Parole di Banca e Finanza (B&F): premessa

L’idea di mettere a fuoco il significato di alcune parole di utilizzo corrente in questi mesi di crisi bancarie italiane ed europee nasce dall’ascolto di diverse trasmissioni televisive e radiofoniche ove è palese la confusione fra i diversi fenomeni che vengono indicati con un linguaggio talmente approssimativo da indurre in errore il pubblico dei non esperti.

Questa idea si fonda anche su di una premessa antropologica e cioè che una società sia fondata su scambi reciproci che si realizzano fra i suoi componenti e che hanno per oggetto, fra gli altri: a) i messaggi; b) i beni e i servizi (C. Levi-Strauss, Antropologia strutturale, Il Saggiatore, Milano 1966, ristampa 2015).

Quanto allo scambio di messaggi, di parole, concordo con la seguente affermazione dalla quale ho preso lo spunto:

<<Le società vengono costruite e si reggono essenzialmente su una premessa linguistica: sul fatto cioè che dire qualcosa comporti un impegno di verità e di correttezza nei confronti dei destinatari>> (G. Carofiglio, Con parole precise – breviario di scrittura civile, Laterza, Bari 2015).

Cercherò dunque di censire le parole che si usano in Banca e Finanza (B&F) partendo da quello che mi sembra il bandolo di una matassa, pur difficile da districare, ma il più appropriato per iniziare, e cioè dalla seguente norma positiva:

«I mezzi di pagamento non sono strumenti finanziari» (T. U. Finanziario – TUF}, art. 1, c. 4).

1. Euro – NoEuro

Quanto allo scambio di beni e servizi, gli eventi correnti, connessi con i sacrifici che hanno dovuto subire molti risparmiatori, hanno favorito la radicalizzazione del dibattito italiano per cui sembrano fronteggiarsi due `partiti’: semplificando, quello degli `europeisti’ e quello degli `anti europeisti’. I primi assumono oggi posizioni a favore della moneta unica, mentre gli altri ne sono i detrattori: per semplificare i ’pro-euro’ e gli ‘anti-euro’e, per semplificare ancora, quelli che sostengono che l’euro sia e sarà un successo e quelli che sostengono che l’euro sia e sarà un fallimento.

I primi sostengono che la moneta unica è un processo ineludibile, da costruire anche prima dell’unione politica e che, anzi, ne favorirà la realizzazione; i secondi sostengono la necessità di costruire, dapprima, un’unione politica cui potrà eventualmente seguire la moneta unica come conseguenza, ancorché auspicabile.

Entrambi gli schieramenti si avvalgono di argomentazioni che affondano le loro radici in diverse discipline (storia, politica, economia, sociologia, diritto ecc.).

Fra i detrattori dell’Euro vi sono coloro che fanno discendere le loro argomentazioni dall’inesistenza di aree monetarie ottimali, cioè aree geopolitiche entro le quali i fattori produttivi possono spostarsi agevolmente. Gli altri, invece, muovono dall’idea che tali aree non esistano in natura e che possano essere costruite nel tempo.

Il tempo, per entrambi gli schieramenti, diventa  così la determinante sulla quale si incentrano il dibattito e lo scontro: la costruzione richiede del tempo nel corso del quale scoppiano le contraddizioni dell’economia capitalistica che condizionano le scelte politiche degli elettori e dei loro governi. Se gli elettori attuali sono disposti a sostenere l’effetto delle contraddizioni a favore di una moneta unica della quale beneficeranno prevalentemente i loro figli e nipoti, voteranno a favore dell’Euro; gli altri contro.

