Sulla faccenda dell’utilizzo del contante…

…mi sembra si sia scatenata la solita bagarre della politica, secondo me qualunquista in quanto usa le categorie destra o sinistra a  seconda di chi si schiera a  favore o contro l’aumento del limite massimo all’utilizzo del contante.

Mi rendo conto che in realtà la questione è abbastanza complessa e che  richiederebbe  un’analisi circostanziata sui motivi che spingono il pubblico ad utilizzare il contante piuttosto che le smart card.

Mi sembra risibile l’argomentazione della lotta all’evasione fiscale (sul riciclaggio sospendo il giudizio perché non conosco per nulla l’argomento): in Germania e negli USA non vi sono limiti e l’evasione sembra essere molto più bassa

Semplifico e ipotizzo si tratti di un problema prevalentemente antropologico.

Supponendo che almeno in parte si tratti di una questione antropologica, mi chiederei come superarla: e penso si potrebbe farlo rendendo più o meno conveniente l’utilizzo dei diversi mezzi di pagamento, invece che imporre regole sul loro utilizzo.

Mi sembra inutile, ad esempio, vincolare l’uso del contante senza poi impedire che le botteghe espongano cartelli con la scritta `il bancomat non funziona (per i motivi più assurdi generati dalla creatività italica)’ o, addirittura, tout court `non si accettano bancomat o carte di credito’: è evidente che sarebbe troppo costoso avere un esercito di vigilantes che si occupano di questo. Dovremmo mettere un vigile ogni tre botteghe e un numero elevatissimo di controllori di scontrini di cassa che vengono battuti e lasciati sui tavoli sperando che lo stellone non ci faccia incappare in un pubblicano.

Secondo me dovremmo partire dalla considerazione che ognuno di noi, quando paga, deve pagare delle fee: se pago la Rai presso gli Uffici postali, il bollettino, se non ricordo male, ha un costo di 1,50€ ma, se sono sufficientemente vecchio, pago più o meno la metà. Se pago con un bonifico bancario on-line ho pure dei costi fissi e non trascurabili  in  termini percentuali. Per non parlare dei pagamenti via CBILL, ecc.

Ma anche quando il venditore riscuote tramite una smart card, viene `taglieggiato’ perché deve pagare una fee per riscuotere in quel modo.

L’utilizzo del contante, invece, non costa nulla (salvo il signoraggio che va a carico della fiscalità generale ma che dopo l’euro è sempre stato girato a favore degli Stati) ed è quindi il più conveniente per i contraenti, ed è per questo motivo che era nato all’origine. Non so se sia proprio il caso di fargli fare anche il mestiere di controllore dell’evasione fiscale, ammesso che sia in grado di farlo.

Fra l’altro, il contante, che al pubblico non costa quasi nulla, alle banche costa molto per problemi di contazione, di stoccaggio, di trasporto, di sicurezza e di assicurazione e sono esse stesse a vederne ridotta la convenienza a gestirlo.

E’ noto che vi sono oggi gli Istituti di Moneta  Elettronica (IMEL) i quali, consentono di pagare l’acquisto di beni e servizi con carte di debito (carte prepagate) da essi stessi emesse ma che costano al veditore molto meno di quanto costano le tradizioni carte di credito emesse dalle multinazionali. Usando quelle emesse da alcuni IMEL, le cui fee a carico del venditore sono inferiori rispetto quelle applicate dalle carte tradizionali, al compratore viene garantita la differenza fra la fee che il venditore avrebbe pagato  per una vendita riscossa con carta di credito tradizionale e la fee riscossa con la carta dell’IMEL.

E non credo che il fenomeno appena tratteggiato tenderà a ridursi: l’espansione degli IMEL mi pare inarrestabile e si regge sul fatto che gli scambisti fanno un banale calcolo di convenienza economica comparata fra i costi dei mezzi di pagamento.

Se però si tratta anche di un problema antropologico, non ci può fermare su questa parte del ragionamento (che, se regge, comunque andrebbe diffuso fra il pubblico per agevolarne la consapevolezza sui costi dei mezzi di pagamento) ma dovremmo andare oltre e cercare di occuparci dell’atteggiamento psicologico del pubblico rispetto ai diversi mezzi.

Penso, in definitiva, che una maggiore attenzione e diffusione di iniziative di financial education potrebbero favorire una riduzione dei costi di transazione per il pubblico e minori costi di reputazione per i vigilantes. Una maggiore trasparenza e competitività potrebbe essere il miglior modo di favorire l’utilizzo dell’uno o dell’altro mezzo di pagamento.

Infatti, ogni volta che mettiamo una regola dobbiamo mettere una sanzione oltre che un magistrato che ne interpreti l’applicabilità: e in Italia, la culla del diritto e del rovescio, entrambi dormono.

Forse sarebbe preferibile che l’Ordinamento si occupasse di sussidiarietà (e ne avrebbe di cose di cui occuparsi), che rendesse conveniente il pagamento delle imposte (che non sono belle ma sicuramente necessarie) e che lasciasse  alla Banca centrale la supervisione dei mezzi di pagamento e cioè delle banche.

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