Oro ai minimi (forse).

Gli aggiustamenti sui mercati finanziari cui si assiste in questi giorni si accompagnano con un prezzo dell’oro ritenuto vicino ai `minimi’, il che non può che attirare  l’attenzione degli investitori: ne parla oggi IlPost, ne ha parlato qualche giorno fa Kairos ed è stato oggetto di attenzione anche del Ned Davis Research Group.

Il bene rifugio per eccellenza, dunque, non attira.

Eppure la politica monetaria espansiva non sembra sortire gli effetti attesi abbastanza rapidamente, sia perché il Debito mondiale sembra essere il triplo del PIL mondiale, sia perché le banche commerciali creano moneta in modo sempre più indipendente dal controllo delle banche centrali.

Ne segue uno scollamento temporale fra espansione monetaria ed espansione reale con uno sviluppo dell’economia `reale’ ad un ritmo più ridotto rispetto allo sviluppo della sua rappresentazione finanziaria (ma azioni e obbligazioni crescono più o meno allo stesso ritmo): quest’ultima sembra così fondata più sui sentiment che sui fondamentali. Ma se i sentiment sono fondati sulla fiducia nelle banche centrali, nel breve periodo tale fiducia è mal riposta perché queste ultime non sono più le maggiori produttrici di moneta.

Come si dice, dunque, la prudenza non è mai troppa proprio per la natura stessa dei sentiment che possono cambiare molto rapidamente e smentire la presunta correlazione inversa fra azioni e obbligazioni sulla quale i fondano le gestioni `bilanciate’.
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