Parole di B&F: Capitale Circolante Netto

Si è fatto riferimento al Capitale Circolante Netto (CCN), a proposito dell’attività di banca commerciale (vedi) quando si diceva che questa attività era tendenzialmente volta al finanziamento dell’attività commerciale delle imprese non finanziarie, attività che rappresenta in un certo senso il core dell’attività bancaria esercitata in contropartita con il pubblico.

Finanziare l’attività commerciale delle imprese, come è noto implica assumere dei rischi per cui il finanziamento dovrebbe avvenire a seguito di una analisi del merito di credito. Un’analisi del genere è piuttosto complessa perché riguarda il futuro, perché non è sempre agevole disporre degli strumenti conoscitivi dai quali iniziare l’esame della situazione, perché interpretare i dati di partenza richiede professionalità non diffuse e percepite come `inutili puntualizzazioni’ vessatorie nei confornti delle imprese e perché, infine, i bilanci in forma semplificata di cui possono avvalersi le maggior parte delle imprese non consentono valutazioni circostanziate dei rischi assunti dal finanziatore..

Questi strumenti in realtà sono utili anche all’impresa che voglia consoscere la propria situazione economico-finanziaria e che voglia consapevolmente prendere i provvedimenti necessari a migliorarla.

Lo strumento base dal quale iniziare è il Bilancio di esercizio (B), che qui si assume redatto secondo i principi contabili internazionali (IAS/ISFR), declinati secondo l’OIC (Organismo Italiano di Contabilità); riclassificandolo si giunge a comporre il Rendiconto Finanziario (RF) e, infine, il Capitale Circolante Netto (CCN) e il Casf Flow (CF).

1. Bilancio

Qualsiasi impresa, industriale, commerciale, finanziaria e assicurativa, di qualsiasi dimensione e configurazione giuridica, ha interesse a conoscere se `ha pestato acqua nel mortaio` o se ha generato profitti. Il bilancio di esercizio, di regola redatto alla fine di ogni anno, cerca di rispondere a questo quesito. Cerca di vedere, cioè, se l’impresa è stata efficiente, misurandone il livello attraverso i profitti generati: l’utile (o il reddito) di esercizio.

Il risultato dell’esercizio però emerge da un vasto insieme di valutazioni sui valori da attribuire alle attività per cui la misurazione che ne risulta, pur non essendo arbitaraia, è però discrezionale e quindi lascia adito a interpretazioni dell’analista. Se, inoltre, l’analista è esterno, come nel caso della banca che deve assumere i rischi del finanziamento, le considerazioni saranno maggiormente improntate alla prudenza perché è necessario tenere conto che i prestiti alla clientela `erodono’ il Pvig (vedi) e ne erodono la consistenza quanto più i prestiti si deteriorano, dato che vengono ponderati secondo i rispettivi livelli di rischio.

Nonostante il Bilancio si componga di quattro documenti che dovrebbero avere una certa congruità intrinseca (Stato Patrimoniale – SP, Conto Economico – CE, Nota integrativa e Relazione sulla gestione), debbano rispondere al famoso criterio della true and fair view e tendano a rappresentare i profitti conseguti nell’anno, restano nell’ombra molti aspetti finanziari della gestione: dal punto di vista dell’impresa e del finanziatore questa faccenda assume un rilievo peculiare perchè la finanza d’impresa può diventare determinante per la sopravvivenza stessa dell’impresa: si fallisce, infatti, perché non si pagano i debiti.

Dal B si desumono molti indici di bilancio che tendono a fotografare diversi aspetti: indici di liquiditò, di redditività, di struttura, di indebitamento, Earnings Before Interests, Taxes, Depreciations and Amortizations (EBITDA), Earnings Before Interests and Taxes (EBIT), ecc.

2. Rendiconto finanziario

Tramite il Rendiconto Finanziario (RF), invece, si cerca di osservare come si sono formate le poste di bilancio; l’obietivo è quello di dare una dimensione dinamica alla dimensione statica individuata dagli indici di bilancio.

Ad esempio, se l’impresa vendesse i prodotti mediamente per contanti e pagasse i fornitori mediamente a 90 giorni, avrebbe il vantaggio `finanziario’ di disporre, per 90 giorni, di mezzi finanziari impiegabili per aumentare l’attività d’impresa e/o per diversificare il rischio d’impresa. Se, al contrario, vedesse mediamente i prodotti a 90 giorni e dovesse pagare i fornitori mediamente per contanti, avrebbe la necessità di farsi finanziare. Ed è sostanzialmente quanto accade in pratica perché le imprese dapprima sostengono i costi e successivamente riscuotono i ricavi.

L’esempio porta al limite il seguente problema che attira l’attenzione del finanziatore e che lo mette in guardia: si può anche aumentare il fatturato ma, se si vende e non si riscuote, si dispone della sola possibilità di farsi finanziare da una banca per pagare i fornitori, a meno che costoro, a loro volta, non concedano delle dilazioni di pagamento che inicideranno, a catena, su altri fornitori e via via fino ad un finanziatore finale che di solito è la banca commerciale.

In altri termini il RF cerca di illustrare gli aspetti monetari e finanziari del circuito acquisto-trasformazione-vendita dell’attività d’impresa. O, detto in altri termini, il circuito acquisti-pagamenti-trasformazione-vendita-riscossione per verificare se i rapporti di credito commerciale fra fornitori e clienti sono equilibrati; in caso contrario deve subentrare la banca che colma il divario temporale fra pagamenti e riscossioni.

Peraltro, dal punto di vista della banca, un venditore che non riscuote e che non riesce ad ottenere a sua volta analoghe dilazioni di pagamento, sarà sicuramente un cliente da affidare ma che, non solo propone rischi a mano a mano che questa situazione si ripete, ma si traduce anche in oneri finanziari, non sempre irrilevanti, che tendano ad `erodere’ il risultato di esercizio.

Il RF, dunque, riclassifica le poste di bilancio secondo due direttrici: la prima scinde la gestione in parti omogenee; la seconda studia, parte per parte, l’andamento delle poste con particolare attenzione ai flussi di mezzi di pagamento e dei debiti e crediti a seconda della loro scadenza contrattuale.

Sotto il primo punto di vista, la scissione riguarda la gestione operativa, o tipica, o caratteristica, o redittuale, relativa per l’appunto al core dell’attività d’impresa, dall’attività di investimento o patrimoniale, relativa alle operazioni che hanno per oggetto immobili, impianti e macchinari e più in gererale beni a fecondità ripetuta, dalla gestione finanziaria relativa alle operazioni che hannno per oggetto debiti e crediti a scadenza protratta.

3. Capitale Circolante Netto

L’analisi delle tre parti appena risassunte si concentra su:

1) i flussi di mezzi di pagamento (v. mezzi di pagamento vs strumenti finanziari);

2) i flussi di debiti e crediti a breve termine che non sono mezzi di pagamento né strumenti finaziari.

Il risultato dell’analisi relativo alla gestione operativa consente di giungere alla configurazione di Capitale Circolate Netto Caratteristico (CCNC) che risulta formato dalla somma algebrica delle seguenti poste: Cassa, Banca, Crediti e Debiti commerciali, Scorte.

Il risultato dell’analisi integrata delle tre parti sopra elencate consente di giungere alla configuraizone di Capitale Circolante Netto (CCN).

Una rappresentazione plastica del CC lo paragona ad una spugna: se la spugna si allarga (aumento del CC), diminuisce la liquidità disponbile e quindi aumenta, ceteris paribus, la necessità di ricorrere alle banche; quando la spugna si restringe (diminuzione del CC), la liquidità disponibile aumenta e quindi, ceteris paribus, si riduce la necessità di ricorreere alle banche.

4. Capitale Circolante Netto vs Cash Flow

Il Cash Flow (CF) non andrebbe considerato, come potrebbe senbrare, sinonimo di `flusso di cassa’, ma come una configurazione che comprende anche tutti i costi imputati. Questi ultimi sono poste contabili che rappresentano accantonamenti prudenziali ma che non rappresentano variazioni finanziarie ma solo economiche (relative cioè al CE).

Il Cash Flow, però, è riferibile alla sola gestione operativa e risulta più ampio del CCNC.

Corollario n. 1

Cash is king, profit is an opinion (T.E. Copeland – J.F. Weston, Financial theory and corporate policy, 1988).

___________________

Approfondimenti in P. Biffis (a cura di), Analisi del Merito di Credito, 2014.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: