Il mito della sovranità monetaria

Quasi per un riflesso condizionato, quando si parla di sovranità monetaria si tende a partire dal termine sovranità, invece che dal termine monetaria cioè dall’aggettivo che qualifica il sostantivo. Così si finisce per discutere di questioni giuridiche attinenti il diritto costituzionale e, spossati da queste discussioni, si finisce per trascurare l’oggetto della sovranità.

Quest’ultimo è la Moneta (M) e, più precisamente, M1 cioè la somma fra la base monetaria – i debiti vista della Banca Centrale (BC) più le banconote o contante o circolazione – e i debiti a vista (i depositi in c/c cioè la moneta bancaria o scritturale) delle banche commerciali (bc).

Mentre la moneta bancaria cresce per effetto dei prestiti delle bc utilizzati dal pubblico tramite lo strumento tecnico del c/c ed ha un limite nei fondi propri delle bc medesime, una visione ingenua della base monetaria potrebbe condurre ad affermare che la sua crescita non incontra limiti perché la BC potrebbe aumentare ad libitum il proprio indebitamento, indipendentemente dalle necessità del sistema economico cui si riferisce: ad es. il bilancio della BCE oggi si sta espandendo, cioè la BCE sta emettendo propri debiti a vista al ritmo di 60/md/€/mese.

Se le cose stanno come appena descritto, vi è da chiedersi se il bilancio della BCE possa effettivamente espandersi ad libitum; la risposta a questo quesito può fornirci una risposta anche al quesito relativo alla sovranità monetaria di un singolo Paese, cioè alla possibilità che il bilancio della BC di un singolo Paese possa espandersi ad libitum.

Questa faccenda riguarda dunque la quantità di M: e qui sorge un’altra questione, cioè quella del valore della M, perché se espando M è verosimile, ceteris paribus, che il suo valore diminuisca .

Quando era direttamente o indirettamente agganciata all’oro (cioè fino al 15 agosto 1971) il valore della M dipendeva dal suo contenuto aureo e dalla valutazione che i cambia-valute davano di quel contenuto (1). Dopo lo sganciamento dall’oro apparve subito chiaro quanto era già stato visto da alcuni economisti: si poteva utilizzare un mezzo di pagamento infinitamente meno costoso, come la carta filigranata. Anzi, ormai era maturata l’opinione che fosse perfino inutile mantenere la convertibilità della carta in oro (a 36$USA/oz stabilita  a Bretton Woods nel 1944) sia perché gli USA non erano più in grado di onorare quei debiti in oro (cui si era creduto dal 1944 al 1971), sia perché qualsiasi convertibilità è precaria, dipendendo essa dal potere del debitore, anzi del grande debitore.

Dopo il 1971, così, la M di un Paese viene agganciata al suo PIL, cioè alla sua economia ‘reale’. Nel frattempo e successivamente, però, il mondo economico-finanziario e quello `reale’ sono cambiati notevolmente: il commercio internazionale e il peso dello Stato Sociale sono di molto aumentati; si è completata la de-materializzazione degli strumenti finanziari; i mezzi di pagamento sono passati dalle banconote ai conti correnti, alle smart card, le relazioni fra bc e pubblico si realizza tramite la telematica come pure le relazioni fra bc e BC; gli studi di matematica e statistica applicate all’economia e alla finanza si sono di molto sviluppati generando la c.d. `finanziarizzazione’ dell’economia favorita dallo sviluppo di software dedicati; la potenza di calcolo dei computer è oggi incommensurabilmente rispetto non a 50 anni fa, ma 10-20 anni fa, ecc.

Per cui, non sorprende che, consultando l’Enciclopedia Treccani alla voce Sovranità, dopo una disamina della questione dal punto di vista della S.dello Stato e della S popolare, vi sia una breve sintesi relativa al punto i vista economico:

S. del consumatore Situazione di mercato in cui il complesso dei beni prodotti da un sistema economico è determinato dalle preferenze dei consumatori finali. S. monetaria Diritto di ciascuno Stato sovrano di utilizzare gli strumenti di politica monetaria ai fini di stabilizzazione interna dell’economia (mantenimento dell’occupazione, riequilibrio della bilancia dei pagamenti, lotta all’inflazione); per economie piccole e aperte, in presenza di cambi flessibili e di libertà dei movimenti dei capitali, la s. monetaria è severamente limitata.

In conclusione, mi pare di avere capito che, oggi, come da sempre, peraltro, il valore della M dipende dai cambia-valute, cioè dal mercato valutario e quindi è un valore rapportato ai valori delle altre monete le quali, tutte, dipendono dai PIL dei Paesi emittenti.

Essendo un valore relativo, la sovranità mi sembra un mito da sfatare, a meno che non si intenda che con una sovranità riconquistata non si intenda stampare ad nutum, il che porterebbe l’economia di un Paese a ridistribuire la ricchezza fra grandi debitori (i furbi) e piccoli creditori (il popolo sovrano).

E’ ben vero che con l’Euro si è ceduta una parte di sovranità monetaria, ma vi si era dovuto rinunciare da tempo a causa delle guerre sostanzialmente perse a suo tempo e, in ogni caso, la sovranità monetaria è sempre limitata dai rapporti economici reali fra Paesi.

Penso che dovremmo occuparci di migliorare l’Euro, ad es. lavorare per uniformare la costruzione del PIL nei diversi Paesi, modificare i Trattati nei punti più inadatti a cogliere i cambiamenti avvenuti in questi 20 anni, ecc.

In definitiva, il NO EURO mi sembra una bufala da Bar Sport.

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(1) All’inizio, il Principe batteva moneta aurea, cioè con un contenuto aureo che egli stesso certificava ponendo la propria effige sulle monete (Aristotele docet); successivamente, guadagnata la fiducia sulla propria effige e su ciò che essa rappresentava, si accorse che poteva ridurre il contenuto aureo delle monete, risparmiando oro o aumentando il numero di monete nella convinzione che il popolo non se ne sarebbe accorto. E, in realtà, chi se ne accorgeva erano i mercanti e, soprattutto, i cambia-valute per cui si creava uno sdoppiamento fra le monete `buone’, quelle con contenuto aureo effettivo corrispondente a quello dichiarato, e le monete `cattive’, quelle con contenuto aureo inferiore. Così la M era costituita dalla somma fra monete buone e monete cattive, ma quelle buone venivano tesaurizzate mentre quelle cattive circolavano come mezzo di scambio (legge di Gresham) avente il potere liberatorio imposto dal Principe, cioè costituivano la moneta legale. Quindi le monete non erano d’oro, ma erano costituite da una lega con un contenuto aureo: così l’aggancio all’oro apparve presto un questione discutibile fino a chiedersi se tale aggancio non fosse diventato un semplice mito perché l’effige che vi si coniava era divenuta una specie di specchio delle mie brame del Principedi turno. Passarono però molti secoli prima che si togliesse al Principe la sovranità di battere moneta, cioè di taroccarne il contenuto aureo, per dare questo potere ad una autorità amministrativa indipendente come la BC.

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