VB: nuova modalità di aumento del C.S.

Notizie di stampa (v. in calce) segnalano che l’A.D., Cristiano Carrus, ha modificato le modalità di aumento del capitale sociale di VB per 1md/€.

In precedenza si prevedeva che, dapprima, vi fosse la quotazione delle azioni e, successivamente, il lancio dell’aumento: la quotazione avrebbe individuato un prezzo `fatto’ dal mercato sulla base degli scambi effettivi che avvengono con le tecniche operative previste per le operazioni di Borsa.

Ora, invece, si prevede che l’aumento sia contestuale alla IPO (initial public offering – per saperne di più; tenere conto che la versione italiana dell’argomento risulta alquanto semplificata): cioè si offrono le nuove azioni al pubblico.

Il pubblico è dato dagli azionisti attuali, che hanno il diritto di prelazione, e altri soggetti interessati fra i quali, in primis, gli investitori istituzionali reperiti in giro per il mondo a seguito di una corposa operazione di marketing.

La tempistica prevede che intorno al 20 marzo 2016 sarà resa nota la forchetta dell’offerta (e, si spera, senza trucchi per i piccoli azionisti come accaduto per Poste Italiane SpA – v. Beppe Scienza):

<<A quel punto – ha detto ancora Carrus – partirà il bookbuilding con diritto di opzione>>

Cioè si ordineranno in ordine cronologico, per importo e quantità,  le manifestazioni di interesse all’acquisto delle azioni.

La `forchetta’ è data dal divario fra prezzo minimo e prezzo massimo di acquisto, stabilito attraverso diversi incontri che la banca avrà con il Consorzio di Garanzie e Collocamento (CGC) capeggiato da Banca IMI (100% di BancaIntesa) cioè con il `salvagente’ di chi si è impegnato ad acquistare le azioni inoptate, cioè quelle per le quali il diritto di prelazione non è stato esercitato dagli azionisti-soci attuali.

Atteso che la `forchetta’ sarà ben più bassa di tutti i prezzi fatti e ipotizzati fino ad oggi e che comunque essa  dipenderà dalle prospettive di rischio-rendimento che gli investitori riterranno di supportare, gli azionisti-soci attuali avranno le seguenti opportunità:

  1. vendere le azioni, entro la `forchetta’: in tal caso accerterebbero inutilmente una perdita già implicita. Il fatto di renderla monetariamente evidente sarebbe esclusivamente autolesionista e risponderebbe a criteri di irrazionalità motivata esclusivamente da ragioni revansciste nei confronti di un ambiente passato e cancellato, almeno per il momento;
  2. esercitare il diritto di prelazione: cioè sottoscrivere pro-quota le nuove azioni. Questa scelta implica che si `tirano fuori soldi nuovi per salvare soldi vecchi’ cioè che la propria soglia della coppia rischio-rendimento non è satura ed è disposta a rischiare nel futuro prossimo;
  3. stare fermi: cioè non vendere le azioni, ma vendere l’opzione. Questa scelta implica che la propria soglia della coppia rischio-rendimento è satura e che non è disposta a `tirare fuori soldi nuovi nemmeno per salvare soldi vecchi’. Riscuote però qualcosa dalla vendita dei diritti e continua a ipotizzare un futuro più roseo tout court (e questa  a me sembra la posizione razionalmente migliore).

La differenza con la precedente scelta (prima quotazione e poi aumento) a me sembra cerchi di lenire il disappunto dei vecchi azionisti-soci: un prezzo `fatto’ in Borsa sarebbe sicuramente un prezzo cieco, cioè di mercato, con tutti i suoi difetti ma anche con tutti suoi pregi, fra i quali quello di essere il più  lontano possibile dalla palude; un prezzo `fatto’ fuori Borsa ma tramite una grande consultazione mondiale sarà sicuramente un prezzo `di mercato’, ancorché non regolamentato, ma potrebbe essere ugualmente molto lontano dalla palude perché, per l’appunto non si fa fra fiumi di improbabile prosecco.

Alcuni sottoprodotti della modalità di scelta dell’aumento di capitale proposta dalle due popolari darà anche il segno del merito di credito che la finanza attribuisce all’economia reale del NordEst, cioè a quella finanziata dalle banche.

Vedremo… perché il marketing può anche vendere prodotti ma, oltre a non asseverarne la qualità perché presume che essa sia asseverata da altri, non si occupa nemmeno che al fatturato corrisponda il pagamento nei tempi e nei modi dovuti.

E questa è l’unica cosa che interessa una banca.

