Che si dice al Bar Sport di VB (2)

L’uscita del prof. Favotto dal CdA è l’occasione per una chiacchierata al Bar Sport di VB: riporto in calce la cronaca puntuale della riunione (secondo me una delle migliori comparse in argomento sulla stampa odierna).

La circostanza dà modo ai `grandi’ soci, riuniti nell’iniziativa `Per Veneto Banca’, di lanciare il loro `dò di petto’:

<<pronti a diventare patto di sindacato quando ci sarà la trasformazione in Spa e che insieme rappresentano quasi il 10% del capitale>>.

La richiesta è evidentemente ridondante perché, quando si conteranno le azioni, invece che le teste, e quei soci saranno ancora uniti potranno negoziare la partecipazione ad un patto di sindacato, avendone il potere contrattuale. Ma ciò richiede 1) l’assenza di un azionista con la maggioranza assoluta; 2) la verifica di quali e quanti pacchetti di minoranza si costituiranno; 3) quali saranno le partecipazioni qualificate, ecc. La trasformazione in SpA, infatti, non lederà alcuno dei diritti degli azionisti ed essi potranno sicuramente esprimere i loro rappresentanti nel CdA.

<<Loro vogliono essere della partita per i nuovi vertici e lo hanno ribadito, una volta di più, con una nota formale, in cui si chiede (ma non è ben chiaro a chi), di partecipare «alla scelta del prossimo presidente».

`Prossimo’ può significare due cose: il `dopo Favotto’ e il `dopo SpA’ e qui non si capisce bene: se è `dopo SpA’, ne hanno diritto entro i limiti di cui dicevo sopra.

Se è `dopo Favotto’,  l’iniziativa di `Per Veneto Banca’ sta privilegiando il ritorno alla palude. Infatti:

<<con l’accettazione di questa nostra richiesta gli organi di amministrazione e controllo si porrebbero, finalmente, in una dimensione di ascolto e condivisione con una realtà, la nostra, che rappresenta una compagine importante, in continua crescita, di soci».

`Dimensione di ascolto e condivisione con una (…) compagnie importante, in continua crescita, di soci’: ma che roba è questa? Importante? In un ambiente ove giuridicamente ogni testa ha un voto? Una compagine che oscilla fra l’8 e il 10% e che da mesi non si schioda da queste percentuali? `Dimensione di ascolto’ di chi? Di chi non è in grado di prendere atto che l’investimento su VB è andato male?

<<E ancora, più esplicitamente: «Crediamo che la nostra richiesta sia legittima e che un nuovo presidente anche di nostra espressione, possa portare la massima trasparenza nella diffusione delle informazioni».

Non credo proprio: la richiesta è legittima solo nella palude e non nel mercato. E la palude è il contrario della trasparenza (come si è visto). Senza contare che le informazioni devono essere diffuse solo a favore degli Organi di governo di qualsiasi impresa costituito in forma societaria.

Il resto è fuffa, anche se capisco che chi ha perso tanto nella palude pensi di recuperare riproponendo la palude. Ma io spero che questo scenario non si realizzi.

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Veneto Banca, Favotto esce. Grandi soci in campo (di Gianni Favero, CorriereVeneto del 30 ottobre 2015).

Dimissioni sì, dimissioni no, dimissioni quando? Alle otto della sera, il quesito è definitivamente risolto: Francesco Favotto, il professore di Economia «prestato» alla finanza popolare, non è più presidente di Veneto Banca. L’annuncio ufficiale è arrivato, per l’appunto, all’ora di cena: «La decisione – specifica una nota dell’istituto di credito montebellunese – è stata presa per motivi personali di salute, nella consapevolezza di non poter più assicurare la piena disponibilità all’attività di governo della banca. Il CdA ha espresso al professor Favotto i più sentiti ringraziamenti, evidenziando le capacità professionali e le doti umane che ne hanno sempre distinto l’operato in una fase cruciale della vita della banca. Ai sensi dello statuto sociale – conclude la comunicazione – , il vice presidente, Alessandro Vardanega, assume con decorrenza immediata le funzioni di presidente fino a nuova nomina».

Appunto, la nuova nomina. Prima ancora che Favotto formalizzasse l’addio, i giochi erano già ampiamente cominciati. Ad aprirli, è stata la discesa in campo dei grandi soci, quelli cioè raccolti nell’associazione «Per Veneto Banca», pronti a diventare patto di sindacato quando ci sarà la trasformazione in Spa e che insieme rappresentano quasi il 10% del capitale. Loro vogliono essere della partita per i nuovi vertici e lo hanno ribadito, una volta di più, con una nota formale, in cui si chiede (ma non è ben chiaro a chi), di partecipare «alla scelta del prossimo presidente».

«In un momento di ulteriore fibrillazione – hanno scritto -, che sottolinea come l’attuale management non riesca a trovare una situazione di stabilità, con l’accettazione di questa nostra richiesta gli organi di amministrazione e controllo si porrebbero, finalmente, in una dimensione di ascolto e condivisione con una realtà, la nostra, che rappresenta una compagine importante, in continua crescita, di soci». E ancora, più esplicitamente: «Crediamo che la nostra richiesta sia legittima e che un nuovo presidente anche di nostra espressione, possa portare la massima trasparenza nella diffusione delle informazioni».

Bruno Zago, industriale del gruppo cartario ProGest e uno degli azionisti più forti dell’istituto oltre che membro del Comitato, ricorda che una richiesta di partecipazione alle scelte è stata rivolta al management «fin dal primo giorno. Abbiamo domandato di poter partecipare al Consiglio con uno o due membri dei nostri, purtroppo ci è sempre stato risposto picche». Forse perché non c’è un grande feeling con soggetti come il vicepresidente, Alessandro Vardanega, o il consigliere Pierluigi Bolla? «Sciocchezze, non abbiamo alcun pregiudizio. A noi oggi piacciono tutti e nessuno, alla fine nel nuovo Cda potrebbero esserci gli stessi nomi di oggi oppure tutti soggetti diversi. Però nella logica di una Spa contano le azioni e, se è questa la direzione, occorre avere la capacità di discutere le scelte con chi ha il potere di condividerle. Tutto questo sia detto con l’augurio a Favotto di vivere altri cent’anni, anche perché, dalle informazioni che abbiamo, il malessere accusato alcuni giorni fa dovrebbe essere abbastanza leggero e quello che ci preoccupa oggi, fortunatamente, non è il suo stato di salute».

Rassicurazioni in questo senso giungono anche dagli ambienti dell’istituto di credito montebellunese. Favotto, in sostanza, sarebbe rimasto vittima della ricaduta di una sofferenza fisica cronica, connessa allo stress collegato al momento particolare vissuto della banca, tanto che i suoi stessi medici di fiducia pare gli avessero consigliato di attenuare l’impegno. Dopo una serie di accertamenti all’ospedale di Castelfranco, l’ormai ex presidente ha potuto rientrare nella sua abitazione, in cui l’unico «lusso» che si sarebbe concesso è stato quello di spegnere il cellulare per una giornata. A questo punto, il nuovo presidente potrebbe essere nominato già nel Cda in calendario per martedì prossimo, 3 novembre.

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