Questioni di NPL

Con il termine NPL (Non Performing Loans) si indicano molte fattispecie che sintetizzano il fatto che i debiti non vengono ripagati alla scadenza.

Quando non vengono pagati alla scadenza, ma i debitori sono solvibili, si crea un business sul quale si inseriscono degli specialisti: ad esempio, i debiti della PA vengono pagati con scadenze mostruose e, tuttavia, maturano interessi. Così il creditore ha convenienza a vendere questi crediti ad intermediari che si occupano di comprarli. Il venditore riduce il CCN con grandissimi benefici, l’intermediario paga sulla base del NPV (VAN) o di algoritmi del genere (IRR,DCF, ecc.) e tutti hanno dei vantaggi. Salvo il contribuente che paga l’inefficienza della PA misurata dagli interessi che essa deve pagare per il ritardato pagamento di debiti scaduti.

Nelle banche questa situazione viene descritta dai seguenti termini: posizioni incagliate, posizioni a sofferenza, posizioni ristrutturate.

Le posizioni ristrutturate riguardano l’acquisto di tempo attraverso il cambiamento di forma tecnica: ad esempio uno scoperto permanente di c/c si accresce per effetto degli interessi composti che aggravano la situazione debitoria del cliente che ha difficoltà a rientrare. Se, ad una determinata data, si blocca la situazione e la si fotografa, si possono osservare il debito in linea capitale e quello in linea interessi. Ne segue una trattativa fra banca e debitore tendente a rateizzare il debito, tramite una forma tecnica diversa dallo scoperto conto, nella speranza che il cliente inadempiente sia in grado di rispettare le scadenze concordate: si è visto che molti clienti, non controllando l’Area Finanza della loro attività, preferiscono avere uno scadenzario preciso. Così spesso i crediti ristrutturati tornano in bonis.

Se, invece, non tornano in bonis, rientrano nelle categorie di incagli e sofferenze: cioè di crediti per i quali vi sia la `ragionevole speranza’ che tornino in bonis (incagli) o per i quali questa speranza non sussiste più (sofferenze).

Tutto ruota dunque sulla `ragionevole speranza’ sulla base della quale nel bilancio i crediti vengono svalutati. La `ragionevole speranza’ cessa quando un altro creditore chiede il fallimento (sofferenze), ma nemmeno quando l’impresa chiede il concordato preventivo questa speranza cessa. Così accade che le sofferenze dovrebbero essere svalutate in toto, mentre gli incagli dovrebbero essere svalutati in una `determinata misura’  a seconda delle previsioni di perdita (non mi dilungo su questo aspetto troppo tecnico ancorché essenziale per le valutazioni dei NPL).

Le banche sono restie a svalutare, anche progressivamente anno dopo anno,  per via del fatto che le svalutazioni implicano l’imputazione di costi che riducono i margini lordi e quindi gli utili (distribuibili o meno).

Ma v’è di più e cioè che, secondo le norme di Vig., mentre tutte le partite (comprese quelle in bonis) dovrebbero essere annualmente svalutate del 3 per mille, le sofferenze dovrebbero essere ponderate per il doppio del loro valore: ci si ritrova dunque sia a diminuire gli utili lordi, sia a mangiare margini di patrimonio disponibile.

La circostanza rende ancor più restie le banche nel prendere atto delle situazioni precarie perché vedrebbero diminuita la loro capacità di fare credito (data la riduzione del tasso di incremento dei fondi propri), cui seguono la diminuzione dei proventi, oltre che la possibilità di aumentare la raccolta.

In definitiva, in un ambiente ove non si rispettano e non si fanno rispettare le regole, si finisce rapidamente in default. Eppure quanto sopra è ben descritto nelle molteplici Circolari della Vigilanza della Bd’I, sistematicamente aggiornate e sistematicamente disattese da anni, se non da decenni.

Va a finire, cioè che, dopo qualche anno ci si ritrova nella situazione in cui i NPL sono talmente pesanti sui bilanci delle banche da rendere la situazione del settore talmente precaria da non chiedersi più del perché si è giunti qui ma di ipotizzare soluzioni il meno onerose possibili per i contribuente. Né i nostri partner europei si preoccupano più di tanto del rispetto delle regole da parte dell’Italia, tanto paga il nostro Popolo sovrano.

Le proposte che girano in questi giorni, mi pare siano quelle dei proff. Alesina e Giavazzi e del prof. Zingales.

Una cosa mi sembra certa: la confusione regna sovrana (List di Mario Sechi, martedì 5 luglio 2016):

Facciamo il Tarp all’americana? No, perché altrimenti diamo una mano agli azionisti.

Facciamo l’operazione di mercato, cioè svalutiamo le sofferenze per quello che valgono e non per il prezzo che sognano i banchieri? No, perché poi le banche vanno a carte quarantotto essendo a corto di capitale.

Diamo ad Atlante fondi degni del suo nome in modo che acquisti le sofferenze al (sovra)prezzo di bilancio e poi giriamo i crediti deteriorati allo Stato allo stesso prezzo? No, perché siamo davvero al gioco delle tre carte si dà ancora una volta una mano agli azionisti.

E che si fa?

Cribbio, soluzione Zingales: intervenga lo Stato direttamente nel capitale delle banche. Si diluiscono gli azionisti e le fondazioni, ma si salva il sistema. Questo però significa che in quella terra di mezzo che a ogni critica faceva luccicare la frase “il sistema è solido” c’è qualcosa che scricchiola di brutto. La parola chiave è solvibilità. Tutto la discussione finora era su una galassia di banche solvibili. Se c’è crisi di liquidità, no problem, il forziere della Banca centrale europea è aperto a tassi negativi. E se c’è bisogno di garantire nuove emissioni, c’è il fondo da 150 miliardi dello Stato.

In realtà c’è un problema di capitale, di valutazione di bilancio, di sofferenze e crediti deteriorati. Ma un intervento dello Stato presuppone rischi sistemici, cioè l’esistenza di qualche banca che sta per saltare.

Domanda: chi sta per saltare?

Perdinci, nessuno! rispondono dalla galassia felice. Meraviglioso.

Attendiamo con pazienza e grande fiducia l’arrivo puntuale della realtà.

Nel frattempo, continuiamo il nostro viaggio.

Toh, anche oggi la Lex Column del FT si occupa di noi, ancora Monte dei Paschi.

 

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