I dànni di banchieri e vigilantes de noantri

Siamo al redde rationem: dobbiamo guardare avanti, sperare che gli aumenti di capitale delle due banche venete affondate vadano a buon fine con il minimo intervento del Fondo Atlante (le cui problematicità sono state ben messe in evidenza in questi giorni da diversi osservatori indipendenti), sperare che l’intervento della CDP venga considerato irrilevante da Bruxelles, ecc.

Non serve a nulla chiedersi perché siamo giunti questi punti; quello che conta è guardare avanti perché non serve recriminare o andare da qualche magistrato che faccia giustizia e restituisca il maltolto: servirebbe soltanto a far girare i quattrini dalle tasche dei risparmiatori a quelle di avvocati e consulenti sulla cui indipendenza si può tranquillamente stendere un velo pietoso.

Non  serve a nulla, dicevo, ma, forse, serve almeno a capire cosa è successo: ricordo che negli anni 70 (cito a memoria) il primo lavoro pubblicato dall’Arel, su iniziativa del prof. B. Andreatta, riguardava la problematica dei fondi propri delle banche: erano gli anni immediatamente successivi alla fine del dollar standard e della necessità di ri-parametrare la moneta a qualche cosa . Il PIL assunse la funzione di driver e, a cascata negli anni successivi, i ben noti rapporti Debito/PIL e deficit/PIL che reggono ancora oggi la EMU.

A seguito della Prima Direttiva (1973) di coordinamento in materia creditizia e finanziaria  presero avvio, quasi contemporaneamente (1974), i lavori del Comitato di Basilea: la prima direttiva sfociò nella Seconda Direttiva di coordinamento (1989) e il lavori del Comitato sfociarono in Basilea1 (1988): gli impieghi ponderati delle banche dovevano essere retti da un minimo di fondi propri, pari all’8%. Fra gli impieghi delle banche, ovviamente, vi erano anche i titoli di Stato che venivano considerati privi di rischio anche perché, e sempre a seguito di iniziativa politica del prof. B. Andreatta, si decise l’abolizione del finanziamento monetario del Tesoro (c.d.  `divorzio’), tutt’ora confermato nell’ambito delle regole che reggono la BCE.

Basilea1 presentava diversi lati deboli, per cui i lavori del Comitato tesero ad aggiustare i punti più controversi e sfociarono nel c.d. Basilea2: quest’ultimo provvedimento, che avrebbe dovuto entrare in vigore ai primi del 2008, venne sostanzialmente accantonato, a causa delle crisi iniziata in quell’anno ed entro la quale ci troviamo ancora, e sostituito da nuovi provvedimenti, oggi denominati Basilea3, volti a migliorare e a seguire l’evoluzione della crisi e che sfoceranno verosimilmente in un Basilea4.

Ovviamente l’economia cambia, con una velocità fino ad oggi sconosciuta, ed è anche sempre più difficili inseguirla con le regole; figuriamoci con la magistratura.

Un elemento però, a me sembra, sia rimasto costante: i fondi propri sono il perno dell’attività bancaria, finanziaria e assicurativa (Basilea1, 2, 3; Solvency I e II). Ma, siccome, finanza, banca, e assicurazione si fondano sui debiti degli emittenti (banche e assicurazioni), per salvaguardare i contraenti deboli che li detengono si sono anche promulgate la MIFID 1 e 2.

Ora è sub iudice la questione del rischio dei debiti sovrani: non vi è chi non veda che non tutti i debiti sovrani sono privi di rischio, per cui è difficile sostenere che essi non vengano ponderati in qualche modo dato che il finanziamento monetario dei Tesori passa tramite i finanziamenti da parte della moneta oggi più diffusa: quella delle banche commerciali. Ma, se non ho capito male, la questione è stata delegata al consesso di Basilea.

I fondi propri però rimangono la costante di riferimento da almeno 25 anni.

Mi chiedo, allora, se quei bellimbusti dei ‘banchieri’ de noantri, che spesso si facevano e si fanno fotografare sorridenti in coppia, siano essi a capo di banche affondate o a capo di banche con paurose falle nella chiglia (popolari, bcc, ecc.) evidenziate solo dalla Vigilanza Unica non si erano accorti che da vent’anni avrebbero dovuto aumentare i fondi propri per salvaguardare le banche che, invece, stavano conducendo verso il disastro? E i consiglieri di amministrazione, i membri dei collegi sindacali e di sorveglianza c’erano o, se c’erano, dormivano e si svegliavano solo al momento di riscuotere gli emolumenti e/o di far finanziare le loro imprese?

E i Vigilantes? Sono stati sufficientemente duri nel richiedere, nel corso degli ultimi vent’anni, gli aumenti di capitale necessari e conclamati a livello internazionale, o sono stati soltanto durelli? Perché, se la banche non sono quotate, cioè se non c’è la sanzione del mercato che comunque arriva sempre in ritardo rispetto agli eventi, su chi si può contare se non su di una Vigilanza professionale e non acquiescente?

Oppure è sempre colpa della Merkel, di Schaubel, di Draghi e del destino cinico e baro?

 

 

 

 

 

 

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