BpopVI nell’orbita del gruppo Unicredit

Ora anche BpopVI ‘guarda avanti’: è di ieri la notizia che Unicredit garantirà la sottoscrizione dell’inoptato a <<condizioni e prezzi di mercato>> contestualmente alla quotazione in Borsa (Corsera di oggi 22 sett.) e che coinvolgerà, come joint global coordinator quattro altre banche di standing internazionale BNP Parisbas, Deutsche Bank, JP Morgan e Mediobanca; probabilmente per dividere il rischio, dato l’ingente importo dell’aumento (1,5md/€). L’articolo in calce dà conto, dal punto di vita tecnico, come si è giunti a questo importo.

Contrariamente a VB, forse anche perché l’importo in ballo è ben più ridotto, ove vi è un solo garante (Banca IMI, partecipata al 100% da Banca Intesa), il consorzio di garanzia e collocamento è ripartito fra cinque gruppi bancari di notevoli dimensioni e standing.

Così anche BpVI, analogamente a VB, passa `temporaneamente’ di mano.

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Aumento Vicenza, c’è Unicredit (di Claudia Cervini in `Milano Finanza’ del 22 settembre 2015).

È pronta la squadra che gestirà l’aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro, contestuale all’ammissione in Borsa, annunciato dalla Banca Popolare di Vicenza (Bpvi) e deciso dal board a fine agosto. Il consorzio di collocamento che deve condurre in porto l’operazione è stato costituito, e include i cinque joint-global coordinator Mediobanca , Deutsche Bank , JP Morgan, Bnp Paribas  e Unicredit , che garantirà integralmente la ricapitalizzazione.

L’operazione è prevista entro l’aprile 2016. La notizia, diffusa ieri in tarda serata dalla stessa banca presieduta da Gianni Zonin, non è da poco: grazie alla garanzia posta dall’istituto di Piazza Gae Aulenti il buon esito dell’operazione è scontato. L’aumento di capitale si è reso necessario per far fronte alla perdita netta di 1,052 miliardi di euro, contro l’utile di 22 milioni del 30 giugno 2014.

Il rosso è «in massima parte conseguente a componenti valutative non ricorrenti», spiega il gruppo nella nota. Fra queste si contano impairment sugli avviamenti per 269 milioni, incremento dei livelli di copertura con svalutazioni sui crediti per 703 milioni, rettifiche su attività finanziarie disponibili per la vendita e partecipazioni per 119,3 milioni e accantonamenti ai fondi per rischi e oneri pari a 380,1 milioni «principalmente riferibili agli stanziamenti effettuati a fronte degli esiti della recente ispezione Bce sul capitale e della successiva attività di ricognizione degli assetti patrimoniali». Il patrimonio netto è pari a 2,954 miliardi contro i 3,731 miliardi di dicembre 2014. Sempre sul fronte della solidità patrimoniale, il Cet 1 è sceso al 6,81% dal 10,44% indicato a dicembre, a causa del risultato semestrale e dell’apposizione di un filtro prudenziale, pari a 622,2 milioni di euro, introdotto a seguito delle risultanze della ispezione della Bce e delle attività ricognitive. In particolare, l’ispezione dell’Eurotower ha fatto emergere che l’istituto ha concesso finanziamenti per 974,9 milioni al servizio dell’acquisto di azioni della banca.

Secondo alcune indiscrezioni la blindatura della ricapitalizzazione sarebbe stata espressamente richiesta dalla Vigilanza europea anche in relazione allo Srep, cioè la valutazione prudenziale su alcuni aspetti gestionali, compiuti dalla Bce sugli istituti di maggiori dimensioni. Il programma di rafforzamento patrimoniale sarà sottoposto agli organi competenti e l’operazione, come di consueto, dovrà ottenere la luce verde dell’assemblea. L’assise (ipotizzata in un primo momento nel mese di ottobre) non è stata ancora convocata e potrebbe anche slittare di qualche tempo probabilmente fino al mese di novembre.

L’aumento di capitale non è l’unica operazione straordinaria su cui sta lavorando la banca vicentina. Non va infatti dimenticato che Vicenza dovrà anche trasformarsi in spa, come previsto dalla riforma delle popolari con più di 8 miliardi di attivo varata dal governo. Non è tutto. Il direttore generale, Francesco Iorio, è al lavoro sul nuovo piano industriale 2015-2020, le cui linee guida sono già state condivise con il board. L’istituto avvierà un percorso di semplificazione operativa e di focalizzazione sull’attività tradizionale di banca commerciale, concentrandosi principalmente sulle attività di distribuzione e di servizio alla clientela. Non sono stati forniti ancora i target del piano, che non ha ancora incassato l’ok del cda previsto entro fine settembre (probabilmente nel board del 29). L’obiettivo del vecchio programma era un utile netto di 313 milioni di euro per il 2019, con un rapporto cost/income del 50,6% nel 2019 e del 56,6% nel 2017.

Una nuova grana si prospetta all’orizzonte: dopo le accuse reciproche tra Zonin e l’ex dg Samuele Sorato sulla gestione di alcune operazioni che hanno portato indirettamente alla perdita monstre, la Procura di Vicenza avrebbe aperto un’indagine affidata al pm Luigi Salvadori.

Intanto ieri si è riunito a Vicenza il Comitato direttivo Dell’Associazione dei Soci Per Veneto Banca, per discutere dell’aumento di capitale da 1 miliardo annunciato il 15 settembre. Il comitato ha richiesto un urgente incontro con il presidente di Veneto Banca, Francesco Favotto.

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