B. Pop. VI

Segnalo, a chi è interessato a seguire la vicenda della B Pop. di Vicenza, i due articoli qui in calce: sono comparsi sulla stampa odierna (IlSole24Ore e MilanoFinanza del 29 agosto 2015) e contengono informazioni anche tecniche indispensabili per farsi un’idea sul passato ma, soprattutto, sul futuro.

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Banca Popolare di Vicenza, aumento da 1,5 miliardi (di Luca Davi, IlSole24Ore)

Bce impone una pulizia totale dei conti di Banca Popolare di Vicenza: l’effetto è una perdita semestrale monstre, pari a 1,05 miliardi di euro. Ma nel contempo, Francoforte mette anche al setaccio i precedenti aumenti di capitale effettuati dalla banca veneta, costringendo la Popolare vicentina a “sterilizzare” parte del capitale di vigilanza e a quasi dimezzare i ratio patrimoniali. Un colpo che porta la banca a varare un’operazione di rafforzamento imponente, che sarà realizzata entro la primavera del 2016 e prevede un aumento di capitale fino a 1,5 miliardi di euro. Al rafforzamento si aggiunge l’emissione di un bond subordinato (lower tier 2) da 200 milioni.

È stato un Cda a dir poco intenso quello tenutosi ieri a Vicenza. Sotto il pressing della Banca centrale europea, la banca guidata da Francesco Iorio – arrivato a fine maggio da Ubi per rimettere in sesto l’istituto e rilanciarlo – ha approvato una semestrale che, nelle intenzioni del management, serve a segnare un punto di svolta rispetto al passato sul fronte della qualità degli asset.

Il risultato tuttavia è una perdita da 1,05 miliardi. A pesare sono: svalutazioni sugli avviamenti per 269 milioni, rettifiche di valore sulle attività finanziarie e partecipazione per 119 milioni, e accantonamenti per fondi rischi pari 380 milioni (legati proprio alle ispezioni delle Bce relative agli aumenti di capitale).

Ma a determinare in particolare il “rosso” sono le rettifiche di valore su crediti, pari a 703 milioni, che si confrontano con i 157 milioni del primo semestre del 2014: una serie di maxi-accantonamenti che pesano a conto economico ma che d’altra parte servono ad aumentare l’indice di copertura sui deteriorati, che sale dal 35,1% al 39,6%.

La banca ha avviato anche l’analisi del nuovo piano industriale 2015-2020, che verrà approvato entro settembre e rifocalizzerà l’istituto nel suo ruolo di banca del territorio. Nei piani c’è una riduzione degli organici (5.519 dipendenti a fine giugno), tema su cui «si prevede l’avvio di un confronto con le organizzazioni sindacali dopo la prossima approvazione del piano industriale».

Tornando ai numeri, i proventi operativi appaiono in flessione (-1,1%, a 559,3 milioni) ma con una crescita del margine di interesse al netto del contributo del portafoglio titoli (+2,7%) e delle commissioni nette (+15,7%). Nel complesso il margine di interesse scende dell’1% a 257,5 milioni.

Il focus sul capitale

La semestrale di PopVi arriva al termine di una lunga ispezione degli uomini di Francoforte. Nei mesi scorsi i funzionari della Vigilanza hanno passato al setaccio gli aumenti di capitale degli ultimi anni, rilevando come l’istituto abbia concesso prestiti poi serviti a finanziare l’acquisto di azioni della banca. Gli esiti finali non sono stati ancora formalizzati ma le ispezioni«hanno fatto emergere diverse posizioni nelle quali la sottoscrizione o l’acquisto delle azioni della Banca da parte della clientela sono stati effettuati facendo ricorso a finanziamenti erogati dalla Banca», ha spiegato ieri la stessa banca vicentina in una nota.

Secondo la stessa banca il totale dei finanziamenti «correlato all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni della banca» è pari a 974,9 milioni di euro. Una cifra che si confronta con gli 1,5 miliardi circa raccolti complessivamente nel corso degli aumenti di capitale varati dal 2010 ad oggi. Di fronte a tale fenomeno, e ai rischi connessi, la banca ha creato una riserva indisponibile di pari valore che “sterilizza” capitale per pari valori a fini dei calcoli di Vigilanza: in virtù delle svalutazioni e degli accantonamenti effettuati, il “filtro prudenziale” sui fondi propri si riduce da 975 a 622,2 milioni di euro. Ma tra “filtro prudenziale” e perdita di periodo, il capitale di vigilanza di PopVi si “riduce” di oltre 1,3 miliardi: dai 3,34 miliardi di fine dicembre si scende a 1,997 miliardi di euro. In termini di ratio, la popolare presieduta da Gianni Zonin vede calare il Cet 1 ratio al 6,81%, che si confronta con il 10,3% richiesto dalla Banca centrale europea.

Per colmare un tale divario, e anticipare le richieste in arrivo dello Srep, l’istituto guidato da Iorio ha quindi messo in cantiere un aumento di capitale massiccio, da far approvare dai soci, fino a 1,5 miliardi, a cui sarà abbinata la quotazione a Piazza Affari, da realizzare entro il primo trimestre del 2016. Per l’Ipo sono stati individuati già gli advisor, ovvero Mediobanca come global coordinator, e Deutsche Bank e JpMorgan come co-global coordinator. Ieri è stata approvata anche l’emissione di un bond lower tier 2 da 200 milioni, mentre ai fini patrimoniali inciderà positivamente anche la cessione della quota in Icbpi.

L’ammontare della ripatrimonializzazione non è di poco conto, soprattutto per una piazza come Vicenza, che esce da due iniezioni di capitale del valore complessivo di 1,2 negli ultimi tre anni. Ai piani alti della popolare vicentina c’è tuttavia fiducia. «Siamo convinti che ci possa essere un grande interesse – ha detto Iorio in un’intervista al Sole 24 Ore lo scorso 8 luglio – sia tra i nostri soci attuali, sia tra gli istituzionali».

Coraggio di pulizia per ripartire (di Claudia Cervini in MilanoFinanza)

Banca popolare di Vicenza, con la pesante e coraggiosa pulizia di bilancio approvata dal board venerdì 28 (operazione che ha portato la perdita a oltre 1 miliardo di euro), getta le basi per ripartire. L’articolato percorso di risalita intrapreso dalla banca presieduta da Gianni Zonin prevede anche un aumento di capitale da 1,5 miliardi nella primavera 2016 (che ha ottenuto l’imprimatur del cda) e la quotazione in borsa.

Come anticipato da MF-Milano Finanza il 27 agosto, Vicenza affronterà le prossime tappe con un nuovo piano industriale al 2020. Le linee guida sono già state condivise col cda e il documento dovrebbe ottenere il via libera entro settembre.

Venendo ai conti dei primi sei mesi del 2015 la banca guidata dal direttore generale Francesco Iorio ha registrato una perdita netta di 1,052 miliardi di euro, contro l’utile di 22 milioni del 30 giugno 2014. Il rosso è «in massima parte conseguente a componenti valutative non ricorrenti», spiega il gruppo nella nota. Fra queste si contano impairment sugli avviamenti per 269 milioni, incremento dei livelli di copertura con svalutazioni sui crediti per 703 milioni, rettifiche su attività finanziarie disponibili per la vendita e partecipazioni per 119,3 milioni e accantonamenti ai fondi per rischi e oneri pari a 380,1 milioni «principalmente riferibili agli stanziamenti effettuati a fronte degli esiti della recente ispezione Bce sul capitale e della successiva attività di ricognizione degli assetti patrimoniali».

Il patrimonio netto è pari a 2,954 miliardi contro i 3,731 miliardi di dicembre 2014. Sempre sul fronte della solidità patrimoniale, il Cet 1 è sceso al 6,81% dal 10,44% indicato a dicembre a causa del risultato semestrale e dell’apposizione di un filtro prudenziale, pari a 622,2 milioni di euro, introdotto a seguito delle risultanze della ispezione della Bce e delle attività ricognitive. In particolare l’ispezione dell’Eurotower ha fatto emergere che l’istituto ha concesso finanziamenti per 974,9 milioni al servizio dell’acquisto di azioni della banca. «Le verifiche ispettive della Bce, i cui esiti non sono ancora stati formalizzati, e gli ulteriori accertamenti condotti dalla banca hanno fatto emergere diverse posizioni nelle quali la sottoscrizione o l’acquisto delle azioni della banca da parte della clientela sono stati effettuati facendo ricorso a finanziamenti erogati dalla banca», spiega il gruppo. Tradotto Vicenza finanziava i clienti per acquistare azioni dell’istituto e per far fronte a questo fenomeno ha spesato le rettifiche e gli accantonamenti al fondo rischi e oneri predetti.

Come detto Vicenza dopo la ricapitalizzazione da 1 miliardo approvata a febbraio 2014, dovrà tornare ora a chiedere risorse ai soci. Il nuovo aumento di capitale si attesterà fino a 1,5 miliardi ed è previsto entro la primavera 2016. I risultati della ricapitalizzazione potranno «rafforzarsi in ragione dei positivi effetti connessi alla già pattuita cessione della partecipazione detenuta nell’Icbpi (Istituto centrale banche popolari italiane venduto alla cordata Bain Capital-Advent-Clessidra per oltre 2 miliardi di euro ndr), la cui esecuzione è attesa per fine anno».

Il programma di rafforzamento patrimoniale sarà sottoposto agli organi competenti e l’operazione, come di consueto, dovrà ottenere anche la luce verde dell’assemblea. L’assise (ipotizzata in un primo momento nel mese di ottobre) non è stata ancora convocata e potrebbe anche slittare di qualche tempo. Non va dimenticato che Vicenza dovrà anche diventare spa, come previsto dalla riforma delle popolari con oltre 8 miliardi di attivi varata dal governo.

Il direttore generale Iorio è al lavoro sul nuovo piano industriale 2015-2020, le cui linee guida sono già state condivise con il board. L’istituto avvierà un percorso di semplificazione operativa e di focalizzazione sull’attività tradizionale di banca commerciale, concentrandosi principalmente sulle attività di distribuzione e di servizio alla clientela. Non sono stati forniti ancora i target del piano (deve incassare ancora l’ok del cda). L’obiettivo del vecchio programma era un utile netto di 313 milioni di euro per il 2019, con l’ottenimento di un rapporto cost income del 50,6% nel 2019 e del 56,6% nel 2017.

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