Parole di B&F: inflazione

Con la parola inflazione si indica la perdita di potere d’acquisto della moneta (M) nel tempo: se all’inizio dell’anno un caffè si pagava 1€ e alla fine dell’anno si pagava 1,10€, si può dire che rispetto al prezzo del caffè il potere d’acquisto dell’€ si è ridotto del 10% in un anno. Se si sostituisce al caffè un indice dei prezzi al consumo (CPI), si può dire che il potere d’acquisto è diminuito rispetto a quell’indice.

Oggi, l’ISTAT calcola l’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA) a livello europeo, per poter confrontare la perdita di potere d’acquisto dell’€ presso i diversi Paesi dell’UE. L’inflazione, misurata sull’IPCA, è infatti l’indicatore utilizzato per monitorare il processo di convergenza verso l’Unione Monetaria Europea (UME) delle economie dei 28 Paesi UE.

Quali siano le cause dell’inflazione, quali siano i suoi effetti, come si possa calcolare, come tenerne conto ma, soprattutto, come si possa governare il fenomeno è materia di estrema complessità e gli economisti non sono ancora giunti a formulare spiegazioni e proposte tali da realizzare l’auspicata stabilizzazione dei prezzi, cioè a realizzare l’obiettivo di raggiungere e mantenere un tasso di inflazione intorno al 2% annuo, considerato da tutte le autorità monetarie il benchmark.

Sono a tutti noti i tentativi di questi anni della BCE di riportare l’inflazione ai livelli stabiliti dai Trattati (2%),  ma sono di questi giorni le notizie che indicano tassi dell’inflazione intono allo 0,1-0,2%, da tutti considerati inadeguati in primis dalla stessa BCE che non a caso ha dichiarato che insisterà, fino a che sarà necessario, in una politica monetaria largamente espansiva.

Il controllo dell’inflazione spetta alla Banca Centrale (BC) (vedi) che la realizza attraverso le operazioni di BC (vedi): en passant si deve ricordare che l’attività di BC è, oggi, ben diversa da quella della banca (vedi), se non altro perché la BC non finanzia direttamente l’economia, non ha fini di lucro e perché può indebitarsi `all’infinto’. Abbiamo visto invece che sono le banche ad esercitare il credito in contropartita con l’economia e che hanno stringenti vincoli di bilancio indotti dalle difficili condizioni di equilibrio economco-finanziario che vanno realizzate per non mettere a carico della fiscalità generale i loro eventuali dissesti.

Approfondimenti in The Palgrave Dictionary of Money and Finance, 1992.

L’inflazione al museo della BoE.

Avendo l’occasione di visitare il Museo della Bank of England (BoE), la BC con oltre 300 anni di esperienza, ci si aspetterebbe un museo di stampo numismatico, come quello della Banca d’Italia; invece ci si imbatte in museo prevalentemente didattico che, oltre a raccontare l’evoluzione della governance e del mestiere della Old Lady (1), spiega con un paio di giochini i problemi dell’inflazione e della sua governabilità.

Il primo giochino consiste in una barra graduata con una pallina che vi scorre all’interno: il giochino richiede di spostare la barra, tramite una leva, fino a far scorrere e a mantenere la pallina sul 2%. Si vede, quasi immediatamente, che è abbastanza difficile; nel senso che si riesce solo a far oscillare la pallina intorno a quel numero.

Il secondo giochino è più intrigante: la BoE è rappresentata da una barca in mezzo al mare che deve mantenere una rotta di circa il 2%, nonostante le condizioni atmosferiche si modifichino. Il giocatore può iniettare moneta col pulsante QE o cessare le iniezioni e azionare una barra per mantenere la rotta.

Ma questo secondo giochino presenta almeno due particolarità interessanti: il cambiamento delle condizioni climatiche non è generato direttamente da specifici operatori ma è frutto di concause così il giocatore (per gioco la BoE) deve reagire mantenendo la rotta; la barca naviga in un mare molto profondo, ma le condizioni climatiche, come è noto, influiscono solo sulla superficie del mare e non in profondità. Inoltre, giocando si può notare come siano lente variazioni di rotta rispetto agli stimoli monetari.

Fuor di metafora: 1) la BoE non si incaglia mai: non solo perché una BC non può fallire (sarebbe comunque uno dei tanti fallimenti di uno Stato visti dalla storia e conclusisi con bagni di sangue), ma anche perché vive in un mercato `efficiente’: profondo e vasto, quindi con ampie possibilità di essere liquido, ove cioè è agevole e possibile smobilizzare gli investimenti per cambiarne la destinazione a seconda delle convenienze e delle propensioni di chi vi partecipa; 2) gli operatori, individuali e collettivi (Famiglie, Imprese e P.A.), influiscono sulle condizioni ambientali, ma sono loro medesimi (il giocatore che funge da BC) che obbligano la BC a mantenere la rotta altrimenti sarebbero loro stessi a pagare le conseguenze di una rotta diversa. La BC può agevolare il mantenimento della rotta o ridurre l’impatto di una rotta errata iniettando o meno base monetaria, organizzando Vigilanze su diversi comparti istituzionali e dei mercati, agendo come prestatore di ultima istanza. Tuttavia la trasmissione degli stimoli monetari all’economia non hanno effetti immediati ma appaiono piuttosto lenti (anche nel gioco). Infine la BoE non guarda all’inflazione corrente ma cerca di prevedere quale essa sarà nell’arco dei prossimi due anni.

Anch’essa, ovviamente, influisce sulle condizioni ambientali, ma ha l’obbligo di realizzare un obiettivo collettivo mentre gli operatori tendono a realizzare obiettivi parziali e non collettivi.

Da qui si sviluppano le questioni più strettamente politiche: cioè i conflitti e gli accordi fra gruppi di operatori che poi vanno ad influenzare le condizioni economiche del Paese e cioè dei medesimi operatori che le hanno generate.

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(1) Così soprannominata satiricamente dal vignetista J. Gillary nel 1797 quando, a seguito delle guerre napoleoniche fu costretta a ridure la convertibilità della sterlinana per salvaguardare le proprie riserve auree

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