Parole di B&F: patrimonio vs patrimonio di vigilanza

A) Patrimonio

Il Patrimonio è la differenza fra attività e passività; è un’identità rappresentabile nel seguente modo: Attivo – Passivo = Netto patrimoniale (A – P = NP).

Come si intuisce, il valore del NP dipende dai valori attribuiti all’attivo (A) e al passivo (P) cioè ai debiti, per cui il NP è una categoria logica residuale in quanto dipende da altri valori; l’identità inoltre è sempre verificata anche perché viene costruita ex post (di regola con cadenza annuale, ma spesso e nei casi più complessi anche con cadenza trimestrale). Quanto l’identità viene costruita ex-ante, in Italia viene denominata budget e ha intenti previsionali e/o programmatici.

Presso le imprese non finanziarie, è sostanzialmente solo il passivo ad avere connotati finanziari mentre l’attivo è composto prevalentemente da attività reali (impianti e macchinari, magazzino, immobili, ecc.) ma anche da attività finanziarie (mezzi di pagamento, strumenti finanziari, crediti, partecipazioni).

Presso le imprese finanziarie (bancarie, finanziarie, assicurative, ecc.), sia l’attivo sia il passivo sono fortemente caratterizzati da elementi finanziari: mezzi di pagamento, strumenti finanziari detenuti, crediti e partecipazioni all’attivo; debiti e strumenti finanziari emessi al passivo.

Il NP di tutte le imprese è costituto esclusivamente dal capitale sociale (rappresentato dalle azioni emesse e/o dai conferimenti dei soci) e dalle riserve (ordinaria, straordinaria, legale, statutaria) non aventi particolare destinazione che rappresentano gli utili reinvestiti. Il NP aumenta dunque soltanto se aumentano queste sue componenti.

L’identità in questione deriva dalla contabilità generale che trova una sintesi nel bilancio.

La costruzione del bilancio però implica rilevanti problemi di valutazione degli attivi, perché i debiti debbono essere censiti al loro valore nominale, e perché deve offrire al mercato una rappresentazione veritiera e corretta (true and fair view) della realtà aziendale che dovrebbe essere condotta secondo criteri di sana e prudente gestione, dato che riguarda molti stakeholder. Per risolvere questi e altri problemi la costruzione del bilancio dovrebbe attenersi ai principi contabili internazionali (International Accounting Standards/ International Financial Reporting Standards – IAS/ISFR), o a loro derivazioni (per l’Italia, l’Organismo Italiano di Contabilità –  OIC), che tendono a rappresentare i fatti aziendali, per l’appunto, secondo la true and fair view.

B) Patrimonio di Vigilanza

Per le banche commerciali non vale solo quanto sopra ma ci si deve riferire ad una configurazione di Patrimonio più ampia, il `Patrimonio di Vigilanza’ (Pvig).  Questa configurazione risale agli accordi di Basilea del 1988 (Basilea 1), aggiornati nel 1996, revisionati con Basilea 2 e da ultimo con Basilea 3 a seguito della crisi del 2007.

A seguito di quest’ultima revisione per Fondi Propri (o per Pvig) delle banche commerciali si intendono, oltre al NP di cui si è appena detto, anche altri fondi raccolti con l’emissione di strumenti finanziari denominati quasi equity o strumenti ibridi di patrimonializzazione o obbligazioni subordinate: si tratta di strumenti finanziari che vanno a costituire il patrimonio delle banche e che quindi assumono tutti i rischi tipici dei mezzi propri, cioè dei finanziamenti a titolo di capitale. Questi strumenti finanziari sono piuttosto complessi con riferimento sia ai tassi di remunerazione sia all’eventualità del rimborso.

In estrema sintesi, oggi a seguito del Basilea 3 i Fondi propri sono costruiti, come fin dal 1988, sommando due quantità il Patrimonio di base (Tier 1) e il Patrimonio supplementare (Tier 2); la differenza introdotta da Basilea3 sta nel fatto che si è data maggiore importanza relativa al NP riducendo gli elementi addizionali ammissibili (gli strumenti quasi equity) sia nel Patrimonio di base sia in quello supplementare.

Oggi i Fondi propri sono costruiti nel seguente modo:

NP (capitale sociale + riserve) – Deduzioni di Vigilanza  + Elementi addizionali = Patrimonio di base (CET1) + Patrimonio supplementare (Tier 2) = Fondi propri o Patrimonio di vigilanza individuale 

Le `Deduzioni di vigilanza’ (regulatory adjustment) consentono alla Vigilanza di verificare la correttezza del calcolo del NP; gli `Elementi addizionali’ sono gli strumenti quasi equity; il CET1 (Common Equity Tier 1) è il patrimonio di base cioè il core del patrimonio cui fare riferimento. Si possono aggiungere, infine, `altri elementi’, in percentuale del CET1, che vanno a costituire il patrimonio supplementare (Tier 2).

I Fondi propri delle banche commerciali sono la quantità clou dell’attività bancaria perché determinano la quantità e la qualità dei rischi che la banca può assumere: si tratta dei rischi di credito e dei rischi finanziari, che si leggono fra le attività, e dei rischi operativi che riguardano gli aspetti organizzativi di una banca (in particolare le strutture informatiche e quelle a salvaguardia degli interessi aziendali).

Approfondimenti su questa complessa materia nella Circolare aggiornata n. 285/2013 della Banca d’Italia.

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  1. […] del credito si avvale dello strumento tecnico del c/c, e l’attività bancaria è commisurata al patrimonio aziendale della banca stessa, si può dire che la banca commerciale, finanziando il pubblico in base alle […]

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  2. […] rischi dell’attività bancaria vengono commisurati al Pvig delle banche come stabilito fin dal 1988 dal Comitato di Basilea che ha iniziato i suoi lavori nel […]

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