Parole di B&F: risparmio

MRisparmio è una parola talmente generica da poter essere equivocata.

I più anziani ne hanno memoria fin da quando utilizzavano il salvadanaio regalato dalle Casse di Risparmio o fin da quando avevano maturato il senso di pietà per il povero Geppetto che aveva regalato 3 monete d’oro, i suoi sudati risparmi a Pinoccchio perché andasse a scuola.

Invece il Nostro incontrò il Gatto e la Volpe che si dileguarono dall’Osteria del Gambero Rosso, lasciandogli il conto da pagare, ma con la promessa di rivederlo al Campo dei Miracoli dove avrebbe sotterrato le due monete rimaste che avrebbero generato alberi di monete d’oro. Poi, com’era prevedibile, le monete sparirono.

Celebrato come virtù per molti secoli, il risparmio ha perso di importanza negli ultimi decenni a causa dell’inflazione che erodeva il potere d’acquisto della moneta per cui, alla pratica di acquistare beni di consumo durevole dopo avere accumulato (risparmiato) il valore del bene prescelto, si sostituì la pratica di disporre immediatamente del bene prescelto e di pagarlo a rate, indebitandosi. Così, se il tasso dell’interesse era inferiore al tasso dell’inflazione, il debitore se ne sarebbe avvantaggiato a scapito del creditore il quale però contava sul volume delle vendite che poteva realizzare se i compratori erano solvibili.

Ancora oggi, il 31 Ottobre di ogni anno si celebra la Giornata del Risparmio e la Costituzione italiana lo tutela e lo incoraggia.

Le definizioni di risparmio sono diverse (v. Treccani, Wikipedia, Wikiquote, ecc.) a seconda che  se ne parli o meno nelle discipline economiche ove si intende la parte non consumata del reddito percepito nel corso di un periodo.

La questione si complica quando, alla parola *risparmio*, si affianca il concetto di *impiego* del risparmio (o investimento). Se viene tesaurizzato in banconote, il risparmio esce sia dal circuito dei pagamenti sia dal circuito risparmio-investimento.

Se rimane impiegato nei c/c delle banche, il risparmio entra nel circuito dei pagamenti del pubblico e delle banche: mentre il pubblico usa il risparmio come mezzo di pagamento, le banche ne gestiscono i flussi e le consistenze in base a criteri di gestione del tipo ALM (Asset Liabilities Management).

Se il pubblico investe in strumenti finanziari, il risparmio entra nel circuito risparmio-investimenti e affianca l’ALM delle banche.

A parte il caso, oggi un po’ particolare, della tesaurizzazione in banconote, sia che affluisca al circuito dei pagamenti o al circuito risparmio-investimenti, il risparmio viene sempre intermediato dagli intermediari finanziari sia perché il publico trova conveniente utilizzare i servizi bancari, sia perché non può operare direttamente in strumenti finanziari, sia perché pagamenti e riscossioni fra titolari di c/c, fra banche e fra banche e strumenti finanziari vengono regolati dalla Banca Centrale che gestisce i sistemi di compensazione.

La differenza fondamentale fra la detenzione del risparmio nella forma di mezzo di pagamento (contante e/o c/c) e/o nella forma di strumento finanziario consiste nella diversa natura dei rischi che il risparmiatore deve fronteggiare.

I rischi dei mezzi di pagamento sono ben più ridotti di quelli impliciti negli strumenti finanziari perché i mezzi di pagamento chiudono il circuito dei pagamenti in tempi rapidissimi liberando il debitore; gli strumenti finanziari invece contrappongono uno scambio di mezzi di pagamento a pronti contro uno scambio a termine, spesso condizionato al verificarsi di determinati accadimenti.

Quando gli accadimenti sono prevalentemente di natura aleatoria, si investe il risparmio in prodotti assicurativi; quando gli accadimenti dipendono prevalentemente dalla qualità della gestione dell’emittente, si investe in prodotti finanziari.

Come si vede, dunque, parlare di risparmio il più delle volte significa parlare di investimenti in strumenti finanziari e quindi di rischi da fronteggiare in rapporto alla situazione individuale di partenza e alla propria propensione per la coppia rischio-rendimento.

Nel caso degli investimenti finanziari e assicurativi, la MIFID1 (Markets in Financial Instruments Directive) richiede la profilatura del cliente: cioè l’accertamento, da parte del venditore di prodotti finanziari, dell’adeguatezza (per capire la situazione finanziaria dell’investitore, la sua conoscenza ed esperienza per poter fornire investimenti adeguati al soggetto)  e dell’appropriatezza (per capire il livello di comprensione e di propensione al rischio del soggetto)  dell’investitore rispetto al prodotto prescelto.

Si è ora in attesa della MIFID2 (entrata in vigore prevista: 1° gennaio 2017) che allarga il campo di azione agli strumenti finanziari non regolamentati, ai soggetti che lavorano su mercati non regolamentati (over the counter – otc) e alle infrastrutture post trading (European Market Infrastructure Regulation – EMIR) di tali mercati; agli strumenti finanziari derivati, ecc.

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