Se l’obiettivo è l’Unione Politica, il dibattito avviene fra coloro che ne ritengono perniciosa la realizzazione in un regime di cambi fissi fra monete di Paesi che appartengono ad aree monetarie ottimali diverse  (come è avvenuto con la costruzione dell’Euro) e coloro che, invece, la ritengono possibile in forza dei cambi fissi. Nel primo caso, gli aggiustamenti delle contraddizioni prodotte dall’economia `reale’ avvengono anche, e forse prevalentemente, grazie alla politica monetaria (e quindi anche con le svalutazioni competitive); gli altri ritengono invece che la politica monetaria debba assumere un ruolo molto marginale rispetto al ruolo determinante dei fattori produttivi quali variabili dei processi di aggiustamento: per costoro, dunque, sono gli elementi `reali’ dell’economia (i fattori produttivi) e non gli elementi ‘monetari e/o finanziari’ ad essere centrali e quindi ad assorbire gli squilibri.

Per semplificare ulteriormente, per questi ultimi la stabilità monetaria è un bene prezioso in quanto <<la moneta è libertà coniata>> (Paolo Baffi).

In questo quadro d’insieme si svolge questo tentativo di dare ordine alle parole che si usano spesso in economia e finanza, tenendo conto che è alquanto arduo trovare relazioni causali fra eventi economico-finanziari; al massimo si possono individuare determinate correlazioni con un accettabile livello di probabilità.

Per lo stesso motivo, è molto arduo capire se dapprima muove l’economia e successivamente il diritto che ne regola le fattispecie o viceversa; ovvero se muovano di pari passo. Oggi però ci troviamo di fronte ad un corpus normativo e di eventi economico-finanziari di una certa consistenza e tale per cui sembra ancor più arduo capire se sia conveniente uscire dalla moneta unica o se invece sia conveniente cercare di realizzare l’obiettivo politico nonostante le contraddizioni che emergono e che emergeranno.

Supponendo che sia auspicabile un ambiente di pace, il mio punto di vista attuale è che sia conveniente cercare di realizzare l’obiettivo dell’Unione Politica attraverso il mantenimento della moneta unica che avrà effetti trainanti, nonostante periodi difficili da superare.

2. Regolamentazione.

Nel periodo 1936-1993, anche in Italia fu in vigore la Legge Bancaria che scindeva le banche commerciali (o a breve termine, o di deposito, o ordinarie, o pure o di tipo inglese) dagli Istituti di Credito a medio-lungo termine termine. La distinzione era avvenuta a seguito della crisi, scatenatasi negli USA nel 1929 e che aveva dato luogo al Glass-Steagle Act che scindeva il credito commerciale dal credito a medio-lungo termine sulla base della possibilità per le banche di raccogliere depositi a breve e a vista o meno. L’intento strategico era quello di ridurre la commistione fra Banca e Industria che si realizzava nella banca mista (o di tipo tedesco), cui si attribuiva la crisi.

Tale scissione resse anche in Europa per molti decenni: in Italia, la scissione veniva di fatto a mano a mano vanificata a seguito della c.d. doppia intermediazione, che richiedeva ardui provvedimenti di vigilanza, e dall’avanzamento delle iniziative comunitarie in materia creditizia che tendevano a costruire l’Unione Economica Europea.

I fondamenti di quest’ultimo aspetto sono rintracciabili negli accordi del Trattato di Roma (1957) frutto di una linea politico-culturale maturata nel carcere di Ventotene nei decenni precedenti.

Dal punto di vista economico-finanziario, si può far iniziare la costruzione dell’Unione dalla direttiva comunitaria n. 183 del 28 giungo 1973 che tendeva ad eliminare i vincoli connessi con la libertà di stabilimento e con la libera prestazione dei servizi all’interno della Comunità. Successivamente la Prima direttiva (n. 780 del 12 dicembre 1977) e la Seconda direttiva (n. 646 del 15 dicembre 1989) in materia bancaria hanno riguardato il coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative (v. anche ultra, sub 3) relative:

— alla possibilità dei soggetti di essere qualificati come enti creditizi (e quindi di accedere all’attività);

— al genere di attività che caratterizza gli enti medesimi (e quindi ad esercitare l’attività).

L’obiettivo di smantellare progressivamente gran parte delle frontiere fisiche, tecniche e fiscali che impedivano una completa circolazione intercomunitaria dei beni e dei servizi, oltre che delle persone, è stato considerato raggiunto a partire dal 1° gennaio 1993.

