Parole di B&F: moneta

1. Premessa

<<Among the conventions of almost every human society of historical record has been the use of money, that is, particular commodities or tokens as mesures of value and media of exchange in economic transactions>>

Così J. Tobin (The New Palgrave Dictionary of Money and Finance, 1992) inizia ad affrontare la questione della Moneta. Che si tratti di una questione che affonda le radici nella notte dei tempi non sembra esservi dubbio: accreditate leggende ebraiche narrano che Giacobbe, dopo essersi separato da Esaù, giunse a Sichem ove comprò un terreno, aprì uno spaccio, costruì dei bagni pubblici, dei mercati e una zecca per la popolazione locale (L. Ginzberg, Le leggende degli ebrei, vol. II, pagg. 236 e 338, Adelphi Edizioni, Milano 2004); presso il Museo della moneta della Bd’I si possono ammirare antiche monete del periodo del regno del Re Creso, ultimo re di Lidia (561 – 546 a.C). Analogamente, la questione della moneta-merce e della moneta-segno ha agitato, nel corso dei secoli, molteplici discussioni evidenziando che il suo valore nel tempo non viene garantito dall’eventuale aggancio ad un metallo più o meno prezioso (per un lavoro storico recente, esauriente, non specialistico ma ben documentato v. R. Petrini, Controstoria della moneta, Imprimatur editore, Reggio Eminlia 2014).

2. M secondo le BC

In questa sede si affronta la questione partendo dalla definizione di M che ne dà la BCE e alle cui categorie logiche vengono ricondotti anche i dati delle altre principali BC (BoE e FED):

<<Based on conceptual considerations and empirical studies, and in line with international practice, the Eurosystem has defined a narrow (M1), an “intermediate” (M2) and a broad monetary aggregate (M3). These aggregates differ with regard to the degree of liquidity (as assessed on the basis of the criteria of transferability, convertibility, price certainty and marketability) of the assets they include. […]

M1 comprises currency, i.e. banknotes and coins, and overnight deposits. These deposits can immediately be converted into currency or used for cashless payments.

M2 comprises M1 and, in addition, deposits with an agreed maturity of up to and including two years or redeemable at a period of notice of up to and including three months. These deposits can be converted into components of narrow money, but some restrictions may apply, such as the need for advance notification, penalties and fees.

M3 comprises M2 and certain marketable instruments issued by the resident MFI sector. These marketable instruments are repurchase agreements, money market fund shares/units and debt securities with a maturity of up to and including two years (including money market paper). A high degree of liquidity and price certainty make these instruments close substitutes for deposits. As a result of their inclusion, broad money is less affected by substitution between various liquid asset categories and is more stable than narrower definitions of money.

Holdings by euro area residents of liquid assets denominated in foreign currencies can be close substitutes for euro-denominated assets. Therefore, the monetary aggregates include such assets if they are held with MFIs located in the euro area.>>

Nel condurre la politica monetaria, le BC fanno dunque riferimento ad una configurazione `allargata’ di M, allargata cioè rispetto alla base monetaria (vedi) che, presso la BoE era denominata M0 e che, dal 2006, è inclusa in M1.

Riassumendo dunque oggi la BCE per M intende M3 e cioè la somma delle seguenti passività detenute all’attivo dalle Monetary and Financial Insitutions (MFI):

  • M1 = circolazione + depositi overnight (passività della BC = M0) + passività esigibili sul Mercato Monetario (vedi);
  • M2 = M1 + debiti delle MFI con scadenza fino a 2 anni + debiti delle MFI esigibili con preavviso fino a 3 mesi;
  • M3 = M2 + pronti/termine + quote di fondi comuni monetari + obbligazioni con scadenza fino a due anni.

Come si può osservare, passando dalla configurazione di M0 a quella di M3, si osservano due fenomeni: i) un ampliamento delle passività e ii) un ampliamneto degli emettenti: quanto alle passività, non solo quelle a vista ma anche quelle a scadenza (ancorché breve); quanto agli emittenti, non solo la BC e le banche che generano depositi a vista, ma anche altri soggetti che partecipano al mercato monetario (vedi).

Questa configurazione di M deriva dalla considerazione clou che:

<<A high degree of liquidity and price certainty make these instruments close substitutes for deposits. As a result of their inclusion, broad money is less affected by substitution between various liquid asset categories and is more stable than narrower definitions of money.>>

La scelta dell’aggregato allargato M3 è dunque motivata dal fatto che all’interno di M3 `scompaiono’ gli arbitraggi fra strumenti liquidi (<<close substitutes for deposits>>): il che implica l’ipotesi della sostituibilità fra mezzi di pagamento e strumenti finanziari (vedi), cioè fra M1 e componenti di M3.

L’ipotesi implica la verifica della condizione che la supporta: <<a high degree of liquidity>> e <<a price certainity>>: cioè che sia verificata, per le componenti di M2 e di M3, la condizione di liquidità (vedi).

Passando dalla configurazione di M1 a quella di M3, si passa da una configurazione di attività monetarie (mezzi di pagamento) in senso stretto ad una configurazione di attività ‘monetarie’ sui generis. Dal punto di vista del singolo operatore, infatti, l’aggregato M1, a differenza degli altri, comprende, oltre al circolante, una specie monetaria che, in quanto mezzo di pagamento, ha una capacità di accettazione molto simile a quella delle specie monetarie aventi di diritto il potere liberatorio negli scambi (la base monetaria, M0); i depositi bancari non in conto corrente, infatti, sono specie monetarie che necessitano di essere trasformati in circolante.

La facilità di tale trasformazione li rende quindi, dal punto di vista macroeconomico, assimilabili a M anche se, dal punto di vista microeconomico, questa differenza può non essere irrilevante. Analogamente si può concludere per tutti i titoli di mercato monetario comprese le quote dei Fondi comuni monetari.

3. Sintesi

Da tempo, alla M si attribuiscono tre funzioni: i) mezzo di pagamento; ii) misura dei valori; iii) riserva di valore.

Durante il primo periodo del dollar stardard (1944 – 1958) vi era la speranza che un’oncia d’oro valesse 35 $Usa (cambio stabilito a Bretton Woods nel 1944) e quindi poteve essere comprensibile accumulare banconote in $Usa sperando nella loro convertibilità. Successivamente il cambio si deteriorò per cui non fu più ragionevole alimentare quella speranza: il crash si appalesò il 15 agosto 1971 con l’abolizione ufficiale del dollar standard.

Oggi sembra difficile sostenere che la detenzione di banconote consenta di accumulare valore. Ad esempio, affermare che ‘il risparmio va difeso’ può essere considerata una frase ad effetto, ma con scarso significato economico-finanziario: il risparmio oggi è solo monetario e quindi è sempre investito in un’attività finanziaria (banconote e/o strumenti finanziari) o in un’attività reale (beni di consumo durevole) per cui la medesima affermazione potrebbe essere corretta in `l’investimento va difeso’. Ma qualsiasi investimento implica una coppia di fattori: rischio e rendimento che sono in capo al risparmiatore, la cui scarsa consapevolezza (in particolare in Italia) dà adito alla possibilità di vendere prodotti sofisticati.

Non sembrano essere venute meno, invece, le due altre funzioni di M: quanto alla funzione di mezzo di pagamento, si sta assistendo ad una trasformazione incredibile connessa con le modalità di trasferimento del potere d’acquisto disponibile ma anche all’incremento dei costi necessari ad avvalersene come mezzo di pagmento: tutte le forme diverse dal contante comportano costi per l’utilizzatore ma non comportano il potere liberatorio negli scambi; quanto alla misura dei valori, trattandosi oggi esclusivamente di moneta-segno essa sembra svolgere egregiamente il suo lavoro.

Infine, resta da ricordare che mentre le BC possono emettere M (= M0) con il solo vincolo, esterno alla loro economicità, del perseguimento della stabilità monetaria (v. inflazione), gli altri soggetti, in primis le banche commerciali (vedi), possono generare debiti a vista (M1 – M0 = M endogena) solo in forza delle rispettive dotazioni patrimoniali sulle quali sono fondate le concessioni di potere d’acquisto a favore del pubblico.

Quindi entrambi i gruppi di emittenti creano M dal nulla: le BC, nell’ambito di un vincolo esterno di ordine prevalentemente politico-economico; gli enti creditizi, nell’ambito di un vincolo interno alla loro economicità di ordine economico-finanziario. Tutti gli emittenti si avvalgono di due meccanismi tecnico-economici complementari, il c/c e il sistema di compensazione TARGET2 (vedi) che tengono conto delle quantità e delle specie monetarie in essere ad una determinata data.

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