QE e Italia

Quantitative Easing

La BCE ha comunicato oggi le nuove disposizioni in materia di politica monetaria non convenzionale (QE): nel gennaio 2015 la BCE aveva previsto acquisti di attivi bancari pari a 60md/€/mese e fino a settembre 2016; poi si è prevista la diminuzione del tasso sui depositi liberi delle banche, portandolo a -0,02%, successivamente ridotto al  -0,03%; nel contempo si è progressivamente lavorato riducendo la qualità degli eligibles.

Oggi si è deciso quanto segue:

  1. il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principale (quello che remunera la ROB) è stato ridotto a 0;
  2. il tasso sui prestiti marginali è stato ridotto a o,25%;
  3. il tasso sui depositi liberi è stato ridotto a -0,04%;
  4. a partire da aprile la BCE aumenta gli acquisti mensili di attivi bancari da 60 a 80md/€/mese;
  5. vengono ricompresi fra gli eligibles anche le obbligazioni `investment grade’ denominate in € emesse da soggetti non bancari dell’eurozona;
  6. a partire dal prossimo giugno, viene lanciata una nuova serie di operazioni  Targeted Longer-Term Refinancing Operations (TLTRO II), con scadenza a 4 anni e con tasso di interesse negativo (come quell dei depositi liberi.

Le banche dunque non dovrebbero avere problemi di liquidità: la BCE infatti, analogamente alle altre BC, può fornire liquidità al settore senza vincoli di bilancio, ma col vincolo esterno di realizzare l’obiettivo della stabilità monetaria (inflazione Intorno al 2%).

Ma l’obiettivo non viene raggiunto, o non viene raggiunto nei tempi attesi: da qui l’aggiustamento della politica monetaria non convenzionale.

Vi è una costante nei continui interventi del Presidente Draghi: la politica monetaria,da sola, può fare poco (e lo si sta osservando); sono necessarie le riforme strutturali.

Effetti deludenti del QE.

I mercati sono delusi perché gli obiettivi inflazionistici non vengono raggiunti. Affidarsi all’inflazione per risollevare l’economia reale può essere un pezzetto della soluzione; ma a questo pezzetto andrebbero aggiunti anche pezzetti di produttività, di innovazione, di riduzione dello Stato, di riduzione delle imposte sulle imprese, di riquaiificazione della spesa pubblica, ecc.

Uno dei motivi che mi sembrano importanti e che possono dare ragione degli scarsi effetti del QE, mi pare risieda anche nelle modalità tecniche attraverso le quali si trasmette la politica monetaria.

Se la BC non finanzia direttamente l’economia ma ri-finanzia le banche che finanziano l’economia reale si dovrebbe analizzare perché le banche sono restie a concedere prestiti. Supponendo che vi sia domanda, le banche finanziano l’economia reale sulla base dei rispettivi fondi propri.

Le banche dunque hanno due vincoli di bilancio:1) assumere rischi (finanziare) fino ad un determinato multiplo dei fondi propri; 2) gestire attività e passività, contemperando scadenze quantità, esigibilità, liquidità ecc. (Assets Liabilities Management – ALM). In un certo senso, i fondi propri possono essere considerati il cervello mentre il sangue può essere rappresentato dall’ALM della banca.

A parità di fondi propri, i finanziamenti giungono all’economia tendenzialmente in base a considerazioni di rischio-rendimento: ed è a questo punto che entrano in campo le riforme strutturali che dovrebbero ridurre i fattori di rischio.

Ad esempio, se un’abitazione passa nelle mani del mutuatario dopo 18 rate impagate, è evidente che per qualsiasi banca il rischio aumenta e quindi chiederà un maggiore premio al rischio. Oppure: nel corso di questa settimana la filiale londinese di Bank of America ha licenziato (sic) un quarto dei propri addetti perché il mercato si è ridotto a causa dell’entrata di nuovi concorrenti.

Bisognerebbe capire qual è il punto di mediazione fra queste drastiche soluzioni; ma in un Paese in declino i margini si restringono progressivamente e chi ne pagherà le conseguenze saranno i ceti meno provveduti.

Italia 2016

L’ISTAT stima l’aumento del PIL per il primo trimestre del 2016 nello 0,1% per cui, a parità di condizioni, a fine anno l’incremento sarebbe dello 0,4%. Le speranze che il risultato sarà migliore non possono che venire alimentate, ma il DEF ha previsto un incremento del 1,6% per cui sarà necessaria una revisione col DEF di aprile. Il che dovrebbe implicare un qualche ritardo nel risanamento dei conti pubblici.

Dove si troveranno queste risorse non so dire, mi pare si possa solo prendere atto che negli ultimi 20-25 anni le conclamate riforme più o meno liberali non si sono mai fatte e che quelle più recenti sembrano essersi bloccate: il ceto politico e quindi tutti noi ci stiamo assumendo la responsabilità di contribuire al declino del nostro Paese: i minori costi sul debito pubblico dovrebbero essere affiancati da riforme strutturali coraggiose. Ma quelle che si vedono hanno una velocità di attuazione eccessivamente lenta.

Fra le riforma che il Governo ha messo in campo, vi sono quelle delle banche cooperative (popolari e BCC): assieme alle altre, si tratta delle controparti della BCE. Per limitarsi a questo comparto del settore creditizio, si può osservare come vi siano fortissime opposizioni a darne attuazione e si capisce anche bene per quale motivo: il mercato fa paura ai bancari, ai loro sindacati, per non parlare degli amministratori e dei collegi sindacali e, probabilmente, anche a vasti comparti delle vigilanze.

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2 commenti

  1. Inviato marzo 11, 2016 alle 3:20 pm | Permalink | Rispondi

    Come funzionerà l’acquisto di obbligazioni , emesse da imprese finanziarie non bancarie e da imprese non finanziarie, a mani degli enti creditizi assoggettati alla ROB:
    https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2016/html/pr160310_2.en.html

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  2. Inviato marzo 11, 2016 alle 3:13 pm | Permalink | Rispondi

    Come funzionerà il TLTRO II:
    https://www.ecb.europa.eu/press/pr/date/2016/html/pr160310_1.en.html
    http://www.lavoce.info/archives/40148/gli-idranti-di-mario-draghi/

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