Nota a margine degli €-referendum

Si va facendo strada l’idea di proporre dei referendum popolari sulla permanenza nell’UEM, nell’UE, e quant’altro. Credo si pongano diverse questioni giuridiche, nei diversi Paesi, riguardanti le materie per le quali siano proponibili dei referendum popolari; dopo di che si pongono diversi problemi politici, almeno in Italia, anche per dare attuazione agli esiti referendari.

Mi sembra però che le proposte referendarie sorgano perché non si ritiene più adeguata la democrazia rappresentativa: si passa così direttamente alla democrazia diretta. Cioè: diamo la parola al popolo che può esprimere il proprio punto di vista soprattutto oggi avvalendosi del web.

Almeno due sono i problemi che io rilevo su questo punto: il primo relativo alle campagne di marketing che si scatenano in queste occasioni; il secondo relativo alla sicurezza dei dati.

Il marketing, si sa, è attento alla vendita del prodotto supponendo che il prodotto sia buono o, almeno, accettabile e che comunque questo controllo di qualità spetti ad altri. Il risultato effettuale, però, è che nessuno verifica la qualità del prodotto ex ante per cui esso diventa `buono’ o `cattivo’ solo ex post in base al risultato elettorale.

Sul secondo punto, quello relativo alla sicurezza dei dati, si tratta come è noto di uno dei problemi più rilevanti del nostro tempo: non passa giorno che i social non cerchino di migliorare la privacy e la sicurezza dei dati dei loro frequentatori.

Per superare questa impasse, il Partito dei Pirati tedesco a suo tempo aveva adottato una piattaforma, gratuita e open source, destinata al decision making (http://liquidfeedback.org/ – Lfb). Successivamente anche quelli di Fermare il Declino (ed io fra loro) avevano pensato di poterla adottare, ma si scontrarono con le contraddizioni della democrazia partecipativa.

Per partecipare, infatti, bisogna `sapere’ e/o essere disposti ad imparare: la piattaforma in questione infatti è molto trasparente ma molto complessa. Cerco di riassumere come si svolge la procedura:

a) vi sono diverse stanze in ognuna delle quali si tratta un argomento. Il gestore della stanza propone una soluzione al problema di cui si discute;

b) chi vuole partecipare entra in una stanza, trova la proposta iniziale e argomenta a favore o contro, infine la affina con un’altra proposta. Ne segue un insieme articolato di proposte e di controproposte alla fine delle quali si vota.

Come ben si capisce, da un lato, bisogna stare attaccati alla macchina (non so se ora Lfb sia accessibile anche in mobilità), dall’altro, essere pronti ad interloquire argomentando adeguatamente perché gli iscritti alla stanza sono persone interessate e probabilmente preparate sull’argomento prescelto.

La partecipazione è assicurata, la formazione della volontà e la trasparenza pure. Ma lo sforzo, per ora, è ancora notevole. Sicuramente è cosa ben diversa dalla democrazia diretta di cui spesso oggi si straparla per cui, per il momento, io prediligo ancora la democrazia rappresentativa.

 

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