Che si dice al Bar Sport di VB (3)

Dopo la tristissima vicenda parigina, revenons a nos moutons.

Ricordo, a memoria, che notizie di stampa dell’ultima riunione tenutasi al Bar Sport di VB nel corso del w-e hanno dato conto di un fatto degno di rilievo: sembra infatti sia stato raggiunto un c.d `patto di sindacato’ fra il 5% degli azionisti-soci.

A beneficio degli azionisti-soci piccoli e medi, che forse non lo sanno, segnalo che un patto di sindacato non è un accordo fra amici, perdenti o vincenti che siano, ma un accordo fra azionisti di minoranza: il patto ha l’obiettivo di coalizzare pacchetti di azioni di minoranza per negoziare la governance di una società per azioni, quotata o meno.

I pacchetti sono gruppi di azioni, quindi di voti assembleari, che si coalizzano per negoziare poteri di governance così come accade nel globo terraqueo capitalistico (Cina `comunista’ compresa).

Anche nel caso di VB i pacchetti sono gruppi di azioni, ma non sono gruppi di voti perché tutti i gruppi di azioni valgono un voto: quindi un gruppo di azioni composto da 1 azione o da n azioni, vale voti 1 moltiplicato per il numero di azionisti-soci detentori.

Quando l’Associazione `Per Veneto Banca’ sostiene di coalizzare i ‘grandi azionisti’ della Banca non dichiara nulla di impreciso: sostiene solo che coalizza chi è in procinto di perdere, in valore assoluto, più degli altri e dichiara quindi di avere effettuato, a suo tempo, un investimento che oggi appare sbagliato. A valori decisi in Assemblea chi aveva un’azione ha perso circa il 22% come chi aveva 100, 1.000 o 10.000 azioni. Ma, in valore assoluto, chi aveva un’azione ha perso circa 9€, chi aveva 100 azioni ha perso circa 900€, chi 1.000 azioni ha perso 9mila€; chi aveva 10.000 azioni ha perso circa 90.ooo€, ecc. In verità il conto andrebbe fatto almeno un po’ meglio: considerando il prezzo attuale come prezzo di vendita andrebbero aggiunti i dividenti (al netto delle imposte) percepiti negli anni e andrebbero sottratti: il prezzo di acquisto, e gli esborsi necessari per sottoscriver gli aumenti di capitale che si sono susseguiti.

Il risultato andrebbe poi elaborato ulteriormente per  giungere ad una misura più realistica.

Appare dunque evidente che chi ha perso molto in valore assoluto appronti qualsiasi mezzo per cercare di ridimensionare le proprie perdite: tale ridimensionamento però oggi può avvenire solo nella palude che è quella che va contro i piccoli azionisti-soci i quali non hanno il potere contrattuale che dà loro il mercato e cioè la parità di condizioni rispetto ai grandi.

Ma tutti questi conti su chi ha perso non significano nulla in termini di governance: tutti hanno un voto in assemblea. Il che non significa che nella palude ognuno cerchi di ridurre il valore delle proprie perdite: ma nella palude e non nel mercato. Nella palude, si è visto, hanno vinto quelli che sono riusciti a liquidare per tempo l’investimento; cioè azionisti di grandi dimensioni.

Un lettura più realistica dell’annunciato patto di sindacato, dunque, porta a concludere che si tratta di un patto fra amici perdenti che non si rassegnano e che, nelle more della quotazione, tentano di far rientrare la banca nella palude per ridurre le loro perdite. Se avranno successo, loro ridurranno le perdite ma i piccoli azionisti, invece, non ne avranno benefici.

Qualora la banca riesca a non scivolare nuovamente nella palude, il patto fra amici perdenti può trasformarsi in un patto di sindacato se, e solo se: 1) ciascuno di loro sottoscriverà tutte le nuove azioni che verranno emesse e che saranno loro riservate di diritto; 2) se manterranno l’accordo fino al momento di ‘tirare fuori i quattrini’ e li tireranno fuori sul serio; 3) se l’inoptato sarà talmente ridotto da non consentire a BancaIMI di acquisire il 50,1% del capitale sociale; 4) se la quota percentuale di BancaIMI, pur essendo elevata, si accompagnerà ad una esiguità di quote detenute da numerosi piccoli azionisti (c.d. public company).

In conclusione: se le parole hanno un senso, non si tratta di un patto di sindacato ma, per il momento, di una accordo fra azionisti che hanno perso un’ingente somma per avere effettuato un investimento sbagliato.

Ma si sa, al Bar Sport si parla un po’ di tutto, soprattutto se si beve un po’ di improbabile prosecco: l’importante è non credere a quello che vi si dice.

 

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