I `tastieristi’ apprendono ma non innovano.

Grazie alla rassegna stampa quotidiana di GoodMorningItalia apprendo una buona notizia:

In Italia la fascia d’età più connessa all’Internet è molto vicina a quella americana (92%) i  teenager vanno online ogni giorno: oltre il 70% è online 7 giorni su 7. I ragazzi usano i social per comunicare, mantenere i rapporti e informarsi. Prediligono Facebook, Instagram, e Snapchat.

E Twitter? Poco (è uno dei motivi per cui il social di Jack Dorsey non riesce a raggiungere il numero di utenti di Facebook). Ma se diventasse uno strumento scolastico?

Ryan Becker, professore di scienze del Vermont, due anni fa si è chiesto se Twitter potesse aiutarlo a mettere i ragazzi in contatto con “il mondo reale” della scienza. Ha fatto aprire un account a ciascuno dei suoi studenti. Ha dato loro una lista di account da seguire, come quello della @NASA, di programmi radiofonici, di scrittori o di blogger, e il compito di collegarsi ad altri profili basandosi sui propri interessi. Il compito, in classe e a casa, era quello di twittare regolarmente su argomenti scientifici. 128 studenti del Vermont hanno pubblicato foto e video per illustrare concetti come l’accelerazione, esempi personali della prima legge di Newton e sintetizzato la chimica in 140 caratteri (The Conversation).

Risultati.

  1. selezionare i follower in base ai propri interessi aiuta gli studenti a personalizzare il proprio CV;
  2. i ragazzi possono interagire con organizzazioni leader nel campo (la Nasa ha risposto a diversi tweet);
  3. usare Twitter aumenta la cultura dei ragazzi (i tweet includono link ad articoli scientifici, blog o ricerche internazionali);
  4. dovendo sintetizzare tutto in 140 caratteri, gli studenti imparano a semplificare concetti complessi.

Dopo due anni di test, il 95% degli studenti pensa che Twitter permetta di seguire la scienza reale in tempo reale e il 93% considera il social utile per condividere le idee, fuori dai muri scolastici (Tech2).

Tre considerazioni personali:

A. Sembra che l’apprendimento tramite Tablet, smartphone e social sia possibile a patto che vi siano le infrastrutture digitali (che in Italia sono relativamente carenti) e che si acceleri sull’apprendimento dell’inglese, la lingua oggi divenuta universale nell’ambito digitale. Ed è l’universalità della lingua inglese che consente a Wikipedia in inglese di essere maggiormente affidabile di quella in italiano proprio perché tutti possono migliorare e affinare le voci.

B. L’utilizzo degli strumenti (devices) richiede abilità nello schiacciare i tasti giusti e quindi di diventare `tastieristi’ per accedere alle informazioni disponibili e ciò consente di apprendere. Non consente però di innovare: nel senso che i tastieristi sono sempre a rimorchio di chi sa programmare, di chi conosce il coding. Sono costoro che indicizzano le parole attraverso le quali noi navighiamo tramite i browser, che producono le app che ci consentono di bypassare i taxi tramite Uber, gli alberghi tramite AirB&B, i mezzi tramite Blablacar, ecc. Non a caso Barack Obama si è speso perché nelle scuole si insegni il coding e in UK è stata introdotto il coding  come materia di studio.

C. Da ultimo ma non di minore impatto la questione dei costi dell’hardware e del software: Se sono prodotti e distribuiti dalle grandi corporations, ovviamente i costi sono relativamente elevati, anche se l’innovazione continua a ridurli nel tempo. Ma oggi vi è un’innovazione drastica: un computer che costa 5-6$Usa. Si tratta della Raspberry Zero che, come le altre RasPi (1, 2 e 3) si avvale di un sistema operativo che discende da UNIX (via Linux e Ubuntu) gratuito e open source. Collegando alla macchina, della dimensione di una carta di credito, una tastiera, un mouse, un vecchio schermo TV, un cavo HDMI, una mini SD da 8GB e un vecchio alimentatore per cellulari, con meno di 30$ si dispone di un computer in grado di fare tutto: il tastierista per accedere all’internet e ai social ma, anche e sopratutto, di capire come funziona una qualsiasi macchina per padroneggiarla e sfruttarne tutte le potenzialità innovative.

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