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VB perde 770 milioni in 9 mesi; congelati 286 milioni irregolari (Davide Pyriochos, VeneziePost 13 nov. 2015)

Montebelluna approva una trimestrale molto negativa. Carrus definisce il calendario: il 19 dicembre assemblea straordinaria, in aprile aumento da 1 miliardo contemporaneo con l’Ipo. Anche Veneto Banca prometteva ad alcuni soci il riacquisto delle azioni comprate in sede di aumento

Era difficile aspettarsi qualcosa di diverso dalla trimestrale licenziata da Veneto Banca – la prima della storia a essere comunicata “live” al mercato – ma l’effetto bagno di sangue è nei numeri: meno 770 milioni di utile netto nei primi nove mesi, rispetto al rosso di 9 milioni relativo allo stesso periodo dell’anno scorso (quando però le pulizie furono fatte soltanto negli ultimi tre mesi). A zavorrare i conti hanno contribuito le consuete voci straordinarie: azzeramento del valore degli avviamenti (452 milioni), e le rettifiche sui crediti (530 milioni). Va però segnalato che anche la gestione mostra risultati negativi, con un margine di intermediazione che si è ridotto dell’11,6% a 586,6 milioni di euro, ed un utile della gestione operativa che si è pressoché dimezzato a 111 milioni. Insomma, ripartire per Carrus non sarà semplice.

In questa fase comunque il grosso dei problemi riguarda il patrimonio. Le richieste della Bce impongono alla banca di mostrare un CET1 al 10%, ma si parte da molto in basso: 7,12%. Le mosse per saltare l’ostacolo sono note: vendita di BIM per 280 milioni (oggi sono state concesse altre due settimane di esclusiva a BSI per formulare l’offerta definitiva), vendita della partecipazione in Arca per 140 milioni, ma soprattutto aumento di capitale per 1 miliardo di euro (il cui inoptato è già stato garantito dalla Banca Imi del gruppo Intesa). Ecco perché ogni lamento da parte delle associazioni di azionisti che chiedono di rinviare lo sbarco in Borsa è destinato a cedere nel vuoto: senza il denaro sonante dei perfidi “speculatori”, la banca sarà immancabilmente commissariata. Ad abbassare il patrimonio hanno contribuito ovviamente anche le operazione irregolari: «I coefficienti – si legge nel comunicato stampa – risultano peraltro al netto dello scomputo a titolo prudenziale di complessivi 286 milioni di Euro, riconducibile a possibili operazioni di assistenza finanziaria correlate all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni della Banca o derivanti da opzioni contrattuali di riacquisto azioni sottoscritte generalmente in occasione di operazioni di aggregazione societarie condotte nel passato». Insomma anche a Montebelluna si convincevano i soci a sottoscrivere gli aumenti con la promessa che dopo la banca si sarebbe ricomprata le azioni.

Oggi poi si è appreso qualche dettaglio in più sulla tempistica dei vari passaggi che porteranno allo sbarco in Borsa. Carrus ha infatti spiegato in conference call che la data del 19 dicembre per l’assemblea di trasformazione in spa è «quasi ufficiale». Inoltre l’aumento di capitale sarà “contestuale” all’Ipo, e non successivo come lo stesso Carrus aveva fatto intendere qualche settimana fa. «Entro il 29 di gennaio – ha detto l’ad – avremo un incontro generale con gli analisti del consorzio di garanzia e collocamento, che sarà seguito dall’approvazione del bilancio 2015 tra il 10 e il 15 febbraio. Finito il bilancio – ha proseguito il top manager – avremo un dato di bilancio che servirà per il prospetto. A fine febbraio ci sarà un secondo incontro con gli analisti del consorzio e durante il mese di marzo faremo il premarketing in tutto il sistema finanziario mondiale, a valle del quale saremo pronti ad avere un prezzo di forchetta per l’Ipo, che sarà reso noto attorno al 20 marzo. A quel punto – ha detto ancora Carrus – partirà il bookbuilding con diritto di opzione ai soci e Veneto Banca sarà quotata attorno alla metà del mese di aprile già post money, quindi con il miliardo di euro già incamerato». Insomma, si farà esattamente quello che Francesco Iorio ha da subito spiegato che si sarebbe fatto in BpVi, cambia solo l’importo: un miliardo a Montebelluna, 1,5 a Vicenza.

Sul fronte dei crediti deteriorati, la trimestrale dice che «A fine settembre 2015 il complesso dei crediti deteriorati, comprensivo delle posizioni che fanno riferimento al Gruppo BIM, evidenzia un’esposizione netta consolidata pari a 4,71 miliardi di Euro e un’incidenza sullo stock degli impieghi netti pari al 19% (16,5% a fine 2014). Nell’ambito dell’aggregato, le sofferenze, al netto delle relative svalutazioni, si sono attestate a 1,61 miliardi di euro, con un’incidenza del 6,5% sul totale dei crediti netti (5,9% a fine 2014)». A fine settembre, si legge poi, l’ammontare delle rettifiche a valere sul portafoglio crediti complessivo ha superato i 2,61 miliardi di euro, ben 525 milioni in più rispetto a fine esercizio scorso, totalizzando una percentuale di copertura complessiva in crescita al 9,54% dal 7,65% di dicembre 2014. Insomma, un quadro di estrema difficoltà. Domani gli azionisti “ricchi” di “Per Veneto Banca” terranno una conferenza stampa per ribadire le critiche di poca trasparenza e confronto al management, e spiegare i passaggi tecnici di costituzione del Patto di sindacato. Il destino però è segnato: alla banca manca ben più di un miliardo, e il mercato provvederà solo se il prezzo delle azioni sarà a super sconto. Il dolore non conta nulla: comanda la calcolatrice.

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