Al Bar Sport di BpVI

Che un po’ di soci si riunissero al Bar Sport di BpVI per piangere sul latte versato, mi sembra comprensibile e forse anche normale. Che, però, si discutesse ancora di rinvii della quotazione o, addirittura, di uno spezzatino per contrastare la trasformazione in SpA non può che essere dovuto a probabili eccessi di bevute. Meglio dunque un fresco bagno di sano realismo.

Intervista di Marino Smiderle a Ugo Rigoni (professore di Corporate Finance e responsabile del *Laboratorio Corporate Finance and Financial institutions* di Ca’ Foscari), in Il Giornale di Vicenza, 27 febb. 2016.

<<Tra una settimana esatta i soci dovranno decidere come celebrare il 150° e ultimo anniversario della Banca Popolare di Vicenza. Ultimo da Popolare, s’intende, perché poi la vita della banca berica potrebbe proseguire come società per azioni quotata in Borsa dopo un’iniezione di 1,5 miliardi di aumento di capitale. Oppure potrebbe anche finire lì, se i soci decidessero di votare no a tutto questo. Il prof. Ugo Rigoni, non pensa che ci siano alternative. «I soci BpVi, se vogliono dare un futuro all’istituto, non possono fare altro che votare sì alla trasformazione in Spa, all’aumento di capitale e alla quotazione in Borsa».

D. II decreto Renzi impone l’obbligo per le banche che hanno più di 8 miliardi di attivo. BpVi ne ha 40 e rientra in pieno ma qualcuno propone di smembrare il tutto in 5 parti. È possibile? Ha senso?

R. E una sciocchezza. Per motivi pratici. Dividere la banca in 5 pezzi sembra facile dal punto di vista algebrico: 5 per 8 fa 40 e siamo a posto. Ma, ammesso e non concesso che fosse fattibile, la banca non è diffusa in modo omogeneo sui vari territori. Non si possono ottenere 5 mattoni della stessa misura.

D. Ragioniamo per assurdo e pensiamo che i soci decidano di realizzare comunque cinque realtà diverse. Perché non si può fare?

R. L’operazione di spacchettare la banca in varie unità tecnicamente si chiama scissione. Significa che chi adesso è socio sarà socio anche dopo ma di questi 5 pezzi. Avrà 5 azioni di ogni singola nuova banca. Ed è logico immaginare che ogni aumento di capitale sarà diverso: in alcuni casi maggiore, in altri minore. E c’è un altro punto chiave.

D. Quale?

R. Le operazioni di scissione, così come le operazioni con cui una banca cede in blocco quote dei propri attivi, devono essere autorizzate da Bankitalia o da Bce. E per avere l’autorizzazione si deve motivare il tutto con una logica industriale. E dire che si vuole ridurre l’attivo perché non si vuole fare la trasformazione in Spa non è certo una logica che Bce prenderebbe in considerazione.

D. Ok, votiamo sì e andiamo in Borsa con l’aggiunta di un aumento di capitale da 1,5 miliardi. Ma dall’inizio dell’anno le banche hanno perso il 30-40%, non si potrebbe rinviare?

R. Il problema è che la banca si quota perché ha bisogno di capitale. Ne ha bisogno adesso, come ha stabilito la Bce. Non è rinviabile. Unicredit, per dire, garantisce il buon esito dell’operazione ma se non si lancia l’aumento salta tutto.

D. E un aumento di capitale senza Borsa?

R. Basta pensare a quel che è successo in passato per la valorizzazione delle azioni per dire che è impossibile. E come si può pensare che investitori di un certo peso entrino nel capitale di una banca senza avere la possibilità pratica di vendere le azioni.

D. Si può dire che il modello di banca cooperativa è”bacato”all’origine?

R. Quando c’è una base di soci molto numerosa, e BpVi ne ha più di 100 mila, la gestione cooperativistica probabilmente tende a ingessare la banca. Perché il gruppo che la controlla assume un potere troppo forte e non può essere scalzato.

D. Realisticamente, che prospettive vede per gli azionisti di BpVi e Veneto Banca?

R. Personalmente non sono pessimista. È chiaro che chi pensa di potere recuperare i 62,5 euro di un tempo è un illuso. Però se ci sforziamo di guardare avanti, ricordo che le opportunità migliori arrivano nei momenti più difficili.

D. Ma le fusioni che interesseranno le due banche in futuro sono un bene o un male per l’azionista?

R. Dal punto di vista del socio di minoranza, il fatto che possano entrare dei gruppi che mettono il capitale e capacità manageriali è un’eventualità positiva.

D. E il famoso, o famigerato, legame col territorio?

R. È possibile che si indebolisca. Però se siamo in queste condizioni è anche perché il legame col territorio è stato uno dei fattori che ha finito col penalizzare la banca.>>

 

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