In materia finanziaria e creditizia i provvedimenti assunti vennero successivamente rifusi nelle seguenti due direttive (altrimenti denominate Capital Requirements Directives – CRD 1):

— 2006/48, relativa all’accesso all’attività degli enti crediti e al suo esercizio ove si prevedono i termini dei requisiti patrimoniali minimi a fronte dei rischi di credito e operativi;

— 2006/49 relativa all’adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e degli enti creditizi, ove si prevedono i requisiti patrimoniali per fronteggiare i rischi del portafoglio di negoziazione, cioè i rischi di mercato.

A seguito della crisi scatenatasi negli USA nel 2007, infine, a partire dal 2010 tutti i provvedimenti precedenti sono stati rifusi nel seguente corpus normativo (gli estremi dettagliati e i relativi link si trovano in Banca d’Italia, Circolare n, 285, aggiornata al 24 nov. 2015, Disposizioni introduttive, p. 2; v. anche TUB, art. 1, c. 1, lett. h-bis) che, a mano a mano, viene recepito anche in Italia attraverso aggiustamenti e revisioni del TUB, del TUF, dell’IVASS, della Consob, della Banca d’Italia e delle altre Autorità amministrative indipendenti:

– Regolamento (UE) n. 1092/2010 (CERS, Comitato Europeo per il Rischio Sistemico);

– Regolamento (UE) n. 1093/2010 (EBA, Autorit Bancaria Unica));

– (Regolamento (UE) n. 1095/2010 (AESFEM, Autorità di Vigilanza sugli Strumenti Finanziari e sui Mercati);

– Regolamento (UE) n. 1024/2013 (RMVU, Regolamento del Meccanismo di Vigilanza Unica);

– Direttiva 2013/36/UE (CRD IV, (Capital Requirements Directive IV);

– Regolamento (UE) n. 468/2014 (RQMVU, Regolameno Quadro del Meccanismo di Vigilanza Unica);

– Regolamento (UE) n. 575/2013 (CRR, Capital Requirements Regulation).

– D.lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (TUB. Testo Unico Bancari aggiornato);

– D.lgs. 24 febbraio 1998, (TUF, Testo Unico della Finanza aggiornato).

2. Attività ammesse al mutuo riconoscimento (direttiva 646/89, All. A).

Sono ammesse al mutuo riconoscimento (e quindi erano assoggettate alla vigilanza del Paese d’origine) le seguenti attività:

1. Raccolta di depositi o di altri fondi rimborsabili;

2. Operazioni di prestito, in particolare: credito al consumo, credito con garanzia ipotecaria, factoring, cessioni di credito pro soluto e pro solvendo, credito commerciale (compreso il forfaiting);

3. Leasing finanziario;

4. Servizi di pagamento;

5. Emissione e gestione di mezzi di pagamento (carte di credito, travellers cheque, lettere di credito);

6. Rilascio di garanzie e di impegni di firma;

7. Operazioni per proprio conto o per conto della clientela in: a) strumenti di mercato monetario (assegni, cambiali, certificati di deposito, ecc.); b) cambi; c) strumenti finanziari a termine e opzioni

d) contratti su tassi di cambio e tassi d’interesse; e) valori mobiliari;

8. Partecipazione alle emissioni di titoli e prestazioni di servizi connessi;

9. Consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale e di questioni connesse e consulenza nonché  servizi nel campo delle concentrazioni e della rilevazione di imprese;

10. Servizi di intermediazione finanziaria del tipo money broking;

11. Gestione o consulenza nella gestione dei patrimoni;

12. Custodia e amministrazione di valori mobiliari;

13. Servizi di informazione commerciale;

14. Locazione di cassette di sicurezza.

Sono pure ammessi al mutuo riconoscimento i servizi e le attività di investimento qualora abbiano ad oggetto strumenti finanziari, i servizi e le attività assicurative e i relativi servizi accessori.

 

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