W le banche dei territori e i loro Organi!

Com’era popolare quella banca (forse troppo)  (di Mario Gerevini in Corsera del 21 settembre 2015)

La marcatura è stretta.
Si è capito giovedì scorso dalle parole del sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta nel question time alla Camera. La Banca Popolare di Vicenza (Bpvi) è un’osservata speciale della Bce che insieme a Banca d’Italia potrebbe rafforzare le misure di vigilanza. A Vicenza i più pessimisti temono un provvedimento di amministrazione straordinaria. Il motore della banca è inceppato. Il futuro e la «macchina» sono affidati alle cure del nuovo amministratore delegato, Francesco Iorio. Tiriamo su il cofano

Pazienza e «buchi»
La Vicenza ha 700 sportelli da Nord a Sud, 120mila soci, 5.500 dipendenti ed è ora sotto il controllo della Bce. Dovrà trasformarsi in spa, andare in Borsa e dunque rinunciare a stabilire unilateralmente, sulla base di una perizia segreta, il prezzo delle sue azioni. Pazienza, predica oggi Zonin. Re Gianni, 77 anni, guida la banca da due decenni. Ma di pazienza ce ne vuole parecchia. Senza dividendo da due anni, i soci nel 2013-2014 hanno versato 1,4 miliardi in aumenti di capitale. Dopo il 2013 in rosso (33 milioni), lo choc dei 758 milioni di perdita 2014 e, per la prima volta, il taglio secco dell’azione da 62,5 a 48 euro. «Portate pazienza — diceva Zonin già all’assemblea di aprile — abbiamo in vista per il 2015 un risultato di bilancio di sicura soddisfazione». La semestrale chiude con oltre un miliardo di perdita e agli azionisti si para davanti una mostruosa ricapitalizzazione da 1,5 miliardi. È un Sos: nessun’altra banca negli ultimi tre anni, a parte Mps, ha chiesto così tanto (quasi tre miliardi) ai soci. Gli ispettori della Bce hanno contestato l’anomalia di finanziamenti per 975 milioni correlati all’acquisto di azioni della banca. È così che gli aumenti di capitale facevano il tutto esaurito. Ma è vietato dalla legge (articolo 2358 Codice civile).

La «convention»
Zonin il 6 settembre in una convention con 800 dipendenti indica i colpevoli: «Il precedente management». Ovvero Samuele Sorato, fatto fuori a maggio subito dopo la nomina ad amministratore delegato, e i suoi vice. «Non rispettando le norme vigenti — accusa il presidente — e senza informare il cda, che senza dubbio avrebbe bloccato queste operazioni, si è ricorsi a finanziare almeno in parte la sottoscrizione dell’aumento di capitale». Materiale interessante per la procura di Vicenza che ha aperto un fascicolo affidato al pm Luigi Salvadori. Ad agosto si era presentato, per conto di alcuni soci, l’avvocato Renato Bertelle con una corposa denuncia contro i vertici. Zonin e il cda, dunque, scaricano sull’ex amministratore delegato. Ma come è possibile che fidi per 975 milioni a migliaia di azionisti siano sfuggiti a 17 consiglieri di amministrazione? Al sistema informativo? Alla struttura di controlli interni, sindaci compresi? Bpvi non è quotata, gli azionisti sono tutti lì. Questa pratica era vox populi . E il 27 ottobre 2014 l’aveva denunciata pubblicamente un imprenditore sul Sole 24 Ore : «A noi sono ripetutamente venuti a offrire azioni dell’istituto in cambio di finanziamenti». Bastava questo per far partire una serie di controlli, svegliare il board , far drizzare le orecchie a un collegio sindacale tosto.

E che ancor più tosto dovrebbe essere se si pensa che a Vicenza i sindaci guadagnano ben più dei colleghi di Unicredit o dell’Eni: 180mila il presidente, 120mila gli effettivi, più gettone di 500 euro ogni seduta (circa 100 nel 2014). Una faticaccia per chi come il presidente Giovanni Zamberlan, 76 anni, in carica da 28, ha altre 27 aziende da seguire; oppure Paolo Zanconato, 66 anni, che ne ha 25. Entrambi anche con incarichi nel sistema societario della famiglia Zonin (dalle holding alla Casa Vinicola). Il sindaco della banca Zanconato è perfino l’unico amministratore di una società del presidente Zonin, da cui riceve un modesto ma regolare stipendio.

E poi c’è la storia dell’albergo di Cortina . Nel 2011 una cordata di imprenditori rileva lo storico, e da anni abbandonato, Hotel San Marco, nella centralissima Piazza Roma. Obiettivo ristrutturazione, con una porzione già prenotata dalla Bpvi per farne uno sportello. La banca concede alla San Marco srl un mutuo ipotecario da 20 milioni. Ma dopo appena un anno gli imprenditori fanno retromarcia e la Bpvi rileva per 900 mila euro il 46% della società a cui aveva appena prestato 20 milioni. È a questo punto che nella partita, a fianco della banca, entra Zanconato acquistando il 5% per 100 mila euro. Allora era presidente del collegio sindacale della controllata Farbanca. Quando nel 2015 rivende il 5% a una collega commercialista di Padova (finanziata da Bpvi) è già sindaco della Popolare. E l’immobile è sempre lì, abbandonato e da ristrutturare.

30 anni in poltrona
È un intreccio di affari, amicizie e poltrone. Incrostazioni di un potere che non ha contrappesi. Non c’è ricambio nei posti chiave, nessun limite di mandato: il presidente, uno dei due vice, Marino Breganze (68 anni) e il segretario del consiglio, Giorgio Tibaldo (66), sono in servizio da 30 anni. Solo nel 2015 gli stipendi sono stati resi noti. Sorato, l’ex ad, con 1,7 milioni è al terzo posto tra i manager bancari più pagati. Zonin, imprenditore di successo che dalla sua Casa Vinicola riceve emolumenti per 320mila euro, dalla banca prende 1,1 milioni. Più di Bazoli o Gros Pietro in Intesa Sanpaolo, il doppio di Fratta Pasini al Banco Popolare o di Moltrasio e Polotti all’Ubi. Diceva ai soci cinque mesi fa: «Io ho da fare abbastanza con le mie aziende ma (…) ho continuato a sacrificarmi, qualche volta sacrificando anche il lavoro nelle mie aziende».

La fondazione Roi
In quelle aziende ci sono parecchie azioni della banca. Ma ancora di più ce ne sono in una fondazione di Vicenza, senza fini di lucro, molto riservata, che si occupa di interventi nella cultura e nell’arte. È tra i principali soci della Popolare. La Fondazione Giuseppe Roi è stata costituita nel 1988, con un fondo di dotazione iniziale di 51,845,29 euro, dall’omonimo marchese che l’ha presieduta fino alla morte, nel 2009. Quasi 30 milioni di euro risultavano investiti a fine marzo in azioni e bond convertibili della Popolare Vicenza. Poi il taglio del titolo ha eroso il patrimonio. La richiesta di conoscerne la consistenza complessiva non ha avuto risposta. Dal 2009, quando il marchese morì, la presidenza della Fondazione è affidata a Gianni Zonin e il resto del consiglio è di chiara marca Bpvi.

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