Euro 2.0 vs Eurexit

Continuo a chiedermi se vi siano, oltre che elementi politici,  anche elementi tecnici che riducono progressivamente la possibilità di un’uscita indolore dall’euro. Mi pare infatti che il dibattito intorno all’eurexit sottovaluti il deciso e progressivo avanzare della tecnica attraverso la quale la moneta unica si afferma e la rende ineluttabile a meno di un tracollo del sistema capitalistico che conosciamo.

Mi riferisco al sistema dei pagamenti, alla cui trasformazione innovativa pose mano T. Padoa Schioppa fin dal 1992 (v. il suo libro de Il Mulino), cioè subito dopo Maastricht e che, sembra, andrà in porto nel 2017 con l’attuazione definitiva di TARGET2. Lo sviluppo dei sistemi di pagamento è proseguito per tre lustri, incurante del dibattito nazionale ed internazionale sull’eurexit cui hanno partecipato anche alcuni venerati Premi Nobel, alle cui argomentazioni spesso si agganciano quelle dei nostri commentatori.

L’aspetto tecnico cui mi riferisco riguarda la gestione digitale del seguente fatto tecnico incontrovertibile: i prestiti utilizzati in c/c sono depositi in c/c, altrimenti sono potere d’acquisto inutilizzato (o margini di fido non utilizzato).

Se, infatti, il pubblico (imprese e famiglie) utilizzano i prestiti tramite la struttura tecnica del conto corrente (e questo mi pare il caso maggiormente diffuso, dati anche i vincoli italiani all’utilizzo del contante) significa che nel mercato ci si scambiano beni e servizi tramite quello strumento tecnico. Se gli scambi fra pubblico e Stato si avvalgono del medesimo strumento tecnico (per pagare le imposte e le tasse, il canone Rai, ecc.), significa che il c/c ha sostituito in larghissima misura le banconote emesse dalla Banca Centrale.

Se è così, resta da risolvere un solo problema: i pagamenti che utilizzano i c/c  hanno potere liberatorio negli scambi? Sicuramente no. Il potere liberatorio è infatti un potere sovrano, in capo alla Banca Centrale la quale è l’unica destinataria del potere, conferitole dallo Stato, di battere moneta legale.

Dunque bisogna risolvere il problema del potere liberatorio dei pagamenti che utilizzano il c/c. Questi pagamenti, fino a che non si trasformano in pagamenti in moneta legale, si denominano pagamenti da regolare; una volta trasformati si denominano pagamenti regolati. Quindi tutti i pagamenti in c/c sono pagamenti da regolare perché si avvalgono di una specie monetaria diversa dalla moneta legale e necessitano di essere trasformati in pagamenti regolati, cioè in pagamenti in moneta legale, gli unici aventi il potere di liberare il debitore. Se si fa attenzione, infatti, le banche accreditano i conti dei destinatari dei pagamenti salvo buon fine, che sta a significare, per l’appunto, che essi debbono trovare una corrispondenza in termini di moneta legale per divenire effettivi. Fino a che sono da regolare, tali pagamenti sono debiti e crediti a scadenza, ancorché ravvicinatissima, ma sempre di debiti e di crediti a vista si tratta.

Il meccanismo che consente di trasformare i pagamenti da regolare (o i debiti/crediti a vista delle banche commerciali) in pagamenti regolati è il sistema dei pagamenti, cioè quel meccanismo che trasforma i pagamenti in c/c in moneta legale (cioè in base monetaria o in moneta di banca centrale). E questa trasformazione è stata oggetto di attenzione crescente sia in Italia, dove si è passati dal regolamento (settlement) netto (BI-COMP), a quello lordo (BI-Rel), al Single Euro Payments Area o SEPA, al Trans-European Automated Real-Time Gross Settlement Express Transfer o TARGET e TARGET2 e alle evoluzioni successive (previste entro il 2017) per comprendervi anche la compensazione delle transazioni in strumenti finanziari fra banche depositarie.

Il sistema dei pagamenti è dunque fondamentale per regolare gli scambi a credito fra operatori nel mercato globale e non credo possa essere lasciato nelle mani di istituzioni private ma che debba essere lasciato nele mani di un’Autorità amministrativa indipendente come la Banca Centrale: noi tutti possiamo scambiarci beni e servizi utilizzando come mezzo di pagamento conchiglie, bitcoins o monete d’oro; ma è solo la moneta avente corso legale a liberare il debitore.

Per questo il sistema dei pagamenti è in capo alla Banca Centrale: essa, e solo essa, ha il potere sovrano di trasformare i pagamenti da regolare in pagamenti regolati. Essa e solo essa ha dunque il potere di chiudere il circuito dei pagamenti con i finanziamenti di ultima istanza.

In conclusione, di fronte a questa evoluzione della tecnica, che dà sostanza alla decisone politica di adottare la moneta unica, consentirà ad un Paese di rinunciarvi? Io penso che sia estremamente difficile e che i costi per il pubblico, per le imprese e per gli intermediari finanziari sarebbe insostenibile rispetto ai presunti vantaggi che deriverebbero dall’abbandono.

Come si vede economia e tecnica non possono essere disgiunte: ma ce lo hanno ben spiegato S. Jevons (Money and the Mechanism of Exchange, 1875) e A. de Pietri Tonelli (La Borsa, 1923) e, più recentemente, E. Severino secondo il quale la tecnica ci sovrasta.

 

 

 

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