Veneto Banca

Segnalo, a chi è interessato a seguire la vicenda di Veneto Banca  l’articolo in calce, comparso sulla stampa odierna (IlSole24Ore del 29 agosto 2015) che contiene informazioni anche tecniche indispensabili per farsi un’idea sul passato ma, soprattutto, sul futuro.

Veneto Banca, «rosso» da 213 milioni (di L.D. in IlSole24Ore).

Nuove rettifiche su crediti e pesanti svalutazioni degli avviamenti mandano in rosso i conti di Veneto Banca, che nei primi sei mesi dell’anno registra un perdita di 213 milioni di euro.
Dietro questo dato c’è soprattutto la volontà di adottare, da parte della banca guidata da Cristiano Carrus, il direttore generale subentrato al posto del dimissionario Vincenzo Consoli, una «politica di accantonamenti estremamente rigorosa», come indicato ieri in una nota.
All’insegna della valutazione “prudenziale” degli asset chiesta a gran voce dalla Vigilanza europea (come anticipato ieri dal Sole 24 Ore), l’istituto ha dunque portato l’ammontare delle rettifiche sui crediti totali a 2,36 miliardi, 286 milioni in più rispetto a fine esercizio scorso, totalizzando una percentuale di copertura complessiva in crescita all’8,53% dal 7,65% di dicembre 2014.

Se si analizzano i soli crediti non performing, complici le svalutazioni superior a 2,21 miliardi di euro, il tasso di copertura sale a 32,75% dal precedente 31,56%. Includendo il cumulato degli stralci sulle singole posizioni concorsuali ancora aperte, il coverage ratio sale al 35,6% sul non performing e al 52,9% per le sofferenze.

La banca ha rivisto anche il valore degli avviamenti iscritti a bilancio: le svalutazioni ammontano a 48,7 milioni, pari al 12% circa del loro valore residuo. Un’ulteriore rettifica che segue quella già effettuata a fine 2014, quando la banca aveva già ridotto del 56% il valore contabile dei goodwill impliciti.

La perdita del periodo ha inciso negativamente sul patrimonio di vigilanza, che è sceso ulteriormente rispetto al passato, arrivando all’8,11% (fully phased) contro il 10% richiesto dalla Bce. La banca afferma che, sulla base di un capital plan presentato a luglio in Bce, «ritiene di poter raggiungere i coefficienti imposti». Tale piano «sarà in grado di assicurare un adeguato buffer patrimoniale, anche prospetticamente, rispetto ai requisiti previsti e che saranno notificati da parte della Bce entro il mese di novembre di quest’anno con la nuova Srep Decision». All’orizzonte rimane il nodo della possibile cessione di Bim, oltre ai profitti derivanti dalla vendita di Icbpi. Ma al netto di queste operazioni, per Montebelluna si rende sempre più evidente la necessità di varare un aumento di capitale, il cui valore oggi è stimato tra i 500 e 800 milioni. Il Cda intende varare la ricapitalizzazione entro i primi mesi del 2016, «comunque successivamente all’avvenuta quotazione in Borsa», come indicato a luglio.

Veneto Banca punta comunque a rivedere il piano industriale approvato a marzo, con una versione finale che «troverà attuazione in autunno». Il 2015 «rappresenta il primo anno del piano Industriale, durante il quale verranno attivati gli investimenti previsti e i primi oneri non ricorrenti, i cui benefici verranno rilasciati nel corso del triennio», spiega la banca. Nel corso del secondo semestre del’anno, è prevista la razionalizzazione della rete distributiva, con una prima riduzione di 30 filiali.

Le nuove direttrici del piano industriali prevedono un «consolidamento del ruolo di banca dei territori», un «efficientamento della struttura» tramite un taglio dei costi, un rafforzamento del patrimonio e un miglioramento della qualità del credito.

Tornando ai conti, nel semestre la banca ha registrato un aumento degli impieghi a 24,2 miliardi (+372 milioni rispetto a dicembre 2014). Nel contempo, il margine di interesse è sceso dell’8,8% sull’anno precedente, a 251,3 milioni di euro, segnando una flessione di circa 24,2 milioni in termini assoluti. Giù anche i proventi netti da commissioni, attestatisi a 143,7 milioni, in discesa dell’1,9%. Il margine di intermediazione è arretato a 389 milioni, calando del 17% (pari a 80 milioni) rispetto al dato di giugno 2014.

Nel contempo, nei primi sei mesi saliti i costi operativi, a 318,4 milioni di euro (+8,5% sull’anno precedente): l’effetto è un balzo del rapporto tra costi e ricavi, che sale all’80,5% dal 61,5% rilevato a fine giugno 2014.<br>

La crescita dei costi, ha spiegato la banca in una nota, «deriva essenzialmente dalla crescita delle categorie di spesa legate all’informatica e agli importanti investimenti effettuati in innovazione tecnologica finalizzati allo sviluppo dei nuovi canali digitali».

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