeno ad una bizzarra eterogenesi dei fini .

    1) sono stato al festival dell’ Economia a Trento ed ho sentito dalla viva voce del dott. Penati affermare : a) che il rendimento atteso è attorno al 6% (ma quale ? quello dei 1) soli NPL o quello 2) aggregato con le 2 banche . Perchè se 2) , stiamo freschi….
    2) che avrebbe scelto lui di persona i membri del Cda di Banca Popolare di Vicenza e non li avrebbe comunicati a nessuno. E mi sa che lo ha fatto davvero….Peccato che poi ho scoperto tra le pieghe di Atlante che ci sarebbe un Comitato Investitori a 9 membri, che dovrebbe dare pareri vincolanti. Allora l’ affermazione di Penati mi sembrerebbe quantomeno “affrettata” e non rispettosa della cosidetta “governance”..
    3) affrettata, come Lei ha definito quella dell’ AD di Intesa Messina, che rivendica il ruolo di azionista principale e, con una carambola logica, che “Atlante deve acquistare gli NPL a valore di Carico”. Quali ? Quelli di Intesa o tutti ? Stiamo freschi col 6% , o sbaglio ?
    4) Una recentissima elaborazione della professoressa Di Battista della Cattolica di Milano (Osservatorio Monetario 2/2016 presso Università Cattolica di Milano) stima in 61,7 miliardi di euro le sofferenze nette delle principali banche italiane. In ipotesi di riduzione al 3% del totale dei crediti netti le sofferenze da cedere ad Atlante sarebbero stimate in 25,7 miliardi di cui 4,4 solo Intesa e 5,6 solo Unicredit e 6,4 solo MPS, dove si ipotizza un prezzo di cessione delle sofferenze allo SPV compreso tra il 35% e il 30% del valore lordo di bilancio con il valore netto di bilancio pari al 40% (in sintesi). Lo studio ipotizza però una disponibilità del Fondo per 2,7 miliardi (oggi di fatto ridotti a 1,8 , di cui solo 1,3 realmente utilizzabili, post recente intervento in Veneto Banca).

    Ragionando su 1, 2, 3, e 4 congiuntamente : di che parliamo ?

    Marco Zanchi

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    • Inviato luglio 6, 2016 alle 4:57 pm | Permalink | Rispondi

      Gentile dr. Zanchi,

      di che parliamo? Non lo so soprattutto perché non abbiamo informazioni precise: d’altra parte, già Maffeo Pantaleoni ci avvertiva che le cose che contano, quando affonda una banca, non dovrebbero essere di pubblico dominio perché i danni si aggravano.

      Cerco di rispondere punto per punto, avvertendola che mi sembra alquanto arduo collegare i 4 punti fra loro: vi sono troppi se e troppi ma oltre che troppe ipotesi che reggono gli algoritmi. Inoltre le mie considerazioni si avvalgono di informazioni di pubblico dominio quindi, normalmente, alquanto imprecise e ritardate.

      1) ho già trattato questo punto su di un post precedente: presumo che ili 6% sia riferito all’investimento dei md/€ fin qui ,raccolti dai 67 sottoscrittori di Atlante. La somma, fin dall’inizio,è stata ritenuta troppo esigua per comprare, oltre che le due ex pop venete affondate, anche i NPL delle medesime. Notizie di stampa odierne (VeneziePost) dicono che altri Fondi Internazionali sono stati interpellati, non ho ben capito se per dare luogo a un Atlante2 o per rimpinguare l’Atlante attuale, ma che essi rifiuterebbero l’investimento perché ritenuto troppo poco remunerativo;

      2) domani sapremo ufficialmente chi sono i membri del board. Quanto al resto, Atlante è un Fondo regolamentato che appartiene ad una SGR regolamentata, che appartiene a sua volta ad un gruppo pure regolamentato. Non ipotizzo che il Gruppo non si attenga alle regole, sia per la professionalità del prof. Penati (cha sta da anni sui mercati internazionali) sia per quella delle altre persone coinvolte nel Gruppo e in Atlante;

      3) mi è sembrata affrettato l’intervento del dr. Messina sia per il fatto che il Fondo è regolamentato sia perché non credo debba essere il sottoscrittore del Fondo ad avanzare pretese sulla governance ma il proprietario del Fondo, cioè la capogruppo;

      4) non conosco l’elaborazione della mia collega Di Battista: se i dati sono quelli che lei riporta (però non ho capito bene) mi sembra che i prezzi di acquisto siano ancora troppo elevati. A questo bisogna aggiungere che l’investimento di Atlante sui due capitali sociali è avvenuto ad un prezzo di mercato captive, e non di mercato aperto: secondo me, i 10c/azione sopravvalutano di circa il 15% il valore delle due società rispetto ai prezzi di mercato aperto di banche analoghe quotate (come ho già sostenuto in un altro post).

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