Il bail in: cos’è, come nasce, a cosa serve e note laterali.

Il bail in prevede che le banche dissestate vengano salvate, almeno in parte, dai loro stakeholder mentre il bail out prevedeva che esse venissero salvate da soggetti esterni (in primis dalle finanze pubbliche, cioè dai contribuenti, tramite il potere d’imperio degli Stati e/o delle loro Banche centrali).

A partire dal 2016, invece, si prevede che anche gli stakeholder dovranno contribuire almeno in parte al salvataggio dei dissesti.

Non saranno dunque, solo gli azionisti, i quali sanno da tempo di poter perdere tutto l’investimento, ma anche gli obbligazionisti non privilegiati (che pagheranno dopo gli azionisti), gli obbligazionisti privilegiati (che pagheranno subito dopo) e i depositanti che detengono depositi superiori a 100m/€ (che pagheranno subito dopo gli altri). Fino a 100m/€, invece, fin dal 1985 i depositi sono assicurati dal Fondo Interbancario di Garanzia dei Depositi (escluse le BCC che dispongono da tempo di un Fondo ad hoc).

I dettagli di quanto accadrà in Italia dal 2016 sono ben indicati dalla Banca d’Italia.

Presumo che la ratio sia la seguente: dopo la crisi innescata nel 2007 dai subprime USA, si sono adottate politiche monetarie largamente espansive in tutto le aree monetarie ($, £, €, Y, …) nel tentativo di arginare la diffusione della crisi.

Come si vede oggi, l’attesa velocità di recupero è stata largamente disattesa in quanto le risorse monetarie messe in campo dalle banche centrali giungono all’economia troppo lentamente. D’altra parte, le banche centrali hanno cessato da molti decenni di finanziare l’economia direttamente: la finanziano comprando strumenti finanziari a mani delle banche. Se, fra questi ultimi, non vi sono strumenti finanziari emessi dalle imprese, ma prevalentemente titoli di Stato è evidente che si pone un problema di deficit e di debito statali. I quali però sono plafonati (3% e 60% del PIL).

Se le cose stanno così, il dissesto delle banche va posto a carico, anche dei loro clienti finanziatori (azionisti, obbligazionisti, depositanti); in caso contrario andrebbe a carico della fiscalità generale (i contribuenti) e si rientrerebbe nel circuito del deficit/debito pubblico.

Quanto ai finanziatori delle banche, presumo che si sia ragionato nei seguenti termini: detenere depositi fino a 100m/€ corrisponde a detenere mezzi di pagamento la cui remunerazione è praticamente nulla in termini nominali, negativa in termini reali.

Oltre tale somma, perciò, sarebbe più conveniente detenere strumenti finanziari per cui chi dispone di fondi superiori ai 100m/€ deve stare attento a come impiegarli e selezionare l’offerta sul mercato (scegliere la banca e lo strumento da comprare, cercare di capire quanto è disposto a perdere in rapporto al rendimento, ecc.; cioè usare le 4 operazioni per fare due conti.).

Il bail in: come nasce The Economist, cos’é Financial Time, perché l’Europa ha spinto.

P.S. Leggevo che da quest’anno in GB vi è la possibilità di scegliere, fra gli insegnamenti della scuola secondaria (che ha moltissimi difetti, più o meno come quella di tutti i Paesi), anche coding (per capire cioè cosa c’è sotto la tastiera di un computer) e financial calculus (per capire cioè la differenza fra l’interesse e il rendimento).

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  1. […] ancora sull’argomento già trattato per due motivi: il primo perché il CdM ha ieri approvato definitivamente il recepimento della […]

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