Nuovi stress test nel 2016

Ieri l’EBA (European Banking Authority) ha annunciato che nel 2016 procederà con nuovi stress test su 53 banche che rappresentano il 70% del sistema e considerate un campione rappresentativo dell’insieme delle banche dell’eurozona.

Essendo il patrimonio una grandezza pro-ciclica (fattore peraltro già preso in considerazione con Basilea 3) questa volta si cerca di `guardare avanti’, spingendosi fino al 2018 per individuare una nuova asticella minima da mantenere.

Come si vede, l’attenzione è sempre vigile per tentare di tenere sotto controllo un sistema in veloce evoluzione in forza della rivoluzione digitale in atto che deve fronteggiare un nuovo fenomeno: la moneta-segno oggi costituita dell’informazione digitalizzata.

Per saperne di più: qui e, in calce, un riassunto in italiano della complessa questione.

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Stress test senza soglie di capitale (di Francesco di Ninfale, Milano Finanza 5 nov. 2015)

Gli stress test per le banche europee partiranno a febbraio 2016 in una nuova versione. Gli istituti di credito non dovranno più raggiungere una soglia minima di capitale negli scenari ipotizzati dai regolatori: gli esiti dell’esame saranno considerati nell’ambito delle procedure per i requisiti patrimoniali di secondo pilastro di ogni banca (fissati dalla Bce con gli Srep), che considerano anche le prospettive degli istituti sul capitale.

I primi dettagli sullo stress test sono stati comunicati ieri da Eba e Bce. La prova riguarderà 53 banche europee (che pesano per il 70% degli asset del settore), di cui 39 fanno parte del Meccanismo di vigilanza unico, e 5 sono italiane (Unicredit , Intesa , Mps , Banco Popolare , Ubi). Le altre banche incluse nella vigilanza unica, ma non nel campione dell’autorità presieduta da Andrea Enria, saranno comunque analizzate dalla Bce con una metodologia simile.

Tra i punti di contatto con il precedente esame c’è il trattamento dei titoli di Stato. Non ci sarà il filtro prudenziale dei titoli inclusi nella riserva Afs (available for sale), e quindi perdite e guadagni non realizzati sui bond pubblici saranno considerati in modo graduale (60% nel 2016, 80% nel 2017 e 100% nel 2018). Non è detto che la scelta Eba sia una cattiva notizia per le banche italiane: nei precedenti test questo aspetto della metodologia aveva causato un impatto negativo sul capitale di 4 miliardi per gli istituti italiani, di cui 1 miliardo soltanto per Mps . In futuro però le cifre dovrebbero essere diverse, considerando che i prezzi di Bot e Btp saranno stressati rispetto ai valori di fine 2015.

Nei precedenti esami si consideravano i livelli di fine 2013, quando il tasso del Btp decennale era al 4,5% (che nelle condizioni avverse dello stress test saliva al 5,9%, vicino ai picchi massimi della crisi del debito sovrano). Ieri il rendimento del Btp decennale viaggiava invece attorno all’1,6%. Gli effetti sulle banche potranno essere valutati solo quando si conosceranno le condizioni di stress. Resta comunque la diversità di trattamento rispetto agli altri asset non sovrani inclusi nella riserva Afs, che saranno valutati secondo le normative nazionali (mentre la disciplina sui titoli di Stato sarà armonizzata a livello Ue, indipendentemente dalle regole locali). Un altro punto di contatto con i precedenti esami è l’utilizzo come misura di riferimento del Common equity tier 1: una scelta forse inevitabile, sebbene gli indici risentano delle ponderazioni di Basilea sulle quali ha espresso perplessità anche il Comitato di Basilea. Le ponderazioni avvantaggiano le banche che sanno sfruttare modelli interni di valutazione del rischio: i dati dicono che l’attuale sistema avvantaggia le banche d’investimento (soprattutto tedesche e francesi) rispetto a quelle che fanno attività creditizia.

Le banche saranno sottoposte a stress su rischi di credito, di mercato, operativi e di condotta (questi ultimi aggiunti per la prima volta nel 2016): saranno valutati gli effetti su capitale, margine da interessi e conto economico. I bilanci saranno valutati in forma statica e senza considerare rafforzamenti patrimoniali dopo il 31 dicembre 2015. Il periodo considerato negli scenari del test (quello di base e quello avverso) andrà da fine 2015 a fine 2018.

Non saranno considerate le novità del principio contabile Ifrs 9, che dal 2018 renderà più stringenti le valutazioni sul rischio di credito (le banche dovranno passare da un approccio basato sulle perdite subite a uno fondato sulle perdite attese). La metodologia è provvisoria e potrà cambiare fino a febbraio, quando sarà pubblicata quella finale. Allora saranno diffusi anche le ipotesi degli scenari di stress. Gli esiti dovrebbero essere pubblicato a luglio. Il timore da «shortfall» è però ridimensionato, considerando che non ci saranno soglie patrimoniali e quindi nessuna banca sarà bocciata nei test. Gli istituti dovranno aspettare il termine della procedura Srep della Bce per conoscere l’asticella definitiva di capitale da superare.

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