Lenti effetti della politica monetaria: un’ipotesi.

Come è noto a tutti gli osservatori, l’economia italiana si sta sviluppando lentamente e, secondo alcuni, troppo lentamente. Ne seguono atteggiamenti politici improntati all’ottimismo (governativi) o al pessimismo (le opposizioni) o a fantasticherie autolesioniste (bloccare il Paese per alcuni giorni).

Mi chiedevo se, la lentezza di questa ripresa, pur sempre ripresa (grafico) se osservata con cadenza trimestrale, avesse motivazioni anche tecniche oltre che dipendenti da carenze politiche.

Ho cercato cioè di rispondere alla domanda se le modalità tecniche attraverso le quali avvengono le operazioni di politica monetaria influiscano esse stesse sulla velocità di trasmissione all’economia `reale’?

La risposta tecnica a questa domanda mi sembra si trovi alla pagina della BCE (aggiornata al 14 agosto scorso) ove si illustrano, per l’appunto, i programmi di acquisto di attività (di strumenti finanziari) a mani delle banche. La Banca, infatti, finanzia il settore bancario comprando titoli che stanno nei portafogli delle banche e che sono stati emessi sia dal settore pubblico sia dal settore privato: a partire dallo scorso marzo, tali acquisti ammontano a 60md/€/mese, come preannunciato.

I dettagli dei diversi programmi si trovano alla pagina appena citata, come pure il dettaglio dei Paesi di residenza delle controparti delle operazioni. Resta da annotare che tali programmi: 1)  seguono altri provvedimenti assunti in precedenza, quali la `sterilizzazione’ della liquidità immessa a partire dal 2012 (cioè la detenzione, fino alla loro scadenza naturale, dei titoli acquistati dalla Banca); 2) hanno l’obiettivo di riportare l’inflazione intorno al 2% come previsto dai Trattati.

Secondo un’interpretazione da Bar Sport di queste operazioni, le banche `riceverebbero liquidità’, intesa come i biglietti, o contanti, stampati da quelle rotative che girano a pieno ritmo come si vede alla televisione quando si cerca di illustrare visivamente il QE. Questi biglietti verrebbero successivamente `girati’ all’economia.

In realtà, le banche `ricevono liquidità’, ma non nel senso appena ricordato; esse invece dispongono della liquidità necessaria per compensare le partite a debito e a credito che si creano nell’economia.

Se le banche vendono alla BCE dei titoli che detengono hanno sostanzialmente tre possibilità: 1) disporre di contanti; 2) comprare altri titoli; 3) favorire i prestiti all’economia.

Il primo caso non è conveniente perché la Cassa non rende e costa (la BCE fa pagare lo 0,20% sui depositi ricevuti).

Il caso della sostituzione dei titoli, implica che la liquidità disponibile serve per compensare, nel Conto Titoli detenuto presso la Banca, le vendite in contropartita con la Banca con gli acquisti sui mercati.

Il caso dello sviluppo dei prestiti,  mercato o gli emittenti in portafoglio ma nel senso che la Banca avrebbero tre possibilità riverserebbero tale liquidità presso la BC sia per fronteggiare eventuali obblighi di riserva, sia per depositi liberi i quali, però, costano lo 0,2%.

La terza possibilità sarebbe quella di favorire il credito per cassa (cioè in c/c) alle imprese e alle famiglie: in tal caso, la liquidità servirebbe per compensare, in TARGET,  i pagamenti da regolare fra utilizzatori dei prestiti e depositanti di contropartita: ipotizzo che, fra costoro, gli scambi di merci non avvengano in contanti (dato il divieto governativo di andare oltre i mille euro).

Siccome però i prestiti implicano l’assunzione di rischi più elevati rispetto all’investimento i titoli, la timida crescita registrata potrebbero essere imputabile al fatto che sono passati solo 4 mesi dall’inizio del QE, che in questa prima fase la liquidità è servita per compensare la sostituzione di titoli in portafoglio e che si è razionato il credito per non assumere ulteriori rischi in presenza di carenze patrimoniali più volte evidenziate i molte sedi.

Per accelerare la ripresa, dunque, sarebbe necessario finanziare maggiormente le imprese e le famiglie senza incorrere, a parità di patrimonio, in rischi eccessivi; oppure aumentano i fondi propri bancari, ma misurando bene i rischi assunti per non fagocitare subito gli aumenti intervenuti.

Un’altra via, forse più lunga, potrebbe essere quella di ridurre il peso relativo delle banche nel finanziamento delle imprese, ricorrendo al mercato finanziario: resterebbe comunque da individuare come aumentare il credito ordinario, cioè quello che finanzia il capitale circolante netto (CCN) .

E LE FAMIGIEall’inizio  Presumibilmente, invece, le banche sostituiscono, agli strumenti finanziari ceduti, strumenti finanziari migliori (più redditizi e più liquidi): la liquidità ottenuta, così, serve a <compensare> le sostituzioni di strumenti finanziari nel Conto Titoli.

La scelta fra strumenti finanziari e finanziamenti alla clientela è, per il momento, a favore dei titoli perché meno rischiosi dei prestiti e quindi in grado di assorbire una quantità minori di fondi propri.

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