Quo vado Banche di Credito Cooperativo?

Leggo, sul Corsera di oggi, l’intrigante articolo di F. Fubini che cerca di districare la vicenda della riforma delle BCC partendo dall’esempio dei Paesi del SudEuropa che tentano di mettere a carico del Paesi del NordEuropa i loro debiti e le loro inefficienze. Il tentativo mi sembra cerchi di introdurre surrettiziamente, nei Trattati economici, dei Trattati antropologici.

Ieri ho visto il film di Zalone che sembra abbia incassato in pochi giorni moltissimi quattrini: film di grande successo, anche secondo la critica, mi chiedevo come mai un film tristissimo potesse avere questo grande successo. La mia risposta, temporanea, è che guardandoci allo specchio non solo ci riconosciamo ma anche ci apprezziamo.

È un po’ quanto emerge dall’impietosa analisi di Fubini che descrive come si cerchi di uscire da una situazione largamente precaria delle BCC attraverso percorsi già sperimentati nei decenni passati presso le Casse di Risparmio o le Banche Popolari: in particolare quello di far confluire banche dissestate verso banche ‘sane’, sperando che ne esca una banca più sana. Si è visto, invece, che il risultato sono banche un po’ più deteriorate.

Quello che mi meraviglia, in proposito, è che non passi nemmeno per l’anticamera del cervello di nessuno la possibilità di sperimentare qualche tipo di capitalismo di mercato per ridurre i danni del capitalismo clientelare che connota il comparto.

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