Parole di B&F: dividendi vs patrimonio

Si è detto, a proposito del patrimonio delle banche (v. Patrimonio vs Pvig), che si devono sostanzialmente parametrare i rischi dell’attivo al CET1, il cui core è il patrimonio netto contabile. Quest’ultimo cresce grazie a due, e due soli elementi:
1) gli aumenti di capitale sociale (cioè i finanziamenti titolo di capitale dei soci i quali sottoscrivono nuove azioni);
2) gli aumenti degli utili accantonati, cioè non distribuiti in dividendi, che sono grosso modo rappresentati dalle ‘riserve patrimoniali’ (legale, statutaria, ordinaria, straordinaria, ecc.) oltre che dagli accantonamenti prudenziali.
Gli utili accantonati, denominati anche risparmio d’impresa, o autofinanziamento, rappresentano risorse generate dall’attività d’impresa destinate a rafforzare patrimonialmente l’impresa stessa e dunque non distribuite ai soci.
Quanto alle banche, in questi giorni la BCE ha comunicato di avere concluso il processo di revisione e valutazione dei requisiti patrimoniali delle banche vigilate (il Supervisory review and evaluation process – SREP 2015) concludendo che per il prossimo 2016 i minimi patrimoniali dovranno accrescersi di 50 punti base (cioè di 50 centesimi di punto percentuale, pari allo 0,5%).

La Vigilanza, dunque:

a) considera ancora precaria la situazione patrimoniale di diverse banche che dovranno rafforzarsi patrimonialmente;

b) indica anche con precisione la strada da percorrere: non rivolgersi al mercato, per richiedere nuovi sacrifici ai soci o per emettere obbligazioni subordinate computabili nel CET1, ma adottare una severa politica dei dividendi:

 «Gli enti creditizi dovrebbero adottare politiche sui dividendi utilizzando ipotesi conservative e prudenti, in modo da rispettare, dopo ogni distribuzione, i requisiti patrimoniali applicabili»

c) suddivide le banche in due categoria:

1) banche che al 31 dicembre 2015 sono già in regola con il Cet1 previsto per il 2019, o che stanno per raggiungere questo obiettivo, le quali non dovrebbero distribuire dividendi che compromettano il rispetto dei requisiti fin qui raggiunti «anche in caso di condizioni economiche e finanziarie deteriorate»;

2) banche non in regola, che non dovrebbero distribuire alcun dividendo.

In altri termini la Vigilanza sembra orientata a controllare severamente la distribuzione di dividendi per i prossimi vicini anni.
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