Parole di B&F: banca

4 gennaio 2015

I ricorrenti dissesti bancari avvenuti da tempo immemorabile hanno sempre spinto le autorità costituite a tentare di regolamentare e di vigilare l’attività delle banche per ridurre l’impatto dei dissesti sugli stakeholder. Anche l’ordinamento italiano attuale ha i medesimi obiettivi, ma non può più prescindere dall’ordinamento sovranazionale europeo costruito in materia fin dal 1973 (per una mini cronistoria v. Premessa sub 2). Il tentativo si aggiorna continuamente sia prendendo atto delle modificazioni della realtà sia cercando di prevederle e di orientarle.

Il TUB, a partire del 2009, è stato fortemente rimaneggiato in forza delle direttive e dei regolamenti europei, oltre che della veloce trasformazione dell’ambiente monetario e finanziario dovuto alla generalizzata accettazione dei conti correnti e della moneta elettronica (v. mezzi di pagamento vs strumenti finanziari). Ad esempio non compare più oggi la distinzione fra banche a breve e banche a medio-lungo termine previste dal TUB nel 1993 e verosimilmente retaggio della precedente Legge Bancaria.

Come si è visto, l’attività bancaria (vedi) è riservata alle banche che ora possono ben dirsi universali in quanto, oltre al nucleo centrale della loro attività (esercizio del credito e raccolta di depositi), in contropartita con il pubblico possono svolgere anche le attività finanziarie (vedi). In altri termini, si tratta di banche universali in quanto possono svolgere tutta la gamma di attività che va dal finanziamento del credito commerciale al finanziamento del credito mobiliare.

Il che viene reso possibile se:

1) i rischi dell’attivo vengono rapportati ai fondi propri delle imprese del settore bancario-finanziario-assicurativo (v.  Accordi di Basilea e Classificazione ATECO 2007, lettera J);

2) si gestiscono gli attivi e i passivi delle imprese di quei settori con un approccio ALM (Assets Liabilities Management), cercando contemperare scadenze degli attivi ed esigibilità dei passivi;

3) le attività di vigilanza sono rivolte alle singole attività svolte.

La banca universale che sembra delinearsi può configurarsi nell’ambito di una singola impresa ove l’attività aziendale viene scissa in comparti organizzativi con deleghe circostanziate relative ai comparti bancario e finanziario.

Ma forse sembra più adeguato uno schema tipo holding, pura o mista, cioè un gruppo bancario (vedi) che individua con precisione soggetti giuridici costituiti in forma societaria, con responsabilità civili, organizzative e penali ben circoscritte.

Le regole in materia di partecipazioni detenibili dovrebbero favorire la scissione fra le attività della banca universale nel cui ambito si svolge, come minimo, l’attività di banca commerciale (vedi).

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