Parole di B&F: fidi vs prestiti

Se la riflessione del prof. E. Severino è giunta alla conclusione che non possiamo prescindere dalla Tecnica, anche l’Economia e la Finanza ne sono un esempio fattuale.

Fidi

Nelle banche si parla spesso di fidi, di affidare la clientela, di affidabilità del cliente, ecc. Tutti termini che riguardano la capacità/possibilità prospettica della clientela di rispettare le scadenze contrattuali previste per i debiti contratti con la banca.

Cioè se la banca affida un cliente per 100€, significa che concede un credito di 100€: il che significa che il cliente ha a disposizione, rispetto al momento precedente, un potere d’acquisto addizionale di 100€.

Se ora osserviamo come questo fido viene censito nel bilancio della banca, non ne troviamo traccia; troviamo traccia solo del rischio effettivo, cioè del fido utilizzato.  Alla Centrale dei Rischi, invece, troviamo censisti sia il rischio potenziale (pari all’ammontare del fido) sia il rischio effettivo (pari al fido utilizzato).

Sul bilancio, dunque, compare la parte del fido utilizzato: cioè il prestito effettivo, che rappresenta il debito effettivo del cliente e il rischio effettivo della banca.

I fidi non utilizzati, dunque non sono debiti dei clienti, ma rischi potenziai della banca che diventeranno effettivi al momento dell’utilizzo. La Centrale dei Rischi, invece, censisce sia i fidi sia i prestiti, cioè sia i rischi effettivi sia quelli potenziali.

Prestiti

Dunque il bilancio della banca censisce all’attivo il prestito effettivo, cioè il fido utilizzato dal cliente, e ne dovrebbe dare il valore di presunto realizzo. E qui si apre il vaso di Pandora delle valutazioni che si concretizzano in quella vasta e precaria area del merito di credito: vasta e precaria ma, se si sbagliano le valutazioni, ne va del conto economico della banca e quindi del suo Pvig.

Il cliente, invece, censisce sul proprio bilancio l’ammontare del debito effettivo (il valore nominale), cioè l’ammontare del fido utilizzato, il prestito effettivamente ottenuto.

Ad esempio se il fido concesso è di 100 e il suo utilizzo è di 80; il cliente scrive 80 al passivo dei suoi libri, mentre la banca scrive fra le sue attività un valore massimo di 80. Ma, se la banca ritiene che la situazione del cliente si sia nel frattempo deteriorata del 10% scriverà 72 (80-10%).

Come si vede, dunque, il valore degli attivi delle banche trovano una corrispondenza nei passivi della clientela ma per ammontari diversi: il divario rappresenta il premio al rischio che la banca richiede al cliente sotto forma di tasso di remunerazione del rischio, cioè il tasso dell’interesse che viene calcolato sull’ammontare del prestito utilizzato.

Corollari

1.

Come si vede, le valutazioni sono determinanti e riguardano il futuro (che sta nelle mani degli dei). Tuttavia, le valutazioni non sono arbitrarie, ma opinabili e possono discendere da diverse argomentazioni più o meno professionali.

Valutazioni prudenti tendono ad aggravare il conto economico in quanto le svalutazioni richiedono di imputare costi; ne segue un minor incremento del Pvig e/o dei dividendi. Le svalutazioni però riguardano valori relativi ad affidamenti decisi nel passato e quindi non si può intervenire che svalutando; per questo l’analisi del merito di credito ex ante è importante; ex post si può solo svalutare e quindi gravare il conto economico.

Valutazioni imprudenti, oltre a dare un’immagine poco veritiera e corretta, aumentano gli utili ed è possibile aumentare il Pvig e/o distribuire dividendi. Se si segue la via dell’aumento dei dividendi, si depaupera la banca. Se si aumenta il Pvig, si `pesta acqua nel mortaio’.

2.

Qualsiasi sia la forma tecnica dell’affidamento (mutuo, anticipo su crediti, scoperto di conto), il potere d’acquisto concesso va finire nello strumento tecnico denominato conto corrente di corrispondenza (c/c): attualmente un cliente che ha ottenuto un affidamento, non esce dalla banca con un pacco di banconote ma, al massimo, con una carta di credito e un pacco di carte firmate.

Quando  il potere d’acquisto viene utilizzato, cioè speso per comprare beni e servizi, il fido viene utilizzato tramite il mezzo di pagamento c/c (che può circolare tramite assegni, bonifici e giroconto) ed è l’ammontare del bonifico (dell’assegno o del giroconto) l’ammontare effettivo del prestito utilizzato (nell’es. 80 su 100) e del debito contratto dal cliente.

La diffusione dei c/c è oggi tale per cui i prestiti utilizzati in c/c dai compratori divengono automaticamente depositi in c/c dei venditori, e quindi moneta di conto effettiva. Ne segue che i fidi non utilizzati, non sono prestiti e non sono moneta di conto effettiva, ma moneta di conto ad `alto potenziale’ perché può essere attivata ad nutum dell’affidato.

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