Azionisti VB e BpVI: soli davanti allo specchio

Riassumo la questione:

  1. se passano le SpA, si va in Borsa, si fa un prezzo di mercato e si riparte; gli azionisti possono optare a) fra aderire all’aumento; b) non aderire all’aumento e vendere i diritti di opzione; c) vendere le azioni;
  2. se non passano la SpA, le banche vengono commissariate perché non vi sono le condizioni economico-finanziarie per stare in piedi. I Commissari cercano di rimetterle in sesto riproponendo l’aumento di capitale, costi quel che costi; se non vanno in porto gli aumenti, le banche vengono liquidate (tipo le famose 4 banche).

Fin dall’inizio, io sostengo che gli azionisti hanno convenienza a percorrere uno dei due sentieri 1a) e/o 1b); gli altri sentieri sono autolesionisti perché si perde tutto.

Parlare del prezzo delle azioni non serve più a nulla: il recupero si avrà nel tempo e non è detto che non si avrà.

Quanto sopra da un punto di vista economico-finanziario che è quello che interessa un investitore professionale. Il resto è fuffa.

E’ fuffa, l’affermazione del Presidente Trinca che accusa del dissesto l’improvviso cambio delle regole, fingendo di non sapere che sono in vigore da quasi 30anni le regole sui fondi propri delle banche; è fuffa l’idea dell’on. Puppato di intentare cause penali, quasi si potesse contare su di un sistema giudiziario efficiente (abbiamo già dimenticato la vicenda Eternit, prescritta); è fuffa la mozione degli affetti posta in campo dalla Presidente Serracchiani la quale dichiarando con sorriso serafico e rassicurante che siccome ha perso anche lei, …stiamo lavorando (nel frattempo ponendo a carico della fiscalità generale del FVG i dissesti delle Coop); è fuffa la lettera piagnisteo del Governatore Zaia che fa parte di quella congrega che già pone a carico della fiscalità generale le multe per le quote latte; è fuffa e rasenta il ridicolo la rassicurazione della Banca d’Italia che dichiara che… adesso indaghiamo quasi finora non avessero ispezionato; è fuffa l’idea che la soluzione consista nell’aggregazione con altre popolari del Nord pensando di costituire una palude più grande.

Io penso che la banca del territorio sia un’autentica sciocchezza, come è stato ben più autorevolmente affermato, e che il recupero dell’operatività delle due popolari passi attraverso l’investimento da parte di un grande gruppo internazionale con la capacità economico- finanziaria di mangiare e digerire questi due bocconi veneti che, non dimentichiamolo, hanno una consistenza ragguardevole ed è per questo che sono stati attenzionati dalla Vigilanza Unica. La speculazione, com’è a tutti noto, non c’entra nulla ed è uno spauracchio agitato ad arte.

Quanto ai colpevoli dei dissesti, concordo col prof. P. Savona e ritengo che gli azionisti-soci non dovrebbero seguire i soliti pifferai che si intromettono in queste tristi situazioni per spillare quattrini e imbarcarsi in annose e dispendiose cause alla fine delle quali, oltre alla prescrizione, potrebbero esserci delle `assoluzioni per non avere compreso il fatto’.

 

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