Draghi: introduzione al Report sul 2014

In questi giorni i media si sono scatenati nel cercare, fra le argomentazioni del Presidente BCE, tracce di complotti anti-inflazionistici.

A ben vedere, invece, mi sembra che il discorso continui ad esplicitare che non se esce se non si fanno riforme utili allo sviluppo: sviluppo con investimenti privati e/o con investimenti pubblici? I primi richiedono ceti imprenditoriali; gli altri richiedono nuovo debito pubblico e quindi qualcuno che lo compri.

Le riforme appaiono sempre urgenti per l’Italia: sia per liberare i ceti imprenditoriali dai famosi `lacci e laccioli’ del `settore pubblico’, sia per liberare quest’ultimo dalle pastoie che lo rendono largamente inefficiente in troppi comparti strategici.

Alzare la voce, battere i pugni sul tavolo, gridare ai nostri diritti sembra serva a poco se non a screditarci ulteriormente, come ha fatto notare Paolo Mieli qualche giorno fa sul CorSera.

Potrebbe forse essere più utile dedicare l’utilizzo di muscoli e corde vocali a perseguire con determinazione politiche di riqualificazione della spesa pubblica anche a costo di perdere qualche fetta di  elettorato: in fondo, un obiettivo non peregrino potrebbe essere quello di riconquistare alla politica i milioni di delusi (astenuti e voti bianchi) che si profilano ad ogni sondaggio.

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