Del mangiarsi banche: vecchio sport

Forse qualcuno ricorderà la famosa predica inutile di Luigi Einaudi, intitolata più o meno `Banche con aggettivi’ (ca. 1923, ma cito a memoria) ove l’Autore predicava inutilmente che le banche non avrebbero dovuto essere cattoliche, socialiste, ecc. Detta, in altri termini, non avrebbero dovuto essere rette da cattolici, socialisti, ecc. e quindi fare credito ai rispettivi adepti, in quanto tali, ma alle imprese in quanto meritevoli, indipendentemente dal credo professato sia dal bancario sia dall’imprenditore. Il mestiere della banca è quello di fare profitti, possibilmente rispettando le regole (ma allora non c’era la Vigilanza), e, se del caso, di distribuirli; così avrebbe svolto il suo mestiere a favore degli stakeholder.

Proposizione ingenua quella einaudiana? Chi doveva reggere le banche? Lo spirito santo? I gruppi di potere più o meno schierati da una parte o dall’altra?

Einaudi scriveva in uno dei ricorrenti periodi di turbolenza del sistema bancario italiano cui seguiva, inevitabilmente, la presa in carico da parte della finanza pubblica dei dissesti bancari.

Oggi non è più così, per fortuna. E pagheranno dapprima gli azionisti, poi gli obbligazionisti e, pro-quota, anche i depositanti che tesaurizzano eccessive scorte monetarie (oltre 100m€).

Sotto questo punto di vista possiamo dirci fortunati perché, nel caso della BpopG (v. in calce) pagheranno i promotori e cioè il sindacato degli industriali di Padova.

Per ora, la politica sembra ben lontana da questa vicenda.

E spero continui a restare ben lontana anche dalle vicende delle altre popolari venete.

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Popolare di Garanzia, indagine per bancarotta (Roberta Polese, CorriereVeneto, 15 ottobre 20015)

Doveva essere la banca delle industrie, la risposta del mondo del «fare» alle parole vuote della politica. E invece la Banca Popolare di Garanzia (Bpg), ex Interconfidi, grande sogno di Confindustria Padova, è stato un grande flop. E ora, a sei anni dalla dichiarazione di liquidazione coatta, si scopre che un’indagine della Finanza aveva portato a galla corruzione e false fatture, un fatto socialmente rilevante anche se ormai i reati contestati sono caduti in prescrizione.

Ancora attuale, invece, un fascicolo aperto dal pubblico ministero Roberto D’Angelo, che ereditò l’inchiesta nel 2013 e che sta indagando per bancarotta fraudolenta. Una grana che coinvolgerebbe una ventina di persone, tutti noti industriali e amministratori che negli anni si sono succeduti alla guida della banca, nessuno dei quali però è indagato.

Non c’è quindi solo la tegola della Banca d’Italia che nel 2011 multò i vertici dell’istituto (Molon, Peghin, Bonaiti e altri) con 710 mila euro di multa per «gravi carenze» nel controllo dei conti.

Nel fascicolo penale c’è un’informativa, ora in un procedimento stralciato, che riguarda Giampaolo Molon, amministratore delegato della Banca: la relazione del Nucleo tributario della Guardia di Finanza di Padova all’epoca aveva evidenziato che per un certo periodo di tempo, fino al 2009, è stato in atto un sistema corruttivo che vede al centro proprio un ex militare della Finanza del quale Molon si sarebbe servito per avere informazioni sulle indagini. Si tratta di Giorgio Fraccastoro, ricopriva il grado di Maggiore a Roma e ora è in congedo. È il marito di Simona Monteverde, assunta a Interconfidi nel 2006 come responsabile della filiale capitolina.

Da quanto emerso dalle indagini della Finanza si vede che la famiglia Fraccastoro-Monteverde ha avuto una casa ai Parioli, auto e benefit per 130 mila euro mai preventivamente autorizzati dal consiglio di amministrazione della Popolare di Garanzia. Fraccastoro era stato denunciato e indagato per concorso in corruzione in atti giudiziari perché «per conto e nell’interesse di Giampaolo Molon, al fine di acquisire informazioni utili al medesimo (…) accedeva abusivamente alle banche-dati della Guardia di Finanza».

Dai fatti è passato troppo tempo e ora il reato è prescritto. Il caso emerge dopo accertamenti su alcune false fatturazioni emesse e utilizzate da Stefan Gasslitter, amministratore della società «Max Consulting Sas» e socio di «Roi Team Sas». Anche le false fatture sono cadute in prescrizione, eppure, dall’analisi della documentazione, si può evincere in che modo funzionassero le cose nella Bpg.

Il punto è ben chiarito da un rilievo delle Fiamme Gialle: «A fronte di fatture emerse da E. Paolillo, A. Paolillo e Delano partners – dietro precisa indicazione del Molon e di Ernesto Paolillo – non vi è stata alcuna prestazione professionale».

Che la gestione del denaro della banca non fosse limpida lo si evince anche dalla relazione del professor Lorenzo De Angelis, Ordinario di Diritto commerciale all’università Ca’ Foscari di Venezia, nominato dal giudice per analizzare i bilanci della Bpg e che in una sua relazione depositata l’8 maggio 2012 scrive: «Le perdite della gestione caratteristica dell’impresa sociale degli esercizi dal 2006 al 2009 ammontano a 12.054.084 euro. Tali perdite (…) devono essere attribuite alla responsabilità degli Amministratori, Sindaci e Revisore contabile che l’hanno causato con il loro comportamento commissivo e/o omissivo consistito nel non aver vigilato sulla situazione del patrimonio (…) con conseguente colposo aggravamento del dissesto derivante dall’indebita prosecuzione dell’attività».

In una relazione precedente lo stesso perito parlava di «gravi manchevolezze ed errori non compatibili con l’esercizio dell’attività bancaria», «violazione delle regole della corretta conduzione di attività imprenditoriale».

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