Parole di B&F: incagli e sofferenze

In questo periodo si discute molto dei prezzi di Borsa delle materie prime in netto ribasso, oltre che del petrolio. Quanto ai titoli bancari, colpiti anch’essi da consistenti ribassi, ci si riferisce sempre più spesso alle sofferenze, alla bad bank, ai non performing loans, ecc. attribuendo le colpe della situazione a tutti i non italiani (governanti, singoli ministri o istituzione che siano).

Se le banche sono lo specchio dell’economia, nel senso che gli attivi delle banche sono anche i debiti della P.A., delle Imprese e delle Famiglie, non credo sia possibile ritenere che 7-8 anni di crisi profonda siano stati neutri. Se si considera poi che gli encomiabili sforzi della BCE hanno fin qui ottenuto effetti troppo limitati rispetto alle aspettative, si potrebbe concludere che, nel contempo, il nostro Paese è stato fermato sulla via delle conclamate riforme: chi è liquido non investe in Italia perché è quasi sicuro che perderà.

A proposito di fidi vs prestiti (vedi) e di sconfinamenti (vedi) si è fatto riferimento ad un approccio un po’ fondamentalista quando si affermava essere il momento dell’accertamento dello sconfinamento il momento dal quale una posizione si poteva considerare entrata nell’area dell’anomalia, nell’area che considera disatteso il contratto che alimenta il c/c.

Però, per precisare meglio le regole da anni vigenti anche in Italia, è necessario fare riferimento al concetto di esposizione cioè a:

<<un elemento dell’attivo o un elemento fuori bilancio>> (CRR, art. 5)

Le regole relative ai requisiti patrimoniali individuano l’esposizione al rischio di ciascuno di tali elementi e considerano un debitore in default quando si verificano uno o entrambi i seguenti casi:

<<a) l’ente giudica improbabile che, senza il ricorso ad azioni quale l’escussione delle garanzie, il debitore adempia integralmente alle sue obbligazioni creditizie verso l’ente stesso, la sua impresa madre o una delle sue filiazioni;

b) il debitore è in arretrato da oltre 90 giorni su una obbligazione creditizia rilevante verso l’ente, la sua impresa madre o una delle sue filiazioni. Le autorità competenti possono sostituire il periodo di 90 giorni con uno di 180 giorni per le esposizioni garantite da immobili residenziali o da immobili non residenziali di PMI nella classe delle esposizioni al dettaglio, nonché per le esposizioni verso organismi del settore pubblico. Il periodo di 180 giorni non si applica [[in particolari casi, elencati all’articolo 127].

Nel caso delle esposizioni al dettaglio, gli enti possono applicare la definizione di default di cui al primo comma, lettere a) e b), al livello di una singola linea di credito anziché in relazione agli obblighi totali di un debitore (Omissis)>> (CRR, art. 178)

L’area degli incagli comprende le esposizioni (crediti per cassa, di firma ed elementi fuori bilancio) nei confronti di soggetti in temporanea situazione di obiettiva difficoltà, che si preveda possa essere rimossa in un congruo periodo di tempo. Si prescinde dall’esistenza di eventuali garanzie personali o reali poste a presidio dei crediti.

L’area delle sofferenze comprende le esposizioni nei confronti di soggetti in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dalle eventuali previsioni di perdita formulate. Anche in questo caso si prescinde dall’esistenza di eventuali garanzie (reali o personali) poste a presidio dei crediti. In altri termini si tratta di crediti per il cui recupero sono state iniziate azioni giudiziali, oltre che crediti vantati nei confronti dei clienti che versano in gravi e non transitorie difficoltà economiche e finanziarie, tali da consigliare il rientro dell’esposizione, l’inizio di atti di rigore, anche se ad essi si soprassiede per motivi particolari.

Entrando fra gli incagli e/o fra le sofferenze, l’esposizione necessita di essere svalutata.

Se si agisce ex-post, cioè si svalutano le esposizioni dopo che si sono verificati gli eventi, è evidente che è troppo tardi per avere conti economci capienti (cioè una differenza fra ricavi e costi sufficiente a contenere gli aumenti di costi inerenti le posizioni anomale), per cui sarebbe necessario cercare di anticipare gli eventi.

Anticipare gli eventi significa che: i) tutte le esposizioni in bonis dovrebbero prevedere una perdita attesa (Expected Loss EL) dello 0,03\%; ii) per le esposizioni incagliate e a sofferenza andranno calcolati i seguenti valori: la perdita in caso di inadempimento (o Loss Given Default – LGD) commisurata alla probabilità di inadempimento; la Probabilità di Default (PD); il cure rate cioè il tasso di recupero previsto sui crediti scaduti da oltre 90 giorni (i past due). Infine, incrociando la natura del debitore e i valori sopra calcolati andranno applicati i relativi coefficienti patrimoniali: ad esempio, le sofferenze richiedono una ponderazione doppia rispetto a quella delle esposizioni in bonis.

Il significato di queste tecniche è abbastanza intuibile e trasparente: se il merito di credito della clientela non viene valutato adeguatamente l’area delle anomalie si espande e richiederà l’espansione dell’area delle svalutazioni, cioè dei costi non monetari ma comunque imputati. L’aumento dei costi richiederà almeno un’analoga  espansione dei ricavi; in caso contro, a parità di ricavi, vi sarà una diminuzioe del tasso di incremento del patrimonio netto contabile (cioè del core del CET1). Per stare al passo, ciò richiederà aumenti del capitale sociale, cioè del core del patrimnio netto contabile. Ma tali aumenti si scontrano con l’interesse del mercato che richiede, oltre che rafforzamenti patrimoniali dell’impresa, anche flussi di dividendi.

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Approfondimenti qui e qui (italiano